Nasce ad Acqualagna il 2 febbraio 1932 in una famiglia mezzadrile. Contadino mezzadro anche lui, comincia l’attività sindacale da giovanissimo, nel 1946, come collettore, assieme a un capolega, per raccogliere gli iscritti alla Federmezzadri. La sua Lega è composta da circa 20 famiglie. In questa veste partecipa alle battaglie per l’applicazione del Lodo De Gasperi e alle successive battaglie mezzadrili. Si iscrive al Partito comunista nel 1949, animando prima la sezione di Cagli, poi quella di Acquaviva. Sono zone povere di quadri del partito e dunque l’impegno di Elio Salvi è decisivo nella propaganda. Frequenta un corso Togliatti alla scuola comunista. Da giovane militante partecipa alle mobilitazioni dei Partigiani per la pace, finendo sotto processo per ben tre volte, poi alle iniziative contro la 'legge truffa'. Nel 1955 viene nominato segretario della Camera del Lavoro di Cagli. Nello stesso anno frequenta un corso mensile alla scuola Marabini di Bologna per due mesi. I giudizi formulati dalla direzione della scuola mettono in luce la timidezza, una visione del partito ancora troppo propagandistica e le inevitabili difficoltà nello studio. Ma lo descrivono anche come un compagno attaccato al partito, pieno di entusiasmo e di buona volontà, combattivo, capace di dare un notevole contributo di critica. Nel 1956 è nominato membro della Segreteria della Sezione Pci di Cagli ed è eletto consigliere comunale nel Comune. Si trasferisce in Svizzera per qualche mese per lavoro, ma ritorna per partecipare alla campagna elettorale per le elezioni legislative del 1958. Dal primo dicembre 1957 al 28 febbraio 1959 è infatti funzionario di zona del Pci. Nello stesso anno partecipa a un corso di tre mesi all’Istituto di studi comunisti di Frattocchie. Il 1 marzo 1959 viene nominato nuovamente segretario della Camera del lavoro di Cagli, Acqualagna e Cantiano. È inoltre responsabile della locale Federmezzadri e membro del direttivo provinciale. In questa veste conclude vittoriosamente una vertenza con la curia che non forniva i conti colonici al mezzadro. Segue il declino della mezzadria, occupandosi delle disdette al proprietario, in seguito alla scelta dei mezzadri di spostarsi nelle fabbriche. Con il lento superamento della mezzadria si sposta anche l’attività sindacale di Salvi che segue la lotta all’interno del maglificio Magi, dove gli operai iscritti alla Cgil sono licenziati. Nel novembre del 1965 viene nominato consigliere provinciale, nei mesi della 'giunta morta', così detta perché sopravvive appena pochi mesi. Dai documenti a disposizione risulta eletto nel 1964 e nel 1969 nel Comitato direttivo della Camera del lavoro provinciale. Inoltre dal 1959 al 1980 è segretario della mutua dei coltivatori diretti. A partire dal 22 dicembre 1968 viene nominato nel Comitato federale del Pci. Nel 1973 Elio Salvi si sposta a Pesaro, dove ha un incarico nell’A,ministrazione generale e segue la Federbraccianti assieme a Pulisca e la Federmezzadri. Nel 1974 diventa segretario degli autotrasporti. Nel 1982 va in pensione, ma continua a collaborare con lo Spi e con l’Auser.
Nato a Colbordolo, Segretario organizzatore della Camera del lavoro territoriale di Pesaro e Urbino nel 1988.
Rinaldo Scheda nasce a Bologna nel 1923. Giovane antifascista, nell’immediato dopoguerra viene coinvolto nelle lotte che hanno al centro la Camera del lavoro di Bologna. Diventa in seguito e rapidamente dirigente del sindacato degli edili e poi giovanissimo segretario generale della Fillea di Bologna. Giuseppe Di Vittorio comincia a stimarlo e nel 1952 lo propone Segretario generale della Fillea nazionale.
Dopo la morte di Di Vittorio, avvenuta nel novembre del 1957, il nuovo segretario generale della Cgil, Agostino Novella, lo chiama in segreteria come responsabile dell’organizzazione, incarico che mantiene dal 1958 al 1981, anche quando Luciano Lama diventa segretario generale. Nel frattempo è anche membro della direzione del Pci. Nel 1981 esce dalla segreteria nazionale ma rimane in Cgil fino al 1985, interessandosi della scuola di Ariccia e della formazione dei Quadri. Nel 1985 il Pci lo candida come capolista alle regionali del Lazio dove viene eletto. Nel 1990, con la svolta della Bolognina e a causa di pesanti problemi di salute, si ritira dalla scena politica. La Cgil lo ricorda come un personaggio forte e carismatico, uno dei costruttori della Cgil moderna.
Otello Godi nasce a Pergola il 22 maggio 1924. Proviene da una famiglia di estrazione popolare impiegata nel commercio in quanto proprietaria di un distributore di benzina. Godi ha modo di compiere i suoi studi fino al livello di scuola media superiore conseguendo il diploma di maturità magistrale anche se di fatto la sua attività lavorativa sarà segnata dall’impegno sindacale. Nel periodo che va dal 1945 al 1948 Godi è uno degli esponenti della corrente cristiana presente nella segreteria provinciale della Cgil, il sindacato unitario che si ricollegava idealmente all’esperienza della Confederazione Generale del Lavoro (Cgl) disciolta durante il ventennio fascista. In quel periodo, in qualità di componente della segreteria provinciale, Godi è affiancato prima, nel 1945, da Arnaldo Forlani (futuro leader locale e soprattutto nazionale della Democrazia Cristiana), poi dal futuro Senatore democristiano Giovanni Maria Venturi (1946-1947) e soprattutto da Guido Barboni che successivamente, insieme allo stesso Godi, fonda e guida la Libera Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori (Lcgil) nella provincia pesarese. Godi è anche membro della segreteria provinciale della Confederterra per la corrente cristiana e, a testimonianza delle divergenze strategiche all’interno della Cgil che si andavano palesando in merito al ciclo di lotte che si stavano espandendo, il 24 giugno del 1948 si schiera contro lo sciopero della trebbiatura indetto dal sindacato agricolo. Nello stesso anno, insieme a Barboni, si dimette dalla segreteria provinciale della Camera del Lavoro di Pesaro. Le dimissioni di Godi sono legate al particolare momento storico-sindacale e soprattutto politico che si stava vivendo a livello nazionale con inevitabili riverberi a livello locale. Infatti, in seguito alla rielezione, nel 1947, del comunista Mariano Bertini alla guida della Cgil pesarese, dovuta alla marcata egemonia comunista in sede congressuale (espressa dal 65% dei consensi ottenuti), la componente cristiana ottiene un consenso che non supera il 10% dei voti. Ciò alimenta le divergenze strategiche in seno al sindacato e s’impone una divisione determinata sia dall’espulsione delle sinistre dal quarto governo guidato dal democristiano Alcide De Gasperi nel maggio 1947, a cui si aggiunge la scelta inequivocabilmente filoatlantica in politica internazionale successiva alle elezioni politiche del 1948, sia dal clima di vita interno al sindacato dove la componente cristiana lamenta approssimazioni e inadempienze con cui si sono svolte le precedenti elezioni per le delegazioni sindacali congressuali. Da qui il venir meno della solidarietà tra i diversi raggruppamenti, secondo Mario Tinti, rappresentante sindacale di area cattolica e futuro dirigente della Cisl. Ma sono soprattutto gli scioperi generali di carattere politico, di cui quello in occasione dell’attentato al leader comunista Palmiro Togliatti è l’ultimo paradigmatico esempio, l’aspetto che crea maggiori frizioni tra componenti vicine alle nuove forze di governo e chi, come soprattutto i comunisti, deve attrezzarsi per una lunga opposizione in un clima di intensificazione della repressione delle lotte popolari. La divisione viene sancita poco dopo l’attentato a Togliatti in occasione del Consiglio nazionale delle Acli (22 luglio 1948) e a Pesaro è proprio Godi a informare Giulio Pastore, capo della Segreteria Generale della corrente sindacale cristiana, che il 26 luglio anche nella provincia pesarese si era consumata la rottura con l’uscita dalla Cgil. Successivamente, è ancora Godi a comunicare a Pastore l’avvenuta costituzione locale della Lcgil quale «frutto di intenso lavoro di proselitismo e di impegno». La segreteria della nuova organizzazione sindacale provinciale era composta da Godi e Barboni. La costituzione dell’Unione Provinciale dei Liberi Sindacati dei Lavoratori è annunciata da una circolare datata 2 ottobre indirizzata da Godi a tutti i segretari mandamentali. Il 28 ottobre del 1949, secondo quanto riportato nel verbale del comitato direttivo, risultano eletti alla segreteria provinciale Guido Barboni (in qualità di segretario responsabile coordinatore), Otello Godi (segretario), Oddo Lucarelli (segretario), Bruno Regini (vicesegretario) e Alfio Tinti (vicesegretario). L’organizzazione, in questa prima fase, può contare principalmente sulle adesioni provenienti dal pubblico impiego, in genere del ceto impiegatizio, degli insegnanti e in particolar modo di maestri e maestre elementari. Segue, in ambito nazionale, dopo una serie di vicissitudini che avevano portato alla formazione della Federazione Italiana dei Lavoratori (Fil), da parte di ex aderenti repubblicani e socialdemocratici della Cgil, la nascita della Confederazione italiana sindacati lavoratori (Cisl) come fusione della Lcgil e della maggioranza della Fil (la cui minoranza, integrata da elementi socialisti espulsi dalla Cgil, dà vita alla Uil). La Cisl, nata il primo maggio del 1950, nel pesarese, come in altri territori, deve molto per la sua costituzione al ruolo giocato dalle Acli e alla dialettica con il mondo cattolico. Tale rapporto ambivalente, da un lato, si manifesta in termini di autonomia e tendenziale distacco soprattutto rispetto al blocco sociale moderato democristiano (rispetto al quale risulta tuttavia comune l’opzione anticomunista), dall’altro, rimane comunque in gran parte estranea (se non in alcune categorie più combattive come saranno i metalmeccanici della Fim soprattutto all’interno dell’esperienza unitaria del Flm) alla teorizzazione e alla prassi del conflitto sociale, e dunque interna ad un orizzonte interclassista. Nel suo orientamento improntato sull’apoliticità e la democraticità, nondimeno, gioca un ruolo rilevante anche il modello contrattualistico dei sindacati anglosassoni. La Cisl provinciale, guidata da Alfio Tinti per un ventennio, vede nel 1951 l’adesione di poco meno di 7.000 iscritti in gran parte concentrati nel settore terra (3.000) e tra gli edili (oltre 2.400). Otello Godi, da parte sua, è costantemente presente nella segreteria provinciale fino al 1970. In questo arco temporale egli ha anche modo di occuparsi in modo specifico di vertenze e contratti, e non a caso è ricordato da chi si è formato nel sindacato sotto il suo magistero (Gianluigi Storti) come «un grande contrattualista» o, da chi lo ha affiancato ed ha condiviso incarichi dirigenziali fin dagli anni Cinquanta (Alfio Tinti), come uno «talmente bravo [in questo settore] che persino il Tribunale lo chiamava per delle consulenze». Più volte delegato provinciale ai congressi nazionali della Cisl (in particolare al IV nel 1962 e al VII nel giugno del 1973. Entrambi tenutisi a Roma), il 7 luglio 1970 Godi diventa segretario generale della federazione provinciale succedendo a Tinti. Ricopre tale incarico fino al 1984 quando una sopraggiunta malattia gli inibisce l’uso della voce. Ciò non gli impedisce, tuttavia, di mettersi ancora a disposizione dell’Unione sindacale territoriale nel tentativo di «studiare e di elaborare delle proposte sindacali quali l’innovazione tecnologica, la richiesta di informazioni dalle aziende [e anche proposte] sulla sanità, sulla scuola e sui provvedimenti da prendere per tutelare la salute dei lavoratori» come testimonia una sua accorata comunicazione letta dalla moglie Elena Truosolo in occasione di un consiglio generale straordinario. Personalità misurata e solida, Godi rivendica costantemente una concezione non corporativa della democrazia oltre alla valorizzazione dell’autonomia sindacale quali tratti centrali della Cisl. Muore a Pesaro il 10 giugno 1985.
È indicato come Segretario della Camera del Lavoro di Fano. Nel 1960 subentra all’ufficio contratti e vertenze a Nino Gabbani. Nel 1961 diventa rappresentante del sindacato auto-ferro-tranvieri. Nello stesso anno è delegato all’Inam in rappresentanza dei lavoratori dell’agricoltura.
Figlio di Augusto Gabbani. Frequenta l’avviamento professionale durante il fascismo a Pesaro. Partecipa alla Resistenza, ricoprendo il ruolo di tenente nella Brigata Garibaldi Bruno Lugli. Dal 1947 al 1960 gestisce l’Ufficio vertenze e contratti della Camera confederale del lavoro di Pesaro. Fa parte della Segreteria della Camera del lavoro di Pesaro nel 1948 e nel 1951. Dal 1961 risulta nell’Unione artigiani Pesaro. Nel 1969 ne è il direttore. Dal 1968 è membro della Commissione federale di controllo del Pci. Dal 1964 al 1969 è consigliere comunale del Pci a Pesaro. Negli anni Settanta, è consigliere provinciale per il Pci.
La FILM (Federazione italiana lavoratori del mare) si costituisce a livello nazionale nel 1901 e nel 1981 confluisce nella Filt insieme agli altri sindacati dei trasporti. A livello provinciale è presente documentazione a partire dal 1945 relativa all'attività svolta a sostegno della Cooperativa marinai e pescatori di Pesaro.
La Fidae si ricostituisce nel 1945 sulla base dell'organizzazione preesistente nel 1919-1926. La Federazione gravita su Milano dove erano concentrate le aziende elettriche. Il primo Congresso fondativo si tiene nell'estate 1946, nel 1948, la scissione sindacale non provoca inizialmente conseguenze in quanto la caratteristica dell'organizzazione era rivolta soprattutto agli aspetti rivendicativi e prevalentemente apartitica. Ma a fine 1949 la corrente cristiana fonda un proprio sindacato, nel 1950 la Cisnal dà vita alla Flesni (Federazione lavoratori elettrici sindacato nazionale italiano) e nel 1958 nascerà, promossa dalla Uil pubblici servizi, la Uilps. Le scissioni comportarono un calo degli iscritti che dai 41.660 del 1946 passarono a 22.663 nel 1958. Nel 1977, insieme alla Federazione italiana dipendenti aziende del gas (Fidag) e alla Federazione italiana lavoratori degli acquedotti (Filda) darà origine alla Federazione nazionale lavoratori delle energie (Fnle).
A Pesaro la Fidae si costituisce come Sezione sindacale provinciale il 7 dicembre 1963 con Emilio Roberti segretario e Igino Rapini vice segretario.
L'Inca (Istituto Nazionale Confederale di Assistenza) nasce l'11 febbraio 1945 in occasione del I° Congresso della Cgil. La sua missione è quella di difendere i diritti dei lavoratori, delle lavoratrici e di tutti i cittadini italiani, anche residenti all'estero e contribuire a riformare la legislazione sociale per realizzare un sistema di protezione basato sui principi di uguaglianza e libertà.
Nel 1947 una legge dello Stato italiano ha riconosciuto il ruolo e la funzione degli Enti di patronato attribuendo ad essi il compito di assistenza per il riconoscimento dei diritti in base alle normative in materia di: previdenza, salute e benessere nei luoghi di lavoro, infortuni e malattie professionali e prestazioni socio assistenziali.
La legge n. 152 del 2001, aggiornando la disciplina degli Istituti di patronato e confermandone le funzioni, ha previsto nuovi campi di intervento. Nel 2008 un nuovo Regolamento ha ulteriormente esteso gli ambiti d'azione.
L'Inca rappresenta una delle quattro verticalità del Sistema dei Servizi della Cgil, composto da Sol (Servizi orienta lavoro), Uvl (Uffici vertenze e legale) e Caaf Centri di assistenza autorizzata fiscale).
Inoltre, l’Inca fa parte integrante del Coordinamento patronati (Ce.Pa) insieme a Inas, Ital e Acli, che rappresenta la sede unitaria dei maggiori patronati italiani di emanazione sindacale, per l'elaborazione di proposte migliorative del sistema previdenziale e di welfare anche nel confronto con gli Istituti di previdenza pubblici italiani.
La struttura dell’Inca è formata a livello nazionale dal Presidente, dal Collegio di presidenza e dal Consiglio di amministrazione, le sedi regionali hanno funzioni di coordinamento e di programmazione dell’attività delle strutture territoriali, garantendo il necessario raccordo con il livello nazionale. Le sedi provinciali assicurano la gestione e l’erogazione dei servizi, attraverso gli uffici e gli operatori specializzati. La struttura delle sedi provinciali prevede un direttore nominato dalla Segreteria su proposta del Direttivo della Cgil.
I servizi di cui si occupa l’INCA sono la previdenza, che è tradizionalmente al centro dell'intervento dell'Istituto, accreditato negli anni come punto di riferimento per le tematiche che riguardano la vita lavorativa, l'accesso alla pensione e la gestione dei trattamenti; la salute nei luoghi di vita e di lavoro, l'Inca infatti, sin dalle origini, ha caratterizzato la sua azione per contrastare il fenomeno degli infortuni e l’emersione delle malattie professionali. Altro ambito di intervento riguarda l’immigrazione e l’emigrazione dall’Italia, sin dai primi anni cinquanta l'Inca si è adoperata in favore dei nostri connazionali emigrati, operando per favorire la loro integrazione sociale nei Paesi esteri ospitanti, sviluppando rapporti di collaborazione con i sindacati, le Autorità e gli Enti previdenziali locali. Dopo la lunga stagione di emigrazione, in Italia l'ingresso dei cittadini stranieri è diventato un fenomeno strutturale e l'Inca ha saputo costruire una nuova interlocuzione con le Istituzioni italiane, quali il Ministero dell'Interno, le Questure, le Prefetture, a vario titolo coinvolte nelle procedure di regolarizzazione dei migranti, svolgendo inoltre un'azione importante per la modifica delle normative in materia di migrazione.
L’Inca infine cura gli interventi a favore della famiglia per l'assistenza alle persone nell'ottenere sia prestazioni economiche di natura assistenziale, destinate a integrare il reddito dei beneficiari, sia il riconoscimento del diritto ad astenersi dal lavoro per determinati periodi in occasione di maternità e paternità.
Al Congresso tenuto a Montecatini dal 26 al 29 aprile 1977 la Federazione italiana pensionati (Fip) cambia la sua denominazione in Sindacato Pensionati Italiani (SPI), col ruolo di Sindacato generale che rappresenti la generalità di interessi dei cittadini e che rafforzi la contrattazione sul territorio, ampliando quindi la capacità di rappresentanza della CGIL.
La Filt-Cgil è il sindacato di riferimento dei lavoratori dei trasporti costituito al Congresso di Livorno il 18-21 mar. 1980. Nella provincia di Pesaro e Urbino è presente al Congresso comprensoriale di Pesaro il 13 giugno 1981. La Federazione italiana lavoratori trasporti (Filt) subentra alla Federazione italiana sindacati trasporti (Fist), costituita al Congresso di Genova (11-14 aprile 1973) che coordinava l'azione dei sindacati dei lavoratori dei trasporti e diventa la struttura in cui confluiscono e si unificano i sei sindacati di categoria: Fiai (Federazione Italiana Autoferrotranvieri e Internavigatori); Fifta (Federazione Italiana Facchini Trasportatori ed Ausiliari); Film (Federazione Italiana Lavoratori del Mare); Filp (Federazione Italiana Lavoratori dei Porti); Fipac (Federazione Italiana Personale Aviazione Civile); Sfi (Sindacato Ferrovieri Italiani).
Il Sindacato provinciale autoferrotranvieri è presente fra le carte della Cgil della provincia di Pesaro e Urbino dal 1959 al 1975. Membri della Segreteria (Giuseppe Galuzzi, Elmo Del Bianco) della Camera confederale del lavoro seguivano il Sindacato autoferrotranvieri e successivamente la Federazione italiana autotrasportatori e internavigatori (Fiai).
La prima denominazione del Sindacato, che comprendeva i ferrotranvieri e i lavoratori delle autolinee, scelta nel 1947 era Federazione nazionale autoferrotranvieri e internavigatori (Fnai) che si costituisce con il Congresso del luglio 1948. Al Congresso Fnai del 1968 fu stabilito che la denominazione sarebbe stata Federazione italiana autotrasportatori e internavigatori, Fiai e non più Fnai.
Nel 1973 la Fiai, insieme agli altri cinque sindacati dei lavoratori dei trasporti, confluisce nella Fist che, con il Congresso del 1980, diventerà Filt.
Il sindacato dei lavoratori del gas si ricostituisce nel novembre 1945, sulla base della preesistente Federazione dei gasisti nata a Milano nel 1901, grazie all'attività clandestina del gruppo romano formato durante la guerra di Liberazione e guidato da Zeno Cinti. Nel Congresso fondativo, tenuto a Bologna, si sceglie di formare un sindacato per i soli lavoratori del gas, escludendo le altre componenti (elettrici, telefonici e acquedotti). Zeno Cinti guiderà il sindacato fino al 1968. La politica del sindacato viene indirizzata verso la rivendicazione di eguali criteri di trattamento per operai e impiegati e per il miglioramento delle prestazioni del Fondo autonomo di previdenza per pensioni e malattia. Viene inoltre perseguita l'unificazione della contrattazione nei confronti delle aziende municipalizzate e di quelle private. Durante gli anni Quaranta gli iscritti continuano a crescere e la Fidag si contraddistingue per la compattezza e il forte senso di solidarismo anche fra le componenti degli operai e dei tecnici, ma nonostante la coesione e i forti legami nel 1949 la corrente cristiana si allontana per formare il Sindacato italiano liberi lavoratori del gas (Sillgas). Dopo la scissione del 1948 la Fidag subisce la scelta della Cgil di spostare la struttura da quella regionale a quella territoriale. Negli anni Sessanta il sindacato si trova ad affrontare i cambiamenti legati alla riconversione industriale in seguito all'introduzione di nuove materie prime, alla crescita degli utenti e all'innovazione tecnologica che rendeva meno significativa l'azione sindacale in occasione di scioperi che in passato potevano bloccare l'erogazione del servizio. La Fidag inoltre aveva cominciato a sostenere la municipalizzazione del servizio comprendendo anche gli altri servizi: acqua e elettricità da affidare all'ente locale. Ma a metà degli anni Sessanta la scelta si sposta verso la nazionalizzazione alla luce della crescente disponibilità di gas naturale di aziende, prima fra tutte l'Eni, per il trasporto e distribuzione. Sul ruolo dell'Eni in tutte le fasi del servizio si incentra il dibattito della Fidag che, negli anni Settanta, riguarda anche le scelte di politica energetica che portarono alla decisione di costituire un'unica federazione dei lavoratori dei servizi pubblici. Nel 1977 nasce quindi la Federazione nazionale lavoratori energia (Fnle).
Nei primi anni del secondo dopoguerra nasce l’idea di costituire un sindacato per i lavoratori in pensione, la Cgil in un primo momento propende per fare aderire i pensionati alle organizzazioni delle rispettive categorie, ma in seguito alla confusione derivata dalla costituzione di numerosi sindacati viene deciso a Firenze, nel settembre del 1946, di creare una federazione di tutti i pensionati indipendentemente dalla categoria di provenienza. La federazione così costituita non aderisce alla Cgil e rimane forte la pressione a rimanere legati alla categoria di provenienza. Permangono forti i contrasti e, al primo Congresso della Cgil del 1947, Giuseppe Di Vittorio getta le basi per la costituzione di un sindacato in grado di rappresentare i pensionati provenienti da tutte le categorie del lavoro. Nasce quindi, con il I Congresso del 25-29 gennaio 1948, la Federazione italiana pensionati (Fip) come espressione unitaria delle tre componenti politiche della Cgil, con il principio della confederalità, ovvero della rappresentanza di tutti i settori del mondo del lavoro. Le divergenze rimangono tuttavia fra la Segreteria della Fip e la Cgil sulla difficoltà ad accettare il progetto di federazione unica. Con la scissione del luglio 1948 i contrasti si acuiscono fino al Congresso del dicembre 1949 quando si decide di potenziare la federazione unica riunendo tutti i pensionati che ricadevano in un sistema pensionistico uniforme. Le idee guida che ispirarono la Fip sono quelle delineate da Di Vittorio: trattamento minimo adeguato alle esigenze di vita e assegno mensile garantito per gli anziani senza pensione. Dagli anni Sessanta il tema del pensionamento diventa un tema centrale non solo del sindacato pensionati ma di tutta la Cgil. L’azione sindacale della Cgil in questi anni si discosta da Cisl e Uil, più favorevoli ad accordarsi con il Governo e, dopo un lungo periodo di scioperi generali, autonomo della Cgil nel marzo 1968 e tre unitari, a primavera 1969 si giunse ad un accordo che portò a un significativo rinnovamento del sistema pensionistico. Nel 1977, al decimo congresso della categoria svoltosi a Montecatini Terme, la FIP cambia definitivamente la sua denominazione in Sindacato Pensionati Italiani (SPI).
Partito politico italiano di sinistra radicale, nato nel 1975 come coalizione elettorale e scioltosi nel 1991.
La Fidat si costituisce a Napoli nell'ottobre 1944 e, con il Congresso fondativo, tenuto a Firenze nel gennaio 1946, si sancisce l'adesione alla Cgil unitaria.
Nei primi anni Ottanta con la fusione tra la Federazione Italiana Postelegrafonici (FIP) e la Federazione Italiana Dipendenti Aziende Telefoniche (FIDAT) si costituisce la Federazione dei lavoratori delle poste e telecomunicazioni (FILPT) e attraverso la fusione tra la Federazione Italiana Lavoratori Spettacolo (FILS) e la Federazione Italiana Lavoratori Poligrafici e Cartai (FILPC) si costituisce la Federazione Italiana Lavoratori dell'Informazione e dello Spettacolo (FILIS).
Dal 1996 il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende telefoniche è il Sindacato lavoratori comunicazione (Slc-Cgil), nato dalla fusione di sindacati relativi ai postali, postelegrafonici, aziende telefoniche e telecomunicazioni (FILPT) con il sindacato di poligrafici e cartai e lavoratori dello spettacolo (FILIS).
Il Ministero dell'assistenza postbellica viene istituito con Decreto Luogotenenziale n. 380 del 21 giugno 1945. Riuniva le competenze dei tre Alti Commissariati per i prigionieri di guerra, per l'assistenza morale e materiale ai profughi di guerra e per i reduci e del Ministero dell'Italia occupata. Con la soppressione, nel feb. 1947 (Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato, n. 27 del 14 febbraio 1947) le sue competenze vengono spacchettate tra il Ministero dell'Interno, Ministero della difesa e Presidenza del Consiglio dei ministri.
Gli Uffici provinciali, invece, vengono soppressi nel 1954 e confluendo nella Divisione assistenza delle Prefetture.
La sua attività consisteva nel coordinamento della ricerca dei dispersi, del rimpatrio dall'estero dei profughi, degli internati e dei prigionieri italiani, nella gestione dei 109 Centri di raccolta profughi. Forniva assistenza con la costruzione di alloggi destinati ai reduci e agli assistiti, l'erogazione di generi di prima necessità, l'assistenza sociale e sanitaria, occupandosi anche del reinserimento lavorativo dei reduci di guerra.
Presso tale dicastero era inserita la Commissione per il riconoscimento della qualifica di Partigiano per il riconoscimento degli status di partigiano combattente, patriota, caduto per la lotta di liberazione, mutilato o invalido per la lotta di liberazione.
Dieci Commissioni regionali (Piemonte, Lombardia, Veneto-Trentino-Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania) vengono istituite con il Decreto Luogotenenziale n. 518 del 21 ago. 1945, insieme alla Commissione di 2° grado d’appello, competente anche per tutte le richieste di riconoscimento dei partigiani civili e militari combattenti all’estero.
Per ottenere l’attestato di “Partigiano Combattente” bisognava dimostrare di aver combattuto non meno di tre mesi, in almeno tre azioni ad alto rischio; per lo status di “Patriota”, la legge richiedeva di aver contribuito attivamente alla lotta, pur per un periodo minore di quello previsto per i combattenti. La domanda doveva essere obbligatoriamente sottoscritta dai Comandanti delle formazioni partigiane di appartenenza per certificare l’attività svolta dai richiedenti. L’iter prevedeva poi un’istruttoria anche con escussione di testimonianze.