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Notice d'autorité
Collectivité

La Federazione nazionale lavoratori dell'energia Cgil nasce con il Congresso di Rimini del 23 aprile 1977, con l'unificazione di Fidae ( Federazione italiana dipendenti aziende elettriche), di Fidag (Federazione italiana dipendenti aziende del gas) e Filda (Federazione italiana lavoratori degli acquedotti). La Fnle opera quindi nel settore degli acquedotti, del gas ed elettricità, nonché dei Centri di ricerca (Cise, Cesi, Ismes), della Cassa conguaglio del settore elettrico e della Cispel.
Il Comprensorio di Pesaro e Urbino della Fnle si costituisce con il I Congresso, tenuto a Pesaro il 23 maggio 1981. Il 16 giugno il Direttivo elegge Augusto Recchi Segretario. Rappresenta i lavoratori dell'Enel per gli elettrici e dell'Amga per Gas e acqua. Ha una forte rappresentatività fra i lavoratori perché oltre alle vertenze segue il settore previdenziale per la gestione del fondo integrativo per i contributi unificati.

Francesconi, Patrizio
MdM_IT_P_00617 · Personne · 1953 giu. 14 -

Nasce il 14 giugno del 1953 a Chiusa di Ginestreto (fino al 1929 Ginestreto era stato un Comune poi aggregato a Pesaro); i genitori erano casanti, padre operaio saltuario, poi fuochista alla fornace PICA, madre casalinga e bracciante. Quando ha tre anni la famiglia si trasfesce a Pozzo Basso dove alla famiglia viene assegnato un appartamento delle case popolari. I genitori erano entrambi comunisti, anzitutto per il riscatto delle loro condizioni di vita, ma anche per l’influenza dello zio, staffetta partigiana. In questo contesto famigliare dai primi anni di vita incontra la politica e il PCI. Già a quattro anni il padre gli insegna a diffondere l’Unità la domenica, ma è anche un fervente chierichetto, che ha servito messa per tutto il periodo delle elementari, «un catto-comunista senza saperlo». L’impegno politico militante inizia nel 1967 con l’iscrizione al circolo della FGCI di Pozzo Basso (con Gianfranco Roberti segretario di sezione, che poi divenne dirigente della CGIL prima alla Fillea e in seguito nella Camera del Lavoro) e nel movimento studentesco in Urbino dove studia all’Istituto Tecnico e si diploma in elettronica industriale. Qui partecipa alle prime manifestazioni studentesche, alle prime occupazioni dell’Istituto, alle liti quotidiane «come sempre e da sempre per non farci mancare nulla su chi era più a sinistra e come si doveva fare per esserlo» con i compagni della sinistra extraparlamentare, alle lotte con gli studenti universitari, all’incontro con il teatro politico di Dario Fo al Teatro Spento e ai i primi contatti con la Camera del Lavoro di Urbino.
A 16 anni diventa segretario del circolo e inizia l’attività di riorganizzazione e di tesseramento alla FGCI dove, conseguendo ottimi risultati, viene notato dalla FGCI provinciale, da Luigi Gennarini prima e Stefano Angelini poi, e inserito negli organismi dirigenti fino a divenire, negli anni successivi segretario di zona della federazione giovanile, che contava all’epoca oltre 5000 iscritti. Diventa poi segretario organizzativo nella segreteria provinciale. Dopo il diploma si iscrive a Medicina che frequenta per quattro anni alternando gli studi con il lavoro al Partito, ma l’amore per la politica era così forte che decide di lasciare gli studi universitari per un impegno totalizzante come funzionario del PCI di zona «per altro senza mai essere pagato», nel frattempo viene inserito anche nel Consiglio di amministrazione dell’Ospedale San Salvatore di Pesaro. Alla fine del 1979 il Consiglio di amministrazione viene soppresso con l’entrata in vigore della legge 833 del 23 dicembre 1978, che istituiva il Servizio sanitario nazionale (detta anche Riforma sanitaria).
Nel 1976 viene eletto segretario della sezione comunista di Pozzo «ricordo che la prima discussione che feci, purtroppo con relativi strappi nella militanza, fu relativa alla opportunità di togliere il quadro di Stalin dalle pareti della sezione e diversi compagni anziani non me lo perdoneranno per molti anni a venire». In un paese, Pozzo, con poco più di 1100 abitanti c’erano quasi 500 iscritti tra Partito e FGCI, e si era ottenuto il 70% dei voti alle elezioni politiche e amministrative «erano i tempi in cui già qualche giorno prima del voto sapevamo con una precisione del 99% quanti voti avremmo ricevuto e quanti gli altri partiti, la capillarità della presenza nel territorio e il suo ‘controllo’ ci permettevano di ottenere questi risultati». Nel 1979, dopo la nascita della figlia Giulia, lascia il funzionariato di Partito e riprende gli studi universitari a Urbino, dove in seguito conseguirà la laurea in Scienze biologiche, matematiche e fisiche. Verso la fine della primavera del 1980 Massimo Falcioni segretario della Camera del lavoro Provinciale di Pesaro gli chiede la disponibilità a lavorare in CGIL. Dopo un mese di riflessioni e di confronti in casa e con i compagni di sezione e della Federazione con cui era rimasto più strettamente in contatto, accetta «i miei dubbi riguardavano la capacità di riuscire a svolgere questo nuovo impegno senza sapere praticamente nulla delle politiche sindacali e del suo modello organizzativo, della confederazione, delle categorie, il rapporto con le altre organizzazioni sindacali, le componenti politiche sindacali, ecc.».
Falcioni e Mario Mauri (Segretario provinciale aggiunto) avevano concordato l’ingresso di un gruppo di giovani provenienti specialmente dal mondo studentesco per innestare nuove energie e ricostruire un gruppo dirigente che ancora soffriva delle grandi fratture che c’erano state nell’ultimo decennio dentro la Camera del lavoro di Pesaro, nel rapporto con i partiti e specialmente con il PCI. Lo scontro delle idee e delle azioni che si era svolto, era di natura sindacale: sul ruolo dei Consigli di fabbrica – prima e dopo la legge del 20 maggio 1970 che n. 300 che detta le norme per lo Statuto dei lavoratori, prima e dopo il ’68 -, sulla loro nuova soggettività politica, sulla vertenza territoriale per nuovi servizi sociali e sugli spazi di iniziativa politica e culturale. Ma lo scontro era anche molto politico coinvolgendo il Partito, l’autonomia dal Partito «allora c’erano ancora le commissioni di massa ovvero il Partito che ‘dava la linea’ ai lavoratori, agli artigiani, ai contadini, ai commercianti, iscritti o vicini alle posizioni del PCI, per dirla in modo più colorito, lo scontro ha riguardato anche la presa del ‘palazzo d’inverno’ cioè la direzione della Federazione del PCI ritenuto a torto o a ragione il centro del potere, il Dominus. In altre parole le aspre battaglie politiche, condotte senza esclusione di colpi, riguardavano da una parte quei compagni che volevano fare dei consigli di fabbrica il nucleo centrale di una rinnovata classe operaia capace di diventare soggetto politico e guidare la trasformazione del tessuto produttivo e sociale con una forte alleanza con gli studenti e la cultura e dall’altra altri compagni che ritenevano che il lavoratori dovevano essere sì centrali nel modello di sviluppo attraverso lo sviluppo dei diritti, ma questo modello di società nuova doveva anche essere compenetrato dagli interessi di altri soggetti: le imprese (grandi e piccole), i commercianti, i contadini e i professionisti, cioè attraverso politiche di alleanze. Queste battaglie che erano durate molti anni alla loro conclusione avevano portato all’allontanamento verso altre esperienze sindacali di CGIL e di federazioni di categorie sparsi in giro per l’Italia di quei compagni che uscirono sconfitti (Luigi Agostini e altri), e umanamente aveva lasciato anche conseguenze fatte di diffidenze, a volte di rancori, di non affidabilità della ‘linea politica’ di tanti compagni. In altre parole si doveva ricostruire un clima, e nuovo gruppo dirigente».
Il 1° luglio del 1980 Francesconi inizia la sua vita di funzionario della CGIL, venendo cooptato a fine luglio negli organismi dirigenti della Camera del lavoro come addetto stampa e per occuparsi della propaganda e delle 150 ore).
«Il primo giorno subito un impatto da batticuore, Falcioni mi manda alla Benelli moto dove i lavoratori stavano scioperando per il contratto integrativo aziendale, in rappresentanza della Camera del Lavoro (c’erano rapporti molto tesi con la FLM) e partecipai all’organizzazione della lotta (che durò fino ai primi di ottobre ma De Tommaso non si spostò che di pochi millimetri e la FLM – con il segretario nazionale Gianni Italia - chiuse quella vertenza con una manciata di lire di aumento, ma soprattutto iniziò la crisi occupazionale della Benelli). Così come da lì a breve mi fecero fare la prima assemblea, al mobilificio Cenerini di Santa Maria delle Fabbrecce (facevano le casse da morto), e il primo incontro con i lavoratori dei corsi delle 150 ore per il conseguimento della licenza media».,
La confederazione a fine 1980 rivede il modello organizzativo con il superamento delle Camere del lavoro provinciali e l’istituzione delle Camere del lavoro comprensoriali. Falcioni, che era stato mandato al regionale alla categoria dei tessili, viene sostituito da Rodolfo Costantini che, dopo pochi giorni, gli comunica che doveva andare a lavorare alla Camera del lavoro di Fano con Riccardo Spaccazocchi segretario generale e Bino Fanelli segretario aggiunto.
In questa fase è impegnato con il congresso costitutivo della Camera del lavoro comprensoriale di Fano, ed entra nella segreteria della Camera del lavoro per occuparsi del sindacato dei pescatori, di parte dell’Ufficio vertenze, «diretto da Marcello Alessandrini già delegato del calzaturificio Serafini, vertenza che in seguito alla chiusura dello stabilimento, segnò profondamente in negativo la storia della Camera del lavoro di Fano», dell’organizzazione della Camera del lavoro e diventa segretario generale dei pubblici dipendenti. Poi appena un anno e mezzo dopo, Rossano Rimelli, Segretario generale aggiunto della CGIL Marche, lo porta direttamente nella segreteria regionale con la responsabilità dei settori sanità, enti locali, servizi sociali e riforma della Pubblica amministrazione «a partire dalla così detta riforma intercompartimentale che aveva l’obiettivo di unificare omogeneizzandole tutte le diverse normative vigenti all’interno dei singoli settori della Pubblica amministrazione, praticamente mi facevano fare dell’apprendistato perché il mio destino era quello di andare a dirigere la FP CGIL delle Marche». Così nel 1984 viene cooptato in questa nuova categoria e dopo qualche mese sostituisce Italo Javarone alla Segreteria generale di categoria. «Fu una bella esperienza perché partecipai, insieme ad altri compagni, alla costruzione di una nuova grande importante categoria di tutti i lavoratori pubblici, fino ad allora dispersi in varie categorie e settori, un lavoro di grande soddisfazioni. Mi chiesero di andare a lavorare in Funzione pubblica nazionale nel dipartimento organizzativo, ma avendo avuto il secondo figlio, Enrico, preferii avvicinarmi a casa e rientrai alla Camera del lavoro di Pesaro, dove Segretario generale era Lino Lucarini».
Dal 1988 al 2005 ricopre diverse mansioni come componente della Segreteria territoriale, anzitutto quelle delle politiche pubbliche, dei servizi sociali, del sindacato dei diritti lanciato da Trentin alla conferenza di organizzazione di Chianciano, di handicap e inserimento lavorativo, immigrazione, cooperazione sociale. «Organizzai per la prima volta i soci-lavoratori di queste cooperative, una modalità di lavoro di confine tra lavoro dipendente e imprenditoria sociale, partecipando alla scrittura del primo contratto nazionale per la parte che riguardava la tutela dei lavoratori appartenenti alle così dette fasce deboli e ricoprii anche ruoli dirigenziali di categoria prima alla Fiom (segretario Tarsi) e poi come segretario generale della FILCEA (energia ,gomma e plastica). In quel periodo fui promotore insieme ad altri della costituzione dell’Università dell’età libera chiedendo a Paolo Volponi di presiederla (in seguito alla sua morte, successivamente a lui fu dedicata)».
Dal 1995 al 2002 diventa Segretario provinciale del Sindacato pensionati italiano, anche qui con un lavoro politico ed organizzativo di grande soddisfazione nella costruzione delle leghe territoriali dei pensionati con una forte autonomia politica ed amministrativa, volto alla tutela dei pensionati attraverso servizi erogati dalla CGIL ma soprattutto con la contrattazione sociale territoriale con i Comuni e le ASL. «Un periodo di grande protagonismo sindacale dei pensionati che comportò anche qualche scontro politico con la segreteria generale della Camera del Lavoro (Giuliano Giampaoli)».
Successivamente, per quasi due anni, collabora con l’Assessorato ai Servizi sociali del Comune di Fano alla progettazione di una nuova serie di servizi sociali in particolare rivolti alle persone anziane e a quelle con problemi psichiatrici. «Anche quello fu un lavoro svolto ‘dall’altra parte della barricata’ ricco di soddisfazione, purtroppo interrotto appena due anni dopo quando l’amministrazione comunale passò da un governo di sinistra ad uno di destra, così non mi fu rinnovato il contratto di lavoro e rientrai in CGIL, prima di accettare la proposta del Comune di Fano chiesi e ottenni il consenso della CGIL Marche di fare questa esperienza e di rientrare se l’esperienza si fosse interrotta o per mia incapacità o per altri motivi politici istituzionali o elettorali, appunto».
Dal 1° settembre del 2004 Gianni Venturi, segretario generale della CGIL Marche, lo chiama a dirigere il Dipartimento formazione e ricerca. In questa veste si occupa soprattutto di organizzare i Fondi interprofessionali per la formazione continua dei lavoratori dipendenti, alimentati dallo 0,30% dei versamenti contributivi e gestiti in maniera paritetica con le controparti contrattuali. Si trattava di una grande occasione per le RSU e per i delegati, destinare pacchetti di ore formative da svolgersi durante il normale orario di lavoro per aumentare le competenze professionali e culturali dei lavoratori dipendenti e contribuire attraverso questa strada all’aumento della competitività aziendale, attraverso la contrattazione aziendale «le aziende non furono mai pronte a questa innovazione che avevano avuto origine con il governo Ciampi attraverso la pratica della concertazione». Si occupa nel contempo di formazione permanente degli adulti e dell’organizzazione dei corsi IFTS, ITS (formazione specialistica post diploma) e dei Master universitari, con l’obiettivo di creare professionalità nuove per il tessuto industriale e produttivo. Per conto di CGIL Marche è stato componente del Comitato di sorveglianza della Regione Marche occupandosi del Fondo sociale europeo (FSE). Contemporaneamente inizia a svolgere anche la formazione sindacale che di li a poco tempo avrebbe avuto uno sviluppo esponenziale. Con il superamento organizzativo del dipartimento formazione e ricerca voluto dalla CGIL nazionale si crea il dipartimento della Formazione sindacale e in contemporanea la CGIL Marche costituisce anche il dipartimento welfare che Francesconi andrà a dirigere unitamente al dipartimento formazione sindacale fino al periodo del pensionamento avvenuto il 31 dicembre 2019.
Di questo ultimo periodo, dal 2010 al 2019, rimane significativa l’esperienza che ha contribuito a realizzare (unica nel panorama sindacale nazionale) la convenzione sottoscritta (insieme a CISL e UIL e alle Organizzazioni degli artigiani) e con l’Università di Camerino per permettere ai compagni e agli altri colleghi, che per diversi motivi non avevano la laurea, di conseguire quella in Scienze politiche «quasi 20 compagni della CGIL si laurearono». In quegli anni è importante segnalare la serietà dell’impegno formativo della CGIL Marche «che aveva deciso di dedicare l’1% dei bilanci al finanziamento della formazione», diretto ai delegati e al gruppo dirigente in modo metodico e co-progettato, coinvolgendo le Camere del lavoro e le categorie. Viene inoltre sperimentata la formazione a distanza con la creazione di una piattaforma di e-learning della CGIL Marche «coadiuvato tecnicamente da Sandro Tumini ingegnere e delegato della Università Politecnica delle Marche, accompagnata dalla formazione per l’uso intelligente dei social-media in un processo di nuova comunicazione (protagonismo dei soggetti sindacali, attraverso immagini, interviste all’interno di uno spazio temporale breve che comportava utilizzare meno parole e specialmente utilizzare meno il ‘sindacalese’). Così come i Master formativi residenziali di durata annuale rivolti ai giovani dirigenti della CGIL con una progettazione del tutto nuova rispetto al passato introducendo anche una parte di ‘intrattenimento culturale’ come parte integrante del programma formativo (incontri con autori, partecipazione a mostre ecc.) che mai era stata fatta prima. Così come mi sento orgoglioso di aver istituito il Servizio civile in CGIL Marche partecipando ad un bando della Regione Marche dove con un nostro progetto potemmo inserire in due anni 30 ragazze e ragazzi delle Camere del Lavoro a far conoscere loro il sindacato e come lavorava, i servizi che eroga, e noi a beneficiare dell’arrivo di nuove mentalità ed energie».
Forte negli ultimi tempi il suo impegno sul versante dei Servizi sociali, rivolgendo in particolare l’attenzione sulla povertà che anche nelle Marche sta assumendo una dimensione massiccia in contemporanea alla crisi occupazionale «seppure in modo differente otre il 10% della popolazione marchigiana ne era interessata».
Dal dipartimento Welfare attiva un lungo processo di contrattazione sociale territoriale con i Comuni e di confronto e di contrattazione con la Regione Marche «portato avanti in modo convintamente unitario» innanzitutto volto ad aumentare le risorse da destinare ai servizi sociali e verso la riorganizzazione dei modelli gestionali previsti dal Piano sociale regionale per la costruzione degli Ambiti territoriali sociali e «la rivendicazione dell’adozione di politiche socio-sanitarie, molto carenti nella nostra Regione dove l’attenzione è sempre stata rivolta alla sanità e molto meno al socio sanitario, perché il ceto politico ai diversi livelli, ha sempre fatto prevalere un intento risarcitorio ed assistenziale rispetto a politiche di sviluppo dove il sociale è uno dei cardini essenziali per conseguire un buon welfare».

Tarsi, Peppino
MdM_IT_P_00520 · Personne · 1952 mar. 26 -

Nato a Frontone.

Pierangeli, Wolframo
MdM_IT_P_00655 · Personne · 1895 apr. 10 - 1974 gen. 30

Pierangeli è una figura di spicco dell’antifascismo pesarese, nato nel 1895 a Civitanova Marche, si trasferisce nel 1906 a Urbino dove si forma in un ambiente laico influenzato dalla figura del medico socialista Domenico Gasparini. Nel 2011 raggiunge in Argentina il padre Stefano, direttore artistico del teatro Colón di Buenos Aires, ma nel 1915 torna in Italia e viene chiamato alle armi. L’esperienza della Prima guerra mondiale rafforza le idee socialiste e lo porta a impegnarsi nell’attività politica fin dalle elezioni del 1919. Pierangeli a Pesaro si diploma geometra e nel 1920 si sposta in Veneto a Spresiano dove viene nominato segretario della sezione del Partito socialista. A capo di una cooperativa di muratori inizia da Spresiano un’attività di copertura che gli permette di assumere i compagni socialisti costretti ad allontanarsi da Pesaro. Per seguire il lavoro nei cantieri riesce a spostarsi in diverse regioni e a portare avanti l’attività clandestina per proteggere gli antifascisti pesaresi a cui dà lavoro e sostiene economicamente. Nel 1921 a Pesaro conosce Egisto Cappellini, dirigente comunista fra i fondatori del Partito a Livorno, che sarà il suo contatto con l’organizzazione clandestina del Partito. Pierangeli è controllato dalla polizia e più volte picchiato dai fascisti, viene allontanato da Pesaro nella prima metà degli anni Venti e costretto a trasferirsi in Sicilia e in Calabria. Riesce comunque a mantenere i contatti con Cappellini e quando nel 1931, con una ditta di copertura, vince una gara d’appalto a Sanremo può assumere a lavorare i comunisti pesaresi, fra questi Alfonso Tomasucci, antifascista condannato dal Tribunale speciale e Mario Bertini, che sarà segretario della Camera del Lavoro dopo la guerra, fra i suoi collaboratori avrà anche Ottavio Ricci, nel 1944 comandante della V Brigata Garibaldi Pesaro. Adducendo motivazioni di lavoro Pierangeli, Ricci e Bertini possono andare in Francia a Nizza a recuperare materiale stampato clandestinamente per portarlo a Torino a Cappellini. Da Sanremo Pierangeli riesce a favorire la fuga in Francia dei fratelli Ugolini condannati dal Tribunale speciale e a fornire notevoli aiuti economici al Partito e per la stampa dell’Unità.
Nel 1934 Pierangeli insieme a Claudio Cangiotti acquista la Fornace che verrà utilizzata come sede dell’attività clandestina del PCI e, grazie alla possibilità di muoversi per esigenze dell’azienda, Cappellini può disporre dell’auto per spostarsi sul territorio nazionale.
La mattina del 26 luglio 1943 fra i pesaresi che festeggiano in piazza la caduta del fascismo ci sono anche Pierangeli e Mario Bertini e il 27 nell’ufficio di Pierangeli al n. 8 di via Rossini si decide la costituzione del “Fronte nazionale d’azione”. Dopo l’armistizio si costituisce il Comitato di liberazione nazionale con il compito di organizzare e dirigere il movimento di resistenza. Il 15 settembre 1943 Pierangeli riceve dal PCI l’incarico di prendere contatti con gli alleati. Parte insieme a Vittorio Fanelli di Ancona e Leone Bernardi di Fermo con la sua macchina in quella che Cappellini chiama la “missione Pierangeli” con l’obiettivo di esporre la situazione della costa adriatica in vista di un possibile sbarco a nord, all’altezza di Ancona.
La “missione Pierangeli” si rivela difficile, gli inglesi diffidano dei comunisti e passeranno mesi per ottenere aiuti e armi. Pierangeli rimane bloccato fra Bari, Napoli e Salerno fino alla fine di maggio 1944, partecipa a Napoli il 28 novembre del 1943 alla riunione dei Comitati di liberazione e al Congresso del Comitato di liberazione nazionale a Bari, del gennaio 1944. Come rappresentante del PCI pesarese è in Ancona in agosto e torna a Pesaro prima dell’offensiva sulla Linea Gotica.
Nell’ottobre del 1944 Pierangeli viene nominato Presidente della Deputazione provinciale di Pesaro dal Colonnello Nicholls del Governo militare alleato in accordo con il CLN, subentrando a Claudio Cecchi che aveva ricoperto la carica dal 18 settembre. L’insediamento si tiene il 13 ottobre 1944 a Urbino nella sede dell’Università in quanto la sede della Provincia a Pesaro era inagibile.
I problemi che la Provincia si trova ad affrontare per riattivare i servizi di sua pertinenza sono immensi: strade interrotte, ponti distrutti, l’ospedale psichiatrico occupato dalle truppe alleate con i malati fatti sfollare fuori regione, il consorzio antitubercolare funzionante solo a Urbino, il laboratorio di igiene e profilassi completamente devastato. La difficoltà di avere strumenti e servizi operativi rendeva drammatica la ripresa in un territorio che aveva avuto il maggior numero di distruzione fra le province marchigiane.
La stima dei danni per la provincia di Pesaro era stata calcolata in 30 miliardi di lire, con i danni più gravi in agricoltura nella bassa valle del Foglia a ridosso della Linea Gotica, gravissimi i danni alle industrie con stabilimenti bombardati e macchinari smantellati dai tedeschi, danni enormi alla viabilità e alle case con 37.000 vani distrutti e 87.000 danneggiate, ancora nel 1955 Il Solco denuncia che più di 2300 case coloniche sono inabitabili. Drammatica la condizione della popolazione a cui si aggiunge il dramma del ritorno dei reduci dai campi di internamento. I primi interventi in condizioni di emergenza vengono indirizzati al restauro dei fabbricati pubblici, al ripristino della viabilità, allo sminamento dei terreni coltivabili. Per i lavori nelle strade la Provincia assume personale tecnico e affida i lavori a cooperative esistenti favorendo la costituzione di altre, ma le risorse sono inadeguate e il problema gravissimo della disoccupazione è al centro dell’azione del sindacato e delle forze politiche.
A un anno dall’insediamento, Pierangeli al convegno del CLN, pur tracciando un primo bilancio positivo sull’attività svolta, denuncia la mancanza di risorse per far fronte alla disoccupazione, che nella seconda metà del 1945 ammonta nella provincia a oltre 13.000 unità e promuove un’azione insieme agli amministratori marchigiani per ottenere dal governo un finanziamento straordinario per la ricostruzione.
A maggio del 1945 con l’uscita di scena del Governo militare alleato l’attività politica dei partiti riprende più liberamente. Il partito comunista con una struttura capillare su tutto il territorio e dirigenti che si erano formati durante la lotta clandestina al fascismo e poi nella guerra partigiana riesce a impostare una struttura organizzativa in grado di elaborare programmi per le necessità del territorio provinciale.
Il 1946 vede ancora aumentare la disoccupazione e la ripresa dell’emigrazione in seguito agli accordi con il Belgio. Pierangeli convoca gli industriali e li sprona ad assumere nuovi operai, ad ampliare e modernizzare gli impianti.
Fino al 1946 anche le componenti del mondo cattolico nelle giunte comunali e nella Deputazione provinciale fanno prevalere il senso di responsabilità operando in modo unitario, ma con le elezioni amministrative del 1946, con la netta prevalenza dei partiti di sinistra e dopo il successo del referendum, in cui la Repubblica prevale con il 71,35 % delle preferenze, viene meno quel clima di collaborazione che si chiuderà con la vittoria della DC alle elezioni del 18 aprile 1948.
Le elezioni del 1948 si svolgono in un clima di violenze ed eccessi con frequenti incidenti nel corso dei comizi. Particolarmente astioso il confronto che coinvolge il leader DC Umberto Tupini, attivo nella provincia di Pesaro, che non manca di sferrare attacchi contro Renato Fastigi e Pierangeli.
Pierangeli a sua volta risponde agli attacchi denunciando Tupini per l’utilizzo di fondi pubblici per la campagna elettorale del figlio Giorgio. Polemiche e attacchi personali si ripeteranno anche nelle elezioni del 1951 quando Pierangeli viene accusato da Raffaele Elia, senatore democristiano già segretario del Partito polare di Fano, di violare le norme contrattuali e previdenziali dei dipendenti della Pica, a queste accuse Pierangeli risponde con una lettera aperta in cui invita Elia a presentarsi “senza preavviso” per constatare come alla Pica “sussistano le più ampie garanzie di libertà politica e sindacale per le maestranze […] completi servizi per rendere più confortevole il lavoro (docce con acqua calda, spogliatoi, mensa ecc.)” lo invita poi ad usufruire della mensa “presso la quale viene fornito agli operai un vitto certamente non inferiore a quello somministrato in un buon ristorante”.
La vittoria della DC alle elezioni del 1948, nonostante la tenuta del Partito comunista, è l’occasione, attraverso l’interpretazione strumentale di norme e procedure amministrative, della sospensione per i più svariati motivi, di molti sindaci di sinistra, compreso Renato Fastigi nel 1950. Ma la forzatura maggiore è quella che porta il 12 ottobre 1948 alla sospensione di Pierangeli. Il provvedimento scatena reazioni durissime sulla stampa, si tengono manifestazioni e convegni che si sommano alla crisi economica con il rallentamento dei lavori per la ricostruzione denunciato dalla Camera del lavoro e con una conflittualità altissima che vede nuove forme di lotta nelle campagne, come il sequestro dei padroni a Macerata Feltria e gli scioperi alla rovescia.
Nel clima conflittuale che si era affermato dopo le elezioni dell’aprile 1948 è tuttavia significativo che la giunta della Deputazione uscente di ispirazione ciellenista si presenti unita, con il rappresentante democristiano e quello repubblicano che sconfessano l’operazione politica dei rispettivi partiti riconoscendo i risultati della Deputazione uscente e l’equilibrio del presidente Pierangeli.
Ad illustrazione di quanto realizzato nei quattro anni dalla Liberazione al 15 ottobre 1948 la Provincia pubblica la relazione della presidenza. L’opuscolo di 48 pagine è corredato da fotografie, cartine e grafici, Pierangeli sottolinea in premessa che “attraverso difficoltà d’ogni genere che parevano insormontabili, la Deputazione […] vuole ricordare che fin dai momenti tragici dell’immediato dopoguerra ha saputo dare il primo impulso ed un apporto deciso per la rapida ripresa della vita sociale, finanziaria ed economica della nostra provincia”.
La relazione prosegue illustrando nel dettaglio tutti gli interventi, con particolare dettaglio per il ripristino della viabilità con le foto e le descrizioni dei ponti ricostruiti, la riparazione degli edifici di proprietà provinciale e le nuove costruzioni. Pierangeli affronta anche il problema dell’ospedale psichiatrico, che aveva visitato rimanendo molto colpito per le condizioni in cui erano costretti i malati, proponendo l’acquisto dei terreni, per la costruzione di un nuovo ospedale in cui migliorare le condizioni di vita e di cura dei malati.
L’opuscolo elenca gli interventi per il Consorzio antitubercolare, per la Federazione maternità e infanzia, per l’assistenza agli illegittimi e per il settore artistico e culturale con il finanziamento agli asili, alle scuole, all’ente Olivieri, al concorso delle filodrammatiche, al Liceo musicale Rossini e all’Università. Per il Liceo Rossini ricorda l’impegno economico per integrare i “miseri stipendi” dei professori e per nominare il maestro Franco Alfano, già direttore dal 1942 al 1947 dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma, direttore dal 1947 al 1950 del Conservatorio Rossini di Pesaro. Pierangeli che ha una grande passione per la musica conclude che “per la Deputazione resterà la soddisfazione di aver compiuto un atto sentito dai nostri cultori d’arte e dalle popolazioni della nostra provincia, molto sensibili all’arte musicale”.
Nella nuova giunta, presieduta dal democristiano Giuseppe Anfossi, che rimarrà in carica solo per tre anni, la componente comunista è rappresentata dai soli Oliviero Mattioli e Giuseppe Mari. In un clima politico profondamente cambiato dopo le elezioni del 1948, con la rottura dell’unità sindacale e la politica del governo contro i lavoratori, la nuova Deputazione procede con l’attività ordinaria senza l’impulso che aveva caratterizzato il quadriennio di Pierangeli. L’opposizione della sinistra sarà durissima e costruttiva e, a fronte dell’immobilismo di Anfossi, contrappone una intensa attività politica che culmina con la stesura, coordinata da Pierangeli, del “Piano del lavoro” nel giugno del 1950 che prevedeva un complesso di progetti per l’edilizia pubblica, la riforma agraria e bonifica fondiaria.
La Deputazione retta da Anfossi si chiude con le elezioni del maggio 1951 dove socialisti e comunisti recuperano consensi rispetto alle elezioni del 1948. Il nuovo Consiglio provinciale si riunisce il 16 giugno 1951, Pierangeli viene eletto presidente con i voti della maggioranza mentre gli 11 consiglieri dell’opposizione, fra questi anche Arnaldo Forlani, si limitano a votare scheda bianca.
La nuova Giunta presieduta da Pierangeli affronta il problema della disoccupazione che condizionava la ripresa produttiva e lo sviluppo del territorio provinciale. I dati sulle condizioni economiche presentano un panorama drammatico: la disoccupazione aumentata a oltre 15.000 unità con il numero di emigranti in aumento anche a seguito dei licenziamenti nelle miniere della Montecatini. Pierangeli, convinto che le politiche per lo sviluppo dovessero presupporre la conoscenza delle risorse economiche utilizzabili, promuove una ricognizione della realtà provinciale, la costituzione di commissioni per lo studio dei problemi idrici e di indagine sulle risorse del sottosuolo.
Nell’opuscolo “Sulla irrigazione della bassa val Metauro” pubblicato dal PCI, Pierangeli risponde alle polemiche sollevate sul “Giornale dell’Emilia” dalle opposizioni, sottolineando i benefici derivanti dalle opere idriche per l’agricoltura e per l’occupazione. Per la Provincia Pierangeli rivendica un ruolo propulsivo con investimenti produttivi e concreti interventi sulle infrastrutture pubbliche, in contrapposizione a una politica di tipo assistenziale.
Su questi presupposti fra le azioni che la Provincia promuove spiccano le iniziative per la realizzazione dell’autostrada “Adriatica”, a lungo osteggiata dalla DC e dai presidenti delle province di Ascoli e Macerata. Gianfranco Giamperoli, assessore nella Giunta Pierangeli, ricorda anche la sistemazione della rete viaria di competenza con l’asfaltatura che passa dal 13,95% al 48,89%, il piano di valorizzazione delle acque del Metauro, l’aggiornamento della carta geologica e infine la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.
Pierangeli contrattacca deciso agli attacchi personali e a quelli che fanno riferimento alle azioni della Provincia denunciando l’immobilismo alla “Robinson Crosuè” dell’opposizione che si oppone a innovazioni come l’istituzione di autolinee urbane e la realizzazione dell’autostrada, dimenticando “che vi sono servizi, beni ed opere che assumono un grado di economicità non misurabile col ristretto metro dell’interesse individuale e che assurgono al rango di pubbliche necessità di vita e di sviluppo economico-sociale per la collettività”.
Alle elezioni del maggio 1956 socialisti e comunisti si presentano insieme con la lista “Torre, incudine, libro” con un programma che porta lo stesso titolo del Piano del lavoro “Per la rinascita economica e sociale della provincia” confermando un rapporto unitario frutto del lavoro delle precedenti amministrazioni. Il PCI perde consensi rispetto al 1951 e anche la maggioranza relativa a vantaggio della DC, nessuna donna viene eletta a fronte delle tre del precedente mandato. La rivelazione dei crimini di Stalin al XX Congresso del partito comunista sovietico favorisce il successo del partito socialista e l’arretramento del PCI.
Il nuovo Consiglio provinciale si insedia il 21 giugno 1956 e Pierangeli risulta eletto con i voti comunisti e socialisti. Il programma riprende il progetto dell’autostrada, la valorizzazione turistica, il prolungamento della ferrovia fino a San Sepolcro, la ricerca di idrocaburi, il potenziamento dell’istruzione tecnica. Riprendono inoltre gli studi sui problemi dello sviluppo economico della provincia.
Ma a segnare le sorti della Giunta retta da Pierangeli è il terremoto provocato dall’insurrezione ungherese e dalla repressione delle truppe sovietiche dell’ottobre 1956. Il dibattito acceso nel partito e nella città si svolge anche in Consiglio provinciale. Socialisti e comunisti si trovano su posizioni diverse. Per i comunisti le rivelazioni che Cappellini da testimone diretto, aveva fatto dei fatti di Ungheria, sono un elemento di forte imbarazzo.
L’approvazione del bilancio preventivo del 1957 a fine febbraio sarà l’ultimo atto firmato da Pierangeli che inaspettatamente si dimette per motivi personali. La gestione del partito del “caso Cappellini” a cui Pierangeli è legato da una grande amicizia fin dagli anni Venti, sono probabilmente la causa delle dimissioni a cui si aggiungono rapporti sempre più difficili con i socialisti tentati dalla DC per la costituzione di una nuova maggioranza.
Dopo le dimissioni di Pierangeli il Consiglio vota Giuseppe Mari come presidente, che dopo due anni, a un anno dal rinnovo del Consiglio provinciale, deve dimettersi “per accordi intervenuti tra il PSI e il PCI sulla distribuzione delle responsabilità di direzione degli enti amministrati”. Pierangeli nella riunione della Segreteria della Federazione dichiara che voterà per “sola disciplina di partito” il socialista Lottaldo Giuliani alla Presidenza della Provincia, chiedendo che “la Direzione del Partito invii al più presto un suo autorevole dirigente estraneo all’ambiente perché stabilisca le responsabilità per la confusione determinatasi nella Federazione di Pesaro”.
Dopo l’intensa attività politica Pierangeli si dedicherà alla Pica, l’azienda di laterizi fondata insieme all’amico Claudio Cangiotti che, negli anni drammatici del dopoguerra completamente distrutta dai bombardamenti, rinasce grazie al lavoro degli operai come racconta in un’intervista Catervo Cangiotti
“Un gruppo di operai che erano molto affezionati e legati alle nostre famiglie ci aiutarono. Però quei mattoni che si cuocevano in quelle buche non vennero venduti ma vennero usati per ricostruire gli stabilimenti che erano stati distrutti”.
Nelle testimonianze degli operai della Pica di Wolframo Pierangeli viene sottolineata la correttezza e il rispetto per i suoi dipendenti, insieme a Claudio Cangiotti ha condiviso un’idea di fabbrica che nel dopoguerra ha portato le famiglie dei dipendenti dalla povertà a una condizione di benessere, fornendo anche aiuti economici per costruire le loro case e far studiare i propri figli.
Pierangeli, per incarico del Partito comunista, aveva fatto parte di delegazioni in visita nei paesi dell’est Europa dai quali forse aveva tratto ispirazione. Del viaggio in Cecoslovacchia, nell’agosto del 1948, della delegazione formata dal Senatore Egisto Cappellini, da Renato Fastigi, Sindaco di Pesaro e Wolframo Pierangeli, ancora per poco Presidente della Deputazione provinciale, abbiamo una dettagliatissima relazione, in cui Pierangeli, descrive con entusiasmo il sistema produttivo nelle campagne e nelle fabbriche, i benefici offerti ai dipendenti, abitazioni, mense, istruzione gratuita in orario di lavoro, cure mediche anche per le famiglie e assistenza per la maternità, comprese anche attività ricreative e sportive.
Pierangeli, figlio di musicista, con la passione per la musica andrà a ricoprire la carica di Presidente della Fondazione Rossini, contribuendo alla riscoperta di Rossini con la pubblicazione dell’opera omnia in edizione critica nel 1971.
Wolframo Pierangeli muore a Roma il 30 gennaio 1974.

Collectivité

Con il Congresso nazionale del 3-6 mar. 1966 si costituisce la Federazione italiana lavoratori tessili e abbigliamento in cui confluiscono Federazione italiana lavoratori abbigliamento (Fila) e Federazione italiana operai tessili (Fiot).
Il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende del tessile e dell'abbigliamento della provincia di Pesaro e Urbino è dal 2010 la Federazione italiana lavoratori chimica tessile energia manifatture (Filctem-Cgil), nata dalla fusione di sindacati relativi all'energia, gas e acquedotti (Fnle) con il sindacato dei chimici, vetrai, abrasivi, petroliferi (Filcea) e il tessile manifatturiero (Filtea).