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Mengucci, Lino
MdM_IT_P_00600 · Persona · 1937 feb. 23 -

Nasce a Pesaro il 23 febbraio 1937 in una famiglia operaia. Frequenta le scuole elementari a Villa Fastiggi, poi la scuola media inferiore serale a Pesaro. Dall’età di 11 a quella di 14 anni è fabbro meccanico. Si occupa di lavori vari: dalle ringhiere, alle reti da letto alla chiusura dei cofani.
Verso i 16 anni lascia questo lavoro per diventare falegname e dopo un paio di anni entra nel mobilificio Fastigi. Lo ricorda come una delle poche fabbriche del pesarese interamente sindacalizzata. Qui comincia la sua attività politica: si iscrive nella segreteria provinciale dei giovani comunisti e, compiuti 18 anni, è scelto dalla Cgil in quella fabbrica come attivista di reparto. Si chiude un cerchio famigliare: anche il padre, partigiano, era stato iscritto alla Cgil. Lino Mengucci ricorda in un’intervista di avere avuto allora la proposta di guidare la federazione giovanile comunista, ma di non aver potuto accettare per motivi economici, data la mancata sicurezza di uno stipendio. Data la buona conduzione di alcuni scioperi che ottengono alcuni risultati gli viene tuttavia prospettato un impegno a tempo pieno nel sindacato. Comincia a lavorarvi il 1 maggio 1961, a ventitré anni.
Nel 1963 risulta nel Comitato direttivo della Fillea, guidata da Pino Monaldi. Al suo interno Mengucci è segretario del legno. Gli iscritti in quel momento sono pochi, appena 130. Ma si trattava un settore in espansione: al momento della sua uscita avrebbe contato circa 3000 iscritti. Dopo cinque anni, viene chiamato nel direttivo nazionale. In seguito gli verrebbe proposta anche la segreteria nazionale del sindacato Legno. Alla fine degli anni Sessanta, viene scelto come rappresentante della Cgil nazionale, in occasione della festa del primo maggio a Berlino. Vi si deve recare da solo: il delegato della Toscana designato assieme a lui non lo aveva potuto accompagnare per un ricovero improvviso della moglie. «Mi prese un accidente ma accettai. Mi venne data una busta lettere con il biglietto d’aereo per arrivare a Berlino. Non sapevo niente di quello che avrei dovuto fare e dove sarei dovuto andare. Mi diressi verso l’aeroporto e mi venne incontro Vigiani, un compagno, che non appena mi vide mi presentò a due grandi politici che erano lì con noi, e cioè Bufalini, che fu un senatore autorevole del Pci, e Segre che fu il responsabile per la politica estera nel Pci» racconta in un’intervista rilasciata nel 2005.
Nel 1972 è nominato nel direttivo della federazione unitaria Cgil, Cisl e Uil. Al Congresso del 1973 è eletto nel Comitato direttivo provinciale della Camera del lavoro come segretario provinciale del sindacato per il legno e nel Comitato direttivo provinciale Inca. Insieme a Lorenzo Cicerchia è inoltre segretario della Federazione lavoratori costruzioni, l’organismo unitario che teneva insieme i sindacati di settore delle tre confederazioni. In questi anni guida l’occupazione della Cassese di Mondolfo, fabbrica di cornici di quattrocento operai che esportava in tutta Europa, contribuendo al suo salvataggio. Conduce inoltre una lunga, difficile battaglia contro la Confindustria, perché fosse riconosciuta la nocività di alcune macchine, che nei mobilifici producevano onde elettromagnetiche, causando impotenza nei dipendenti. Il suo impegno sarebbe stato immortalato, nel mezzo di un’assemblea, nel documentario La salute non si vende, girato in parte a Pesaro e uscito nel 1977.
Dopo essere stato a lungo segretario nel settore Legno e all’interno della Fillea, diventa direttore del patronato Inca. Dal 1975 al 1977 è nominato tra i membri della Segreteria camerale. Le ultime esperienze in Cgil avvengono ai trasporti, infine alla Filcams. Lascia il sindacato negli anni Ottanta per passare alla Lega cooperative provinciale, ma vi torna, da pensionato, nel 1987. È infatti per quattordici anni segretario responsabile del Sunia e infine collabora allo Spi.

Mazza, Aurelio
MdM_IT_P_00066 · Persona
Mauri, Mario
MdM_IT_P_00480 · Persona · 1948 feb. 19

Nato a Belforte all'Isauro, socialista, entra nella segreteria provinciale Cgil nel 1980.

Mauri, Alfio
MdM_IT_P_00006 · Persona
Mattioli, Oliviero
MdM_IT_P_00014 · Persona · 1910 gen. 12 - 2003 mag. 10

Nasce a San Pietro in Calibano, l’attuale Villa Fastiggi di Pesaro. Il padre era operaio e mugnaio ai Molini Albani, la madre, di origine contadina, esercitava il mestiere di sarta. Dalla condizione operaia derivarono le sue idee socialiste. Ceramista, membro del comitato clandestino per l’organizzazione del Partito comunista italiano di Pesaro, fu arrestato dai fascisti per due volte nel 1933 e trascorse venti mesi di prigionia tra Roma e Civitavecchia. Tornato in libertà si aggrega ai gruppi antifascisti e viene di nuovo arrestato, accusato insieme a Pompilio Fastiggi è condannato a 16 anni con sentenza del luglio 1936. Esce dal carcere nell'agosto del 1943 e si unisce ai partigiani della Brigata Garibaldi “Pesaro”, diventa addetto politico al comando della Brigata con l'incarico di inviare ai distaccamenti, tramite le staffette, le istruzioni politiche e organizzative del Partito. Dopo la guerra fu consigliere comunale dal 1946 al 1965, Assessore dal 1960 al 1962 e Presidente dell’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti - ANPPIA di Pesaro.

Massi, Emidio
MdM_IT_P_00465 · Persona
Marino, Giuliano
MdM_IT_P_00083 · Persona · sec. XX - ?
Marini, Franco
MdM_IT_P_00562 · Persona
Mari, Giuseppe
MdM_IT_P_00017 · Persona · 1911 dic. 30 - 2002 set. 20

Giuseppe Mari nasce il 30 dicembre 1911 a Urbino, nel quartiere San Polo, da Primo Mari e Teresa Galli. A Urbino, frequenta l’Istituto magistrale "Bernardino Baldi" presso cui si diploma nel 1930. Si laurea in Pedagogia all'Università di Torino nel 1938.
Dopo la laurea rientra a Urbino dove, nell'anno scolastico 1938-1939, insegna Materie letterarie nello stesso l’Istituto magistrale Baldi dove si era diplomato. L’anno successivo, l'11 aprile 1940, sposa a Urbino Giorgia Maselli. Dal loro matrimonio nasceranno tre figli.
Durante la seconda guerra mondiale, nominato ufficiale della VI Batteria costiera di Albinia di Orbetello, il 9 settembre 1943 è uno dei protagonisti dei pochi episodi di resistenza avvenuti contro l'esercito tedesco all'indomani dell’armistizio dell’8 settembre, per il quale verrà insignito della medaglia d'argento al valore militare.
Ritornato ad Urbino, il 18 settembre, insieme ad altri, partecipa a un assalto contro la caserma dei Carabinieri e asporta numerose armi e munizioni. A Urbino, inoltre, si adopera attivamente per organizzare la Resistenza contro i nazi-fascisti organizzando la partenza dei renitenti alla leva repubblichina verso i diversi distaccamenti partigiani.
Partecipa alla lotta partigiana con il nome di "Carlo Marini", prima come comandante del II Battaglione della V Brigata Garibaldi Pesaro poi, dal 2 settembre 1944, come comandante della Divisione Marche.
Giuseppe Mari, insieme a Ottavio Ricci in rappresentanza della V Brigata "Garibaldi" Pesaro, farà parte del Comitato provinciale provvisorio dell'ANPI che, dopo la Liberazione di Pesaro, si costituisce il primo novembre 1944. Il Comitato provvisorio verrà confermato dal primo congresso dell’Associazione, che si terrà il 14 gennaio 1945, e a Mari viene affidato il compito di proporre la composizione del Comitato direttivo e di stendere l'ordine del giorno del Congresso.
Con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 158 del 5 aprile del 1945, che prevedeva l'istituzione delle Commissioni per il riconoscimento delle qualifiche di partigiano combattente e per le proposte delle ricompense da attribuire ai patrioti, su indicazione dell'ANPI nazionale, viene costituita la Commissione incaricata di esaminare le domande di ammissione all'Associazione. Il Comitato provinciale, nella seduta del 28 luglio 1945, nomina Giuseppe Mari Presidente. L'intenso lavoro svolto da Mari per la Commissione è documentato dalle carte conservate nel Fondo Mari e dalle pratiche per il procedimento di riconoscimento che comprendono relazioni, ruolini, dichiarazioni e corrispondenza. A settembre 1946 su 2200 domande presentate saranno 1800 i partigiani riconosciuti dalla Commissione regionale. Con il Congresso del settembre 1946 a Mari viene affidata la Segreteria dell'ANPI provinciale, con la responsabilità "degli acquisti e delle vendite ANPI". A dicembre Mari viene inoltre indicato come rappresentante del Comitato provinciale nel Comitato regionale ANPI.
Da Segretario dell'ANPI Mari è coinvolto in un’attività intensissima, la gestione delle attività commerciali, le cooperative, l’Ospedale del reduce, il Collegio Raffaello di Urbino, le colonie estive, il cinema Arena e le numerose iniziative sportive e ricreative, impongono l’assunzione di personale che Mari deve coordinare dal punto di vista amministrativo e contabile. All'inizio del 1947 Mari accusa la difficoltà a dedicare tutto il tempo all'ANPI e propone le sue dimissioni. Il Comitato provinciale gli chiede di rimanere, ma i suo impegni aumentano. Mari, che subito dopo la guerra aveva aderito al PCI, è infatti nominato segretario della Federazione provinciale comunista di Pesaro e Urbino e, nel marzo del 1947, assume l’incarico dal Comitato regionale dell'ANPI di scrivere la storia della Divisione Marche. Mari è anche l’ideatore, insieme a Carlo Betti, del “Concorso filodrammatico” di cui il Comitato provinciale, nella seduta del 5 febbraio 1947, approva l’istituzione, autorizzando la spesa di 30.000 lire aumentate a 50.000 lire per l’anno successivo. Mari conferma le sue dimissioni a luglio 1947 e la Segreteria verrà affidata a Alfio Mauri.
A partire dagli anni Cinquanta ha inizio la sua attività di amministratore, prima Assessore del Comune di Pesaro, poi Assessore in Provincia nel 1956 e Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino dal 1957 al 1959. Rimarrà in Consiglio provinciale per 25 anni in sei diverse legislature e sarà Assessore di nuovo in quella del 1970 e del 1975.
Negli anni Sessanta Mari riprende l’insegnamento di lettere nelle scuole medie di Pesaro e Urbino e in vari istituti superiori della provincia di Pesaro.
Quando nell'ottobre del 1979 l’ANPI provinciale riprende la sua attività Mari entra nel Comitato direttivo e al Congresso dell'aprile del 1980 è eletto Vice presidente. Mari manterrà nel corso degli anni un ruolo determinante per l'ANPI e per l'Istituto pesarese per la storia del movimento di Liberazione, di cui è stato il primo presidente nel 1984. L’autorevolezza del suo ruolo sarà decisiva alla fine degli anni Ottanta quando il conflitto fra l'ANPI e l'Istituto porterà all'interruzione della loro collaborazione e alla separazione delle sedi, del patrimonio documentario e della Biblioteca.
Giuseppe Mari scriverà per giornali e riviste dal dopoguerra, fonda anche a metà degli anni Settanta la rivista della Provincia di Pesaro e Urbino, ma è soprattutto ricordato per i libri per ragazzi, le poesie e i volumi sulla storia della Resistenza. Ai ragazzi dedica i primi libri: “Padellino”, con le illustrazioni di Bernardo Leporini pubblicato da Milano-sera nel 1949, che trae ispirazione dall'esperienza di Enzo Merli durante la lotta di Liberazione e, nel 1955, “Due ragazzi contro le SS” che viene pubblicato dall'ANPI nazionale. Nel 1956 firma un contratto con la Feltrinelli per la pubblicazione del volume “Piccoli contrabbandieri della costa” e sottopone all'editore un altro racconto dal titolo “Repubblica dei piccioni”.
Negli anni Sessanta prosegue con la pubblicazione delle opere che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la storia della Resistenza nelle Marche e nella provincia di Pesaro e Urbino. Nel 1964, anno del gemellaggio tra Pesaro e Lubiana, di cui Mari fu uno dei promotori, esce "La resistenza in provincia di Pesaro e la partecipazione degli jugoslavi" a cura del Comune di Pesaro e, nel 1965, dopo lunghi anni di ricerca, pubblica in occasione del ventesimo anniversario della Liberazione, edito da Argalia, "Guerriglia sull'Appennino. la Resistenza nelle Marche". Nel 1996 esce "Pesaresi nella guerra: quattro storie di dignità e coraggio" in cui confluiscono le storie di Enzo Mini, Davide Mariani, Arnaldo Mauri e Augusto Paolucci. Dopo la sua morte uscirà un nuovo libro dedicato ai ragazzi, "I pivots nani di Basket Town", pubblicato dalla Provincia di Pesaro e Urbino nel 2011.
Mari è stato anche autore di poesie, nel 1987 viene pubblicato dall'Editrice Fortuna di Fano "33 poesie di 3 amici" con le opere di Emidio Bruni, Giuseppe Mari, Mario Omiccioli e le illustrazioni di Bruno Bruni. Dopo la sua morte, nel 2004 in occasione del sessantesimo anniversario della Liberazione, viene pubblicato il volume "Poesie", con una serie di opere inedite e, nel 2006, "Addio alle nostre armi", pubblicato dalla Provincia di Pesaro e Urbino, a cura di Mario Omiccioli. Il volume raccoglie le poesie di Mari, testimonianze di eventi della guerra di Liberazione, fotografie e la trascrizione del dattiloscritto "Dal diario di un partigiano della 5. Brigata Garibaldi" scritto da Mari fra il 7 e il 17 luglio 1944.
Giuseppe Mari muore a Pesaro il 20 settembre 2002 all'età di 90 anni.

Mari, Carlo
MdM_IT_P_00575 · Persona