La FILM (Federazione italiana lavoratori del mare) si costituisce a livello nazionale nel 1901 e nel 1981 confluisce nella Filt insieme agli altri sindacati dei trasporti. A livello provinciale è presente documentazione a partire dal 1945 relativa all'attività svolta a sostegno della Cooperativa marinai e pescatori di Pesaro.
La Fidae si ricostituisce nel 1945 sulla base dell'organizzazione preesistente nel 1919-1926. La Federazione gravita su Milano dove erano concentrate le aziende elettriche. Il primo Congresso fondativo si tiene nell'estate 1946, nel 1948, la scissione sindacale non provoca inizialmente conseguenze in quanto la caratteristica dell'organizzazione era rivolta soprattutto agli aspetti rivendicativi e prevalentemente apartitica. Ma a fine 1949 la corrente cristiana fonda un proprio sindacato, nel 1950 la Cisnal dà vita alla Flesni (Federazione lavoratori elettrici sindacato nazionale italiano) e nel 1958 nascerà, promossa dalla Uil pubblici servizi, la Uilps. Le scissioni comportarono un calo degli iscritti che dai 41.660 del 1946 passarono a 22.663 nel 1958. Nel 1977, insieme alla Federazione italiana dipendenti aziende del gas (Fidag) e alla Federazione italiana lavoratori degli acquedotti (Filda) darà origine alla Federazione nazionale lavoratori delle energie (Fnle).
A Pesaro la Fidae si costituisce come Sezione sindacale provinciale il 7 dicembre 1963 con Emilio Roberti segretario e Igino Rapini vice segretario.
L'Inca (Istituto Nazionale Confederale di Assistenza) nasce l'11 febbraio 1945 in occasione del I° Congresso della Cgil. La sua missione è quella di difendere i diritti dei lavoratori, delle lavoratrici e di tutti i cittadini italiani, anche residenti all'estero e contribuire a riformare la legislazione sociale per realizzare un sistema di protezione basato sui principi di uguaglianza e libertà.
Nel 1947 una legge dello Stato italiano ha riconosciuto il ruolo e la funzione degli Enti di patronato attribuendo ad essi il compito di assistenza per il riconoscimento dei diritti in base alle normative in materia di: previdenza, salute e benessere nei luoghi di lavoro, infortuni e malattie professionali e prestazioni socio assistenziali.
La legge n. 152 del 2001, aggiornando la disciplina degli Istituti di patronato e confermandone le funzioni, ha previsto nuovi campi di intervento. Nel 2008 un nuovo Regolamento ha ulteriormente esteso gli ambiti d'azione.
L'Inca rappresenta una delle quattro verticalità del Sistema dei Servizi della Cgil, composto da Sol (Servizi orienta lavoro), Uvl (Uffici vertenze e legale) e Caaf Centri di assistenza autorizzata fiscale).
Inoltre, l’Inca fa parte integrante del Coordinamento patronati (Ce.Pa) insieme a Inas, Ital e Acli, che rappresenta la sede unitaria dei maggiori patronati italiani di emanazione sindacale, per l'elaborazione di proposte migliorative del sistema previdenziale e di welfare anche nel confronto con gli Istituti di previdenza pubblici italiani.
La struttura dell’Inca è formata a livello nazionale dal Presidente, dal Collegio di presidenza e dal Consiglio di amministrazione, le sedi regionali hanno funzioni di coordinamento e di programmazione dell’attività delle strutture territoriali, garantendo il necessario raccordo con il livello nazionale. Le sedi provinciali assicurano la gestione e l’erogazione dei servizi, attraverso gli uffici e gli operatori specializzati. La struttura delle sedi provinciali prevede un direttore nominato dalla Segreteria su proposta del Direttivo della Cgil.
I servizi di cui si occupa l’INCA sono la previdenza, che è tradizionalmente al centro dell'intervento dell'Istituto, accreditato negli anni come punto di riferimento per le tematiche che riguardano la vita lavorativa, l'accesso alla pensione e la gestione dei trattamenti; la salute nei luoghi di vita e di lavoro, l'Inca infatti, sin dalle origini, ha caratterizzato la sua azione per contrastare il fenomeno degli infortuni e l’emersione delle malattie professionali. Altro ambito di intervento riguarda l’immigrazione e l’emigrazione dall’Italia, sin dai primi anni cinquanta l'Inca si è adoperata in favore dei nostri connazionali emigrati, operando per favorire la loro integrazione sociale nei Paesi esteri ospitanti, sviluppando rapporti di collaborazione con i sindacati, le Autorità e gli Enti previdenziali locali. Dopo la lunga stagione di emigrazione, in Italia l'ingresso dei cittadini stranieri è diventato un fenomeno strutturale e l'Inca ha saputo costruire una nuova interlocuzione con le Istituzioni italiane, quali il Ministero dell'Interno, le Questure, le Prefetture, a vario titolo coinvolte nelle procedure di regolarizzazione dei migranti, svolgendo inoltre un'azione importante per la modifica delle normative in materia di migrazione.
L’Inca infine cura gli interventi a favore della famiglia per l'assistenza alle persone nell'ottenere sia prestazioni economiche di natura assistenziale, destinate a integrare il reddito dei beneficiari, sia il riconoscimento del diritto ad astenersi dal lavoro per determinati periodi in occasione di maternità e paternità.
Al Congresso tenuto a Montecatini dal 26 al 29 aprile 1977 la Federazione italiana pensionati (Fip) cambia la sua denominazione in Sindacato Pensionati Italiani (SPI), col ruolo di Sindacato generale che rappresenti la generalità di interessi dei cittadini e che rafforzi la contrattazione sul territorio, ampliando quindi la capacità di rappresentanza della CGIL.
La Filt-Cgil è il sindacato di riferimento dei lavoratori dei trasporti costituito al Congresso di Livorno il 18-21 mar. 1980. Nella provincia di Pesaro e Urbino è presente al Congresso comprensoriale di Pesaro il 13 giugno 1981. La Federazione italiana lavoratori trasporti (Filt) subentra alla Federazione italiana sindacati trasporti (Fist), costituita al Congresso di Genova (11-14 aprile 1973) che coordinava l'azione dei sindacati dei lavoratori dei trasporti e diventa la struttura in cui confluiscono e si unificano i sei sindacati di categoria: Fiai (Federazione Italiana Autoferrotranvieri e Internavigatori); Fifta (Federazione Italiana Facchini Trasportatori ed Ausiliari); Film (Federazione Italiana Lavoratori del Mare); Filp (Federazione Italiana Lavoratori dei Porti); Fipac (Federazione Italiana Personale Aviazione Civile); Sfi (Sindacato Ferrovieri Italiani).
Il Sindacato provinciale autoferrotranvieri è presente fra le carte della Cgil della provincia di Pesaro e Urbino dal 1959 al 1975. Membri della Segreteria (Giuseppe Galuzzi, Elmo Del Bianco) della Camera confederale del lavoro seguivano il Sindacato autoferrotranvieri e successivamente la Federazione italiana autotrasportatori e internavigatori (Fiai).
La prima denominazione del Sindacato, che comprendeva i ferrotranvieri e i lavoratori delle autolinee, scelta nel 1947 era Federazione nazionale autoferrotranvieri e internavigatori (Fnai) che si costituisce con il Congresso del luglio 1948. Al Congresso Fnai del 1968 fu stabilito che la denominazione sarebbe stata Federazione italiana autotrasportatori e internavigatori, Fiai e non più Fnai.
Nel 1973 la Fiai, insieme agli altri cinque sindacati dei lavoratori dei trasporti, confluisce nella Fist che, con il Congresso del 1980, diventerà Filt.
Il sindacato dei lavoratori del gas si ricostituisce nel novembre 1945, sulla base della preesistente Federazione dei gasisti nata a Milano nel 1901, grazie all'attività clandestina del gruppo romano formato durante la guerra di Liberazione e guidato da Zeno Cinti. Nel Congresso fondativo, tenuto a Bologna, si sceglie di formare un sindacato per i soli lavoratori del gas, escludendo le altre componenti (elettrici, telefonici e acquedotti). Zeno Cinti guiderà il sindacato fino al 1968. La politica del sindacato viene indirizzata verso la rivendicazione di eguali criteri di trattamento per operai e impiegati e per il miglioramento delle prestazioni del Fondo autonomo di previdenza per pensioni e malattia. Viene inoltre perseguita l'unificazione della contrattazione nei confronti delle aziende municipalizzate e di quelle private. Durante gli anni Quaranta gli iscritti continuano a crescere e la Fidag si contraddistingue per la compattezza e il forte senso di solidarismo anche fra le componenti degli operai e dei tecnici, ma nonostante la coesione e i forti legami nel 1949 la corrente cristiana si allontana per formare il Sindacato italiano liberi lavoratori del gas (Sillgas). Dopo la scissione del 1948 la Fidag subisce la scelta della Cgil di spostare la struttura da quella regionale a quella territoriale. Negli anni Sessanta il sindacato si trova ad affrontare i cambiamenti legati alla riconversione industriale in seguito all'introduzione di nuove materie prime, alla crescita degli utenti e all'innovazione tecnologica che rendeva meno significativa l'azione sindacale in occasione di scioperi che in passato potevano bloccare l'erogazione del servizio. La Fidag inoltre aveva cominciato a sostenere la municipalizzazione del servizio comprendendo anche gli altri servizi: acqua e elettricità da affidare all'ente locale. Ma a metà degli anni Sessanta la scelta si sposta verso la nazionalizzazione alla luce della crescente disponibilità di gas naturale di aziende, prima fra tutte l'Eni, per il trasporto e distribuzione. Sul ruolo dell'Eni in tutte le fasi del servizio si incentra il dibattito della Fidag che, negli anni Settanta, riguarda anche le scelte di politica energetica che portarono alla decisione di costituire un'unica federazione dei lavoratori dei servizi pubblici. Nel 1977 nasce quindi la Federazione nazionale lavoratori energia (Fnle).
Nei primi anni del secondo dopoguerra nasce l’idea di costituire un sindacato per i lavoratori in pensione, la Cgil in un primo momento propende per fare aderire i pensionati alle organizzazioni delle rispettive categorie, ma in seguito alla confusione derivata dalla costituzione di numerosi sindacati viene deciso a Firenze, nel settembre del 1946, di creare una federazione di tutti i pensionati indipendentemente dalla categoria di provenienza. La federazione così costituita non aderisce alla Cgil e rimane forte la pressione a rimanere legati alla categoria di provenienza. Permangono forti i contrasti e, al primo Congresso della Cgil del 1947, Giuseppe Di Vittorio getta le basi per la costituzione di un sindacato in grado di rappresentare i pensionati provenienti da tutte le categorie del lavoro. Nasce quindi, con il I Congresso del 25-29 gennaio 1948, la Federazione italiana pensionati (Fip) come espressione unitaria delle tre componenti politiche della Cgil, con il principio della confederalità, ovvero della rappresentanza di tutti i settori del mondo del lavoro. Le divergenze rimangono tuttavia fra la Segreteria della Fip e la Cgil sulla difficoltà ad accettare il progetto di federazione unica. Con la scissione del luglio 1948 i contrasti si acuiscono fino al Congresso del dicembre 1949 quando si decide di potenziare la federazione unica riunendo tutti i pensionati che ricadevano in un sistema pensionistico uniforme. Le idee guida che ispirarono la Fip sono quelle delineate da Di Vittorio: trattamento minimo adeguato alle esigenze di vita e assegno mensile garantito per gli anziani senza pensione. Dagli anni Sessanta il tema del pensionamento diventa un tema centrale non solo del sindacato pensionati ma di tutta la Cgil. L’azione sindacale della Cgil in questi anni si discosta da Cisl e Uil, più favorevoli ad accordarsi con il Governo e, dopo un lungo periodo di scioperi generali, autonomo della Cgil nel marzo 1968 e tre unitari, a primavera 1969 si giunse ad un accordo che portò a un significativo rinnovamento del sistema pensionistico. Nel 1977, al decimo congresso della categoria svoltosi a Montecatini Terme, la FIP cambia definitivamente la sua denominazione in Sindacato Pensionati Italiani (SPI).
Partito politico italiano di sinistra radicale, nato nel 1975 come coalizione elettorale e scioltosi nel 1991.
La Fidat si costituisce a Napoli nell'ottobre 1944 e, con il Congresso fondativo, tenuto a Firenze nel gennaio 1946, si sancisce l'adesione alla Cgil unitaria.
Nei primi anni Ottanta con la fusione tra la Federazione Italiana Postelegrafonici (FIP) e la Federazione Italiana Dipendenti Aziende Telefoniche (FIDAT) si costituisce la Federazione dei lavoratori delle poste e telecomunicazioni (FILPT) e attraverso la fusione tra la Federazione Italiana Lavoratori Spettacolo (FILS) e la Federazione Italiana Lavoratori Poligrafici e Cartai (FILPC) si costituisce la Federazione Italiana Lavoratori dell'Informazione e dello Spettacolo (FILIS).
Dal 1996 il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende telefoniche è il Sindacato lavoratori comunicazione (Slc-Cgil), nato dalla fusione di sindacati relativi ai postali, postelegrafonici, aziende telefoniche e telecomunicazioni (FILPT) con il sindacato di poligrafici e cartai e lavoratori dello spettacolo (FILIS).
Il Ministero dell'assistenza postbellica viene istituito con Decreto Luogotenenziale n. 380 del 21 giugno 1945. Riuniva le competenze dei tre Alti Commissariati per i prigionieri di guerra, per l'assistenza morale e materiale ai profughi di guerra e per i reduci e del Ministero dell'Italia occupata. Con la soppressione, nel feb. 1947 (Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato, n. 27 del 14 febbraio 1947) le sue competenze vengono spacchettate tra il Ministero dell'Interno, Ministero della difesa e Presidenza del Consiglio dei ministri.
Gli Uffici provinciali, invece, vengono soppressi nel 1954 e confluendo nella Divisione assistenza delle Prefetture.
La sua attività consisteva nel coordinamento della ricerca dei dispersi, del rimpatrio dall'estero dei profughi, degli internati e dei prigionieri italiani, nella gestione dei 109 Centri di raccolta profughi. Forniva assistenza con la costruzione di alloggi destinati ai reduci e agli assistiti, l'erogazione di generi di prima necessità, l'assistenza sociale e sanitaria, occupandosi anche del reinserimento lavorativo dei reduci di guerra.
Presso tale dicastero era inserita la Commissione per il riconoscimento della qualifica di Partigiano per il riconoscimento degli status di partigiano combattente, patriota, caduto per la lotta di liberazione, mutilato o invalido per la lotta di liberazione.
Dieci Commissioni regionali (Piemonte, Lombardia, Veneto-Trentino-Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania) vengono istituite con il Decreto Luogotenenziale n. 518 del 21 ago. 1945, insieme alla Commissione di 2° grado d’appello, competente anche per tutte le richieste di riconoscimento dei partigiani civili e militari combattenti all’estero.
Per ottenere l’attestato di “Partigiano Combattente” bisognava dimostrare di aver combattuto non meno di tre mesi, in almeno tre azioni ad alto rischio; per lo status di “Patriota”, la legge richiedeva di aver contribuito attivamente alla lotta, pur per un periodo minore di quello previsto per i combattenti. La domanda doveva essere obbligatoriamente sottoscritta dai Comandanti delle formazioni partigiane di appartenenza per certificare l’attività svolta dai richiedenti. L’iter prevedeva poi un’istruttoria anche con escussione di testimonianze.
Le Poste Pontificie sono state il servizio postale della Santa Sede e dello Stato Pontificio fino alla sua dissoluzione nel 1870. L'organizzazione delle Poste Pontificie dipendeva dalla Camera Apostolica, la quale concedeva il servizio in appalto con il titolo di Maestro Generale delle Poste Pontificie; fra il 1551 e il 1556 si ebbe una radicale riforma delle Poste Pontificie: venne istituito il primo corriere "ordinario", fra Roma e Bologna, e il servizio postale venne aperto al pubblico. Le poste vennero appaltate per periodi generalmente di nove anni: dall'appaltatore dipendevano tutte le stazioni di posta dello stato. Nacquero anche i timbri postali, in quanto, ai fini dello smistamento, tutte le lettere venivano marcate con le iniziali o il distintivo del Maestro di posta. Il materiale documentario prodotto dall’Ufficio Postale Pontificio di Montalto delle Marche è composto principalmente da miscellanea di carteggio amministrativo, fogli di avviso di spedizione e distinte di consegna della Direzione delle Poste di Ascoli Piceno; copre un arco temporale che va dal 1777 al 1853.
I monti frumentari chiamati anche granatici o di soccorso si ponevano l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita degli agricoltori salvando gli strati più poveri della popolazione dalla piaga dell'usura. La data di fondazione di tali istituzioni è presumibilmente, da porre verso la fine del secolo XV, anche se il periodo di massimo sviluppo si ebbe nel secolo XVIII grazie al forte impulso dato dal papa Benedetto XIII nel 1724. In seguito i monti frumentari restarono vitali fino alla metà del secolo XIX. Nel 1890 la Legge Crispi n. 6972 incluse i monti frumentari tra le opere pie affidandoli all'amministrazione delle locali Congregazioni di Carità. La documentazione prodotta dal Monte frumentario di Patrignone si trova divisa fra l’archivio del soppresso comune di Patrignone (1 busta e 1 registro 1867-1899) e l’archivio della Congregazione di Carità; nel 1895 subì una trasformazione che divise il suo patrimonio a metà fra la Cassa di Prestanze agrarie e l’erezione di un ospedale a Montalto.
Il Partito nazionale monarchico (PNM) si costituisce il 13 giugno 1946, a pochi giorni dal fallimento dei monarchici al referendum del 2 giugno 1946, dalla fusione della Concentrazione nazionale democratica liberale con altri partiti, associazioni monarchiche e conservatrici. Fondatore e primo segretario del partito è Alfredo Covelli. Nel 1952 ha una prima scissione, con la nascita, stimolata dalla DC del Fronte nazionale monarchico di Giovanni Alliata Di Montereale e Alberto Consiglio. Il 2 giugno 1954 la componente interna del sindaco di Napoli, Achille Lauro, favorevole ad un'alleanza con la Democrazia Cristiana, linea osteggiata dal segretario Covelli che preferiva un'alleanza di destra col Movimento sociale italiano, esce dal partito e ne fonda uno nuovo: il Partito monarchico popolare (PMP). L'11 aprile 1959 il PMP ed il PNM si riunificano dando vita al Partito democratico italiano (PDI), che il 7 marzo 1961 assume la denominazione di Partito democratico italiano di unità monarchica.
Per quanto riguarda il Circolo Papini, è utile richiamare i contenuti di un documento, redatto il 16 gennaio 1989 in risposta ad un questionario trasmesso dall'Archivio storico Immagini del presente(I): il Circolo è aperto tutti i giorni feriali dalle 14 alle 15 e dalle 18 alle 19, la riunione settimanale è prevista il giovedì sera.
È un’associazione «non riconosciuta» fondata nel 1981 come Centro di documentazione Napoleone Papini, che dal 1982 «diventa Circolo Culturale».
È intitolata a Papini (1856-1924), «che fu tra i promotori della Costituzione della Sezione Marchigiana della Prima Internazionale, tra i fondatori de “Il Martello” e partecipò alla “Banda del Matese” con Errico Malatesta».
Il Centro di documentazione si occupa inizialmente della raccolta di materiali di documentazione ed archivio mentre in seguito «sviluppa autonomamente varie tematiche culturali», in particolare l’antimilitarismo e l’anticlericalismo. Non prevede alcun organo direttivo; l’archivio, che è costituito da circa 500 libri, diverse migliaia di copie di riviste, giornali, opuscoli, ciclostilati, contiene documentazione prodotta dall'Organizzazione Anarchica Marchigiana - OAM, da gruppi anarchici italiani (dal secondo dopoguerra), dalla sinistra extraparlamentare delle Marche (1975-1980), dalla sinistra rivoluzionaria (dal 1968), nonché materiali relativi ad antimilitarismo e anticlericalismo. Nel questionario, inoltre, si riferisce che il Circolo ha curato la pubblicazione dei bollettini “Alta Tensione” (stampato dal Coordinamento comunista anarchico - CCA), "Traffico" e del "Bollettino dell’Associazione per lo Sbattezzo".
«La manifestazione organizzata dal Circolo e maggiormente conosciuta è il Meeting Anticlericale», che ha periodicità annuale, ma il Circolo ha organizzato ed organizza anche, a Fano, dibattiti, seminari, mostre, proiezioni di video e/o film relativi soprattutto alle tematiche dell’antimilitarismo e dell’anticlericalismo.
Il Circolo è in contatto con altri istituti limitatamente allo scambio di corrispondenza o materiale con altri archivi, «raccoglie alcuni archivi personali ma nulla di "Fondi archivistici ufficiali"».
Il Circolo risulta essere ancora attivo e non formalmente sciolto.
(I) Archivio Circolo Culturale Napoleone Papini, b. 128, fasc. 1 "Corrispondenza evasa".
Pino Monaldi nasce a Montecerignone, piccolo comune dell’entroterra pesarese il 15 giugno 1930. Studia fino alla terza elementare e prosegue con caparbietà come autodidatta. Nell’immediato dopoguerra, ancora assai giovane mezzadro, si segnala come uno dei protagonisti delle lotte mezzadrili nel Montefeltro per l’effettivo rispetto del Lodo De Gasperi, promulgato nel 1947, il blocco delle disdette, la necessità di apportare migliore poderali avvalendosi del maggior numero di braccianti possibile, la rottura di vessatorie abitudini come le regalie. In questo contesto Monaldi guida un vasto movimento di lotta in qualità di organizzatore e capolega dei contadini. In particolare, è impegnato nelle lotte presso il territorio di origine – Montecerignone – e i comuni limitrofi di Montegrimano, Macerata Feltria e Sassocorvaro fino a giungere ai territori più vicini ad Urbino. Come egli stesso ha testimoniato in una raccolta di testi curati in seguito dal dirigente sindacale comunista Elmo Del Bianco: «fu l’inizio di una lunga lotta per il riscatto della dignità dei contadini per acquisire personalità e diritti civili che erano mancati fino a quel momento». In effetti, al centro della piattaforma rivendicativa c’era l’abolizione del tradizionale patto colonico, ampiamente enfatizzato dal fascismo, che ripartiva in modo eguale i prodotti tra chi effettivamente lavorava la terra e il semplice proprietario, nonché la necessità di attivare interventi per le case dei mezzadri, l’abolizione delle regalie consuetudinariamente imposte dal padrone ai coloni e la richiesta di interventi migliorativi sia relativamente ai poderi sia alla viabilità. Un importante ed originale mezzo di lotta che s’impone in quel frangente è incentrato sugli ‘scioperi alla rovescia’ con i quali, ad esempio, armati di piccone, pala e carriola, come ricorda Monaldi, «si sbancò una collinetta e si costruì l’attuale campo sportivo comunale di Montecerignone». Nel frattempo che gli operai lavoravano «le donne e gli anziani andavano a Pesaro in Prefettura per protestare e richiedere i finanziamenti, chiedendo inoltre l’allargamento della [strada] provinciale Montecerignone-Macerata Feltria, di quella di Montegrimano, e dell’attuale circonvallazione di Mercatino Conca». Si trattava di opere ottenute con l’impego diffuso di questa modalità di lotta. La tenacia e l’energia immessa da Monaldi nella guida delle lotte, in particolare sul versante dell’applicazione della ‘tregua mezzadrile’ e sul fronte della resistenza alle disdette padronali immotivate, ne fanno un giovane sindacalista generalmente riconosciuto e stimato tanto da diventare dirigente della Camera del Lavoro di Pergola nel 1955 (fino al 1957) ed essere successivamente chiamato alla Camera del Lavoro di Pesaro dove dirige la Federazione dei lavoratori del legno, dell’edilizia e dei settori affini (Fillea). Sul lato più strettamente politico, egli aveva aderito al Partito comunista nel 1949 per diventarne funzionario pochi anni dopo, nel 1954, mentre dal 1962 è membro del Comitato della federazione comunista. Già consigliere comunale di Pergola, in qualità di dirigente della Fillea vede lievitare sensibilmente gli iscritti alla categoria da un migliaio a quasi cinquemila. È la diretta conseguenza delle trasformazioni produttive che portano a un drastico ridimensionamento delle attività agricole, cui segue una consistente migrazione dalle campagne verso i principali centri costieri (e i loro hinterland) e la diffusione di una rete di piccole imprese nel settore secondario, che sovente assumono il carattere distrettuale, le quali, insieme alla presenza di partiti di massa radicarti sul territorio, costituisce l’ossatura di quella che è stata chiama ‘Terza Italia’. Sono anni – in particolare la seconda metà degli anni Sessanta – in cui cresce la domanda di partecipazione sociale e politica dal basso (in particolare in realtà metalmeccaniche come la Montecatini) e che vedono una difficoltà dello stesso sindacato, dopo l’‘autunno caldo’, ad indirizzare e guidare unitariamente le trasformazioni e le domande di partecipazione che si addensano. Monaldi vive questo periodo da protagonista, prima in quanto componente della segreteria provinciale della Camera del Lavoro (dal 1965), poi da segretario generale, succedendo a Elmo Del Bianco, nel triennio 1970-1973. Già in una sua relazione alla conferenza provinciale di organizzazione della Cgil del dicembre 1970 egli coglie le trasformazioni prodottesi grazie al fatto di aver sancito nei contratti di lavoro «il diritto di assemblea in fabbrica durante l’orario di lavoro […], il riconoscimento dei rappresentanti sindacali, come agenti che hanno il diritto di discutere con l’azienda tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, qualifiche, orario, premi, cottimi, apprendistato, organici, ambienti di lavoro, mense aziendali, nonché il potere di proclamare lo sciopero qualora viene deciso dall’Assemblea dei lavoratori». Di fatto, la proclamazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori, con il divieto di licenziamento senza giusta causa e la reintegrazione nel posto di lavoro, dà nuovo potere contrattuale e consente ai lavoratori di partecipare alle decisioni che li riguardano attivamente all’interno dei luoghi di lavoro dato che le assemblee non si tenevano più in orario extra-lavorativo coinvolgendo solo una minoranza di lavoratori. Sono anni, peraltro, in cui la dialettica sindacale interna alla Cgil è molto accesa con posizioni più moderate, improntate ad un’unità d’azione tra le diverse rappresentanze delle confederazioni sindacali, e posizioni più marcatamente di sinistra che puntano sull’unità delle categorie, trasversalmente alle appartenenze, dove la creazione del sindacato dei consigli al posto delle vecchie commissioni vede prevalere una logica di democrazia di base che in quegli anni si diffonde in diverse realtà e si oppone a forme di burocratizzazione verticistica. In presenza di crisi industriali come quelle delle aziende più rilevanti nel pesarese, per dimensioni e livelli occupazionali, come la Montecatini e la Benelli, la forza accumulata dalla minoranza di sinistra in seno al direttivo sindacale (e tra i lavoratori) crea una spaccatura che si ripercuote anche nel Pci, la cui maggioranza appoggia la linea più prudente. Si giunge, così, ad un avvicendamento tra i segretari generali con la nomina di Olindo Venturi dopo l’VIII congresso provinciale della Cgil. La divisione sindacale porta, successivamente, anche all’allontanamento del referente della sinistra sindacale presso la segreteria provinciale, Luigi Agostini. Monaldi, da parte sua, pur mantenendo rapporti con la Cgil, termina la sua esperienza propriamente sindacale e si dedica al lavoro di piccolo artigiano. Non a caso è tra i promotori del patronato EPASA della Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Pesaro e Urbino (Cna), organizzazione all’interno della quale è anche per ben due volte presidente pro-tempore: nel 1985 e nel 1993. Muore a Pesaro il 1° marzo del 2003.
Friulano, ma pesarese di adozione, antifascista e comunista, durante il ventennio fascista si rifugia in Francia, a Parigi, dove conosce la sua compagna di lotta e di vita: Lea Trivella. Insieme combattono le forze d’occupazione tedesche in Francia, dopo l’invasione nazista del paese, dal 1940 al 1943. Con la caduta del governo di Mussolini e il suo arresto, Lupieri rientra in Italia con la compagna Trivella, portando con se l’esperienza di guerriglia urbana maturata a Parigi. Nell’ottobre del 1943, si rendono evidenti i limiti operativi e la funzione della GN, inadeguata a sostenere l’intensificarsi della pressione delle forze di occupazione tedesche e fasciste sulla popolazione, in particolar modo nei centri urbani. Per tale motivo il CLN decide di articolare la lotta armata creando nelle montagne i distaccamenti d’assalto Garibaldi (poi Brigate) e nelle città i GAP (Gruppi d’Azione Patriottica). Il 1 novembre 1943 viene formalizzata la Brigata GAP Pesaro e Lupieri, con nome di battaglia Basilio, viene indicato come comandante. Secondo quanto dichiarato da Sandro Severi nel novembre del 1991, Siro Lupieri pianifica e guida l’operazione di sabotaggio del deposito di mine di Montecchio del 21 gennaio 1944. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, ricopre numerosi incarichi politici e pubblici: Assessore provinciale, comunale, sindacalista, consigliere di amministrazione della COOP e dal 1975 ne diventa presidente. Gli viene attribuita la Croce al merito di guerra per l’attività partigiana.
Mariano Bertini nasce a Fano il 28 settembre 1907. Figlio di Lazzaro Bertini ed Elvira Roscini, egli è più noto con il nome di “Mario”. Operaio cementista e autodidatta, agli inizi degli anni Trenta è tra i principali animatori, insieme ad altri giovani di diversa estrazione sociale (tra gli altri si ricordino gli studenti universitari Bruno Venturini, Carlo Ghiandoni e Vittorio Mazzolini; il meccanico Silvio Battistelli e il fuochista Renzo Rovinelli) di una nuova leva di militanti comunisti che animano la lotta antifascista nell’area fanese (in cui vi era anche una rilevante presenza anarchica). Nel 1932, Bertini, insieme a Venturini e Alberto Mancinelli, guida un comitato che organizza l’attività clandestina e stringe rapporti con gruppi comunisti che si andavano formando anche nel capoluogo di provincia e nel suo hinterland. Nel complesso, la rete di gruppi comunisti si segnala per un’intensa attività di proselitismo e produzione/divulgazione di stampa antifascista scoperta nel 1933 solo grazie all’infiltrazione di un componente della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale all’interno del gruppo fanese. Ciò porta all’arresto e al deferimento al Tribunale speciale di gran parte dei componenti del gruppo comunista provinciale. Il 10 novembre 1933 a Bertini viene inflitta la pena più elevata – una condanna a 10 anni – in quanto ritenuto tra i principali responsabili dell’attività clandestina. L’esponente fanese viene scarcerato dopo aver scontato metà della pena in seguito ad una sopraggiunta amnistia e pur essendo in stato di libertà vigilata riprende i contatti con la rete antifascista locale intensificando le sue attività durante il secondo conflitto mondiale. In tal senso, «dopo l’8 settembre è, con Carlo Paladini, Enzo Capalozza e Silvio Battistelli, tra i fondatori del CLN di Fano» e ciò lo porta a prendere effettivamente parte alla lotta armata contro gli occupanti tedeschi e i repubblichini segnalandosi come uno dei primi, dalla fine del 1943, ad organizzare bande partigiane nella zona di Frontone, Cagli e Cantiano. È attivo nella V Brigata Garibaldi in qualità di ufficiale di collegamento e succede nel febbraio 1944 a Pompilio Fastiggi – assassinato il 1° febbraio a Sant’Angelo in Vado dopo essere stato tradotto nella locale caserma dei carabinieri – alla guida della ricostituita federazione provinciale comunista. Dopo la Liberazione riprende vigore anche l’attività sindacale. Sulla base del Patto di Roma del giugno 1944 e dei rapporti di forza tra le organizzazioni antifasciste si costituisce la Cgil come sindacato unitario dei lavoratori (in linea di continuità con la disciolta Cgl durante il ventennio fascista). Nel pesarese Bertini, insieme ai comunisti Augusto Gabbani e Bruno Alciati, al socialista Dante Spallacci, all’azionista Giovanni Giordani e al democristiano Arnaldo Forlani (successivamente dirigente locale e nazionale della Dc, nonché Ministro e Presidente del Consiglio dei Ministri), è membro della segreteria della Camera del Lavoro pesarese e già a un anno di distanza dal Patto di Roma ne risulta segretario generale contornato da una segreteria che vede i primi avvicendamenti nella componente cristiana, rinforzata, con i nuovi entrati Otello Godi e Giovanni Maria Venturi al posto di Forlani. Già dalla sua ricostituzione la Cgil si presenta come un soggetto accreditato dalla controparte datoriale vista la non irrilevante attività contrattuale che viene a sedimentarsi, ma in una situazione di oggettiva difficoltà e impoverimento in seguito alle rovine lasciate sul campo dalla guerra, une delle poche modalità efficaci per ottenere risorse consiste nel premere sulle istituzioni statali (e locali) per reperire finanziamenti da impiegare per lavori di pubblica utilità e così almeno ridurre le imponenti disuguaglianze sociali prodotte da un’estesa disoccupazione. È proprio in questi anni che s’impongono metodi di lotta originali come gli ‘scioperi alla rovescia’ sia in ambito urbano che rurale. D’altronde, il sindacato guidato da Bertini trova proprio nelle campagne il suo principale radicamento tanto che, nell’agosto del 1945, 15.000 dei 23.000 iscritti provenivano dal settore agricolo. Di questi i mezzadri erano di gran lunga la categoria più rappresentativa, rispetto a fittavoli e coltivatori diretti, ed anche la più combattiva sul lato della revisione del patto colonico dopo la timida (ed ostacolata) riforma promossa dal Ministro comunista Fausto Gullo nel 1944 che interveniva sulla ripartizione dei prodotti e sul temporaneo congelamento delle disdette. A volte si trattò di lotte immani con esiti tragici come in occasione del ‘sequestro dei padroni’ di Macerata Feltria o dell’agguato a Umberto Giorgini, dirigente della Confederterra di Cagli (dicembre 1947). Di fatto, come sottolinea Bertini in un suo resoconto sul livello organizzativo (Relazione sulla situazione politica della e sindacale della Provincia nel 1945), si manifestavano problemi legati alla «deficienza di collegamenti con le zone periferiche […], l’insufficienza degli organi locali e dell’organizzazione provinciale» che si riverberava nella difficile penetrazione del sindacato in importati categorie di lavoratori, nello scarso livello di competenza dei comitati direttivi, nella carenza di attrezzature tecniche e burocratiche, nell’assenza di donne e giovani nel gruppo esecutivo dell’organismo confederale (e sulla scarsa presenza di attiviste femminili si tornerà anche in seguito a rimarcarne la problematicità). Bertini è confermato segretario in occasione del I congresso provinciale della Cgil che si tiene tra il 22 e il 24 aprile del 1947. L’assemblea che lo elegge fa riferimento ad una composizione fortemente egemonizzata dagli iscritti comunisti (pari al 65%) a cui si affiancavano, in subordine, socialisti (15%), democristiani (10%), azionisti (4,5%) e repubblicani (3%). Bertini, inoltre, è uno dei cinque rappresentati comunisti (gli altri sono Adele Bei, Giacomo Allegrucci, Tito Biancaluna ed Elio Della Fornace) inviati al congresso nazionale della Cgil che si tiene a Firenze nel luglio 1947. Il pluralismo sindacale, che convive difficilmente in un fraglie quadro unitario, inizia ad essere severamente intaccato proprio in questo frangente in seguito ad alcuni eventi che si configurano come vere e proprie rotture. Da un lato, l’espulsione delle sinistre dal quarto governo guidato da Alcide De Gasperi nel maggio 1947 (e la scelta inequivocabilmente filoatlantica in politica internazionale successiva alle elezioni politiche del 1948), dall’altro, la difficolta a distinguere scelte politiche e sindacali portano i dirigenti comunisti della Cgil come Bertini a dover schiacciare l’agenda sindacale su quella più propriamente partitica. E ciò peserà tanto più sulla dialettica sindacale, alimentandone le lacerazioni, dal momento che per i comunisti si prospetta una lunga fase di opposizione in Parlamento e nella società date le scelte di campo opposte che vengono a delinearsi in termini non solo ideologici bensì geopolitici. Bertini conclude la sua esperienza dirigenziale in Cgil nei primi mesi del 1948. Gli succederà un giovane ‘quadro’ intellettuale comunista, l’avvocato Angelo Arcangeli. A sua volta, Bertini si dedica in modo pressoché esclusivo alla militanza nel Pci ed in particolar modo all’organizzazione della Cooperativa pescatori. Muore a Pesaro il 20 settembre 1966.
Nato a Acquaviva (Bari), si diploma nell'anno accademico 1925-1926 in Oboe al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Viene delegato dal Sindacato del Conservatorio Rossini di Pesaro al I Congresso provinciale della Cgil di Pesaro e Urbino.