Per quanto riguarda il Circolo Papini, è utile richiamare i contenuti di un documento, redatto il 16 gennaio 1989 in risposta ad un questionario trasmesso dall'Archivio storico Immagini del presente(I): il Circolo è aperto tutti i giorni feriali dalle 14 alle 15 e dalle 18 alle 19, la riunione settimanale è prevista il giovedì sera.
È un’associazione «non riconosciuta» fondata nel 1981 come Centro di documentazione Napoleone Papini, che dal 1982 «diventa Circolo Culturale».
È intitolata a Papini (1856-1924), «che fu tra i promotori della Costituzione della Sezione Marchigiana della Prima Internazionale, tra i fondatori de “Il Martello” e partecipò alla “Banda del Matese” con Errico Malatesta».
Il Centro di documentazione si occupa inizialmente della raccolta di materiali di documentazione ed archivio mentre in seguito «sviluppa autonomamente varie tematiche culturali», in particolare l’antimilitarismo e l’anticlericalismo. Non prevede alcun organo direttivo; l’archivio, che è costituito da circa 500 libri, diverse migliaia di copie di riviste, giornali, opuscoli, ciclostilati, contiene documentazione prodotta dall'Organizzazione Anarchica Marchigiana - OAM, da gruppi anarchici italiani (dal secondo dopoguerra), dalla sinistra extraparlamentare delle Marche (1975-1980), dalla sinistra rivoluzionaria (dal 1968), nonché materiali relativi ad antimilitarismo e anticlericalismo. Nel questionario, inoltre, si riferisce che il Circolo ha curato la pubblicazione dei bollettini “Alta Tensione” (stampato dal Coordinamento comunista anarchico - CCA), "Traffico" e del "Bollettino dell’Associazione per lo Sbattezzo".
«La manifestazione organizzata dal Circolo e maggiormente conosciuta è il Meeting Anticlericale», che ha periodicità annuale, ma il Circolo ha organizzato ed organizza anche, a Fano, dibattiti, seminari, mostre, proiezioni di video e/o film relativi soprattutto alle tematiche dell’antimilitarismo e dell’anticlericalismo.
Il Circolo è in contatto con altri istituti limitatamente allo scambio di corrispondenza o materiale con altri archivi, «raccoglie alcuni archivi personali ma nulla di "Fondi archivistici ufficiali"».
Il Circolo risulta essere ancora attivo e non formalmente sciolto.
(I) Archivio Circolo Culturale Napoleone Papini, b. 128, fasc. 1 "Corrispondenza evasa".
Lorenzo Cicerchia nasce l’8 giugno 1947 a Fano (PU). Figlio di Primo Cicerchia e Iolanda Frattini; il padre, emigrato in Canada negli anni Cinquanta, una volta tornato in Italia fonda, insieme al fratello, un’impresa edile. Ben presto, a causa di gravi problemi di salute, deve abbandonare il lavoro e opera come vigile ausiliario per un breve periodo. Cicerchia, dopo le scuole medie, come auspicava, riesce ad iscriversi all’Istituto magistrale di Fano. Come ricorda il figlio Giovanni in una sua recente testimonianza scritta: «lo frequenta solo per due anni, perché, scoperta la gravità della malattia del padre, preferì lasciare gli studi per andare a lavorare in qualità di semplice apprendista in un maglificio fanese». Egli, benché assai giovane ed ancora semplice apprendista, deve essere impiegato anche nei turni notturni e festivi presso il maglificio. Tuttavia, quell’esperienza, durata solo pochi mesi, si rivela decisiva per la carriera sindacale che intraprenderà più tardi. Infatti, ha modo di verificare in presa diretta quali sono le condizioni di lavoro proibitive degli operai e ancor più delle operaie. Tra gli episodi paradigmatici vi è il ricordo dell’ultima notte trascorsa in maglificio, quando il padrone, ubriaco fradicio, porta una prostituta dentro lo stabilimento, noncurante della sua presenza. Il giorno dopo darà le dimissioni non senza inveire contro il proprietario dell’azienda. Cicerchia matura solide idee socialiste e si impegna, ben prima della maggiore età, a lavorare per la loro diffusione concreta. Di più: «si convinse che voleva lottare democraticamente per i diritti dei lavoratori». Così, viene accolto nel Psi con particolare entusiasmo dal futuro Presidente della Provincia Vito Rosaspina e ha modo di mettere a frutto la sua originale capacità militante. Si deve a lui, infatti, un’idea innovativa di finanziamento del partito tra la base contadina. Non potendo ancora guidare autoveicoli a causa dell’età, si fa accompagnare in giro per la provincia invitando i compagni a contribuire in natura cosicché la sezione viene riempita di grano che dopo può essere rivenduto. All’interno del partito Cicerchia si riconosce nella corrente minoritaria (di sinistra) che fa capo a livello nazionale a Riccardo Lombardi e ne diventa uno dei principali animatori nel territorio provinciale. Entra successivamente in “quota socialista” nella Cgil e ne diventa funzionario il primo maggio 1967. Si distingue per aver mantenuto ferma l’incompatibilità tra cariche sindacali e attività politica nei partiti dal momento che «i lavoratori dovevano essere difesi al di là delle loro appartenenze». Sono anni di lotte, quelli a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, e di conquiste mai più così importanti per il movimento dei lavoratori, che vedono Cicerchia impegnato in molte vertenze importanti nell’intera provincia di Pesaro e Urbino. Verso la fine degli anni Sessanta è protagonista di alcune delle battaglie più significative a difesa delle operaie impiegate nelle maglierie, allora costrette dai datori di lavoro – ed è solo uno dei tanti soprusi – ad assumere anticoncezionali per evitare gravidanze. Si rende anche protagonista dell’occupazione di alcuni stabilimenti. Ad ogni modo, le lotte sindacali culminano nel 1969 con “l’autunno caldo” e vedono un socialista marchigiano, originario di Recanati, come Giacomo Brodolini, già vicesegretario nazionale della Cgil (1955-1960), divenuto nel 1968 Ministro del Lavoro e della previdenza sociale, promuovere un’importante attività legislativa in materia previdenziale e sindacale nonché sostenere lo Statuto dei lavoratori che entra in vigore (dopo la morte di Brodolini) nel 1970. Proprio dal 1970, e per un decennio circa, Cicerchia è anche membro della segreteria provinciale della Camera confederale del lavoro di Pesaro e Urbino. L’esperienza sindacale è certamente la più rilevante pur non essendo così remunerativa sotto un punto di vista strettamente economico anche per chi ricopre incarichi dirigenziali. Lo animano solidi ideali di giustizia sociale. In tal senso, la carriera sindacale di allora non era nemmeno paragonabile a quella odierna tanto che da alcuni aneddoti raccontati al figlio emerge che «per potersi ricavare uno stipendio, i sindacalisti si firmavano cambiali a vicenda». Nella Cgil Cicerchia è anche segretario della Fillea (nel 1975) e della Filtea (in questa veste si segnala una vertenza che lo vede al fianco delle operaie dell’azienda CIA di Fossombrone) e membro della federazione provinciale di Pesaro della Cgil Cisl e Uil.
L’intensa attività di militanza politica e sindacale lo tiene sovente lontano da casa e non gli risparmia di rimanere invischiato negli episodi più oscuri della storia repubblicana come nel 1974 quando sembrava prossimo un colpo di Stato e Cicerchia in fretta e furia, a notte fonda, insieme a molti suoi compagni è costretto a nascondersi per non rischiare di essere arrestato nel caso di esito positivo del golpe. Come ricorda il figlio, «la passione per la giustizia e l’ostilità verso tutto ciò che poteva rappresentare un’ingiustizia non caratterizzò solamente la sua carriera sindacale ma la sua vita intera». La carriera sindacale di Cicerchia è costretta ad arrestarsi intorno alla fine degli anni Settanta. La malattia, scoperta nel 1977, gli impedisce di continuare a lavorare nel sindacato e ciò proprio quando il segretario generale della Cgil nazionale dell’epoca, Luciano Lama, lo chiama a far parte della segreteria nazionale. Nel 1980 Cicerchia partecipa e vince un concorso all’Istituto autonomo case popolari (IACP). Come ricorda ancora il figlio: «non fu semplice passare dal ruolo di dirigente sindacale a semplice impiegato d’ordine. Ma anche lì non mancò di distinguersi» per la sua rettitudine e abnegazione. Seppure profondamente segnato nel fisico dalla malattia (dal 1984 e fino alla morte, avvenuta vent’anni anni dopo, è costretto a fare la dialisi a giorni alterni), non smette mai di occuparsi di politica. Inoltre, nel 1983, viene indicato come vicepresidente del neonato Consorzio Megas, costituito per la metanizzazione dei Comuni interni alla provincia di Pesaro e, verso la fine degli anni Ottanta, su indicazione dell’allora vicesegretario generale Valter Giangolini (che entra in Cgil proprio grazie a Cicerchia alla fine degli anni Settanta), viene nominato segretario della neonata associazione Federconsumatori di Pesaro. Quest’ultima, in quel periodo, si distingue per la battaglia per il prezzo del pane. Il passare del tempo, tuttavia, lo mina progressivamente nel fisico relegandolo, specie nell’ultimo periodo, spesso in casa. Muore a Pesaro il 15 giugno 2004.