Giorgio Tornati nasce a Pesaro il 5 novembre 1937.
Consegue la laurea in scienze geologiche presso l'Università di Roma nel luglio 1962.
Nel 1963 partecipa, assieme a Marcello Stefanini e ad altri giovani docenti e studenti, alla costituzione del Circolo politico culturale Antonio Gramsci di Pesaro, che rimarrà attivo fino al 1968.
Al termine del servizio militare (1962-1964) intraprende l'insegnamento di matematica e fisica presso l’Istituto tecnico per geometri di Pesaro, la scuola media annessa al riformatorio minorile di Pesaro, l’Istituto tecnico per ragionieri di Cagli e l’Istituto magistrale di Fano.
A Cagli Tornati conosce Maria Augusta Pecchia, insegnante di letteratura presso lo stesso istituto, che sposa il 9 luglio 1966 e dalla quale avrà due figli, Claudio e Paolo.
Nel 1965 viene eletto consigliere comunale di Pesaro e dal 1968 ricopre l’incarico di assessore ai lavori pubblici, allo sport, all'edilizia pubblica nella giunta presieduta dal sindaco Giorgio De Sabbata.
Nel 1966, eletto segretario della sezione centro del Partito comunista italiano (PCI) di Pesaro, entra a far parte del Comitato federale. È delegato al Congresso nazionale del PCI.
Nel 1970 viene nuovamente eletto consigliere comunale ed è assessore nella giunta presieduta dal sindaco Marcello Stefanini.
Nel dicembre 1972 si dimette dall’insegnamento e dal ruolo di assessore, diventa funzionario del PCI e viene chiamato a far parte della Segreteria regionale fino al 1975 con incarico di responsabile regionale di enti locali e regione. Dal 1975 al 1978 è segretario della Federazione provinciale del PCI di Pesaro e Urbino.
Dal 1978 al 1987 è sindaco di Pesaro.
Fa parte della direzione nazionale dell’ANCI, di cui per alcuni anni ricopre l’incarico di presidente del Comitato regionale.
Dal 1985 è consulente della casa editrice Maggioli, per la quale dal 1990 dirige UMUS, rivista bimestrale sull’organizzazione della cultura nelle istituzioni pubbliche.
Nel 1987 è promotore dell’associazione nazionale Enti locali per la cultura (ELART).
Dal 1987 al 1992 è senatore della Repubblica. Membro della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), viene nominato responsabile del Gruppo comunista. È anche componente della Giunta per gli affari della Comunità Europea.
Nel 1989 fonda l'Associazione Focalis, osservatorio legislativo in materia ambientale, che svolge un’intensa attività fino al 1993.
Nel 1992, terminato il mandato parlamentare, si dimette dalla carica di consigliere comunale ed esce dal Partito democratico della sinistra (PDS).
Dal 1992 al 1998, in qualità di consulente in materia di legislazioni e politiche ambientali, collabora con enti pubblici e società private del settore.
Nel 1994 partecipa alla fondazione dell’Associazione Palomar, nata al fine di favorire l’informazione e il dibattito su questioni culturali, politiche, sociali, economiche, ambientali e istituzionali all’interno della comunità cittadina.
Nel 1996 si iscrive nuovamente al PDS in omaggio al suo amico Marcello Stefanini, morto nel 1994, cui viene dedicata la Sezione Centro di Pesaro.
Nel 1998 costituisce l’associazione Città e cittadini, che tratta problemi politici e istituzionali apertisi nel centrosinistra.
Nel 1999 esce dai DS e si candida come sindaco con la lista I Democratici di Prodi. Viene eletto consigliere comunale, incarico che svolge fino al 2004 in opposizione alla giunta di centro-sinistra.
Nel 2003 svolge l'incarico di direttore dell'Autorità di Ambito Territoriale Ottimale (A.A.T.O) n. 1 Marche Nord - Pesaro e Urbino, in applicazione della legge Galli sull’organizzazione dei gestori delle acque destinate al consumo umano. Nel 2004 è presidente dei Comitati tecnici di gestione dei contratti di servizio per l'affidamento del servizio idrico integrato e di igiene urbana del Comune di Pesaro presso ASPES multiservizi Spa.
Nel 2004 cessa il mandato di consigliere comunale e si ritira dall'attività politica.
Nel 2015 istituisce una borsa di studio indirizzata a studentesse meritevoli iscritte al primo anno di università, in memoria della moglie Maria Augusta Pecchia.
A partire dal 1960, almeno fino al 1968, è direttore provinciale dell'Inca. Nel 1961 è delegato all’Inam in rappresentanza dei lavoratori dell’industria. L’incarico gli viene rinnovato nel 1968. Nel 1969 è eletto nel Comitato direttivo della Camera del lavoro provinciale in occasione del VII Congresso e figura tra i delegati provinciali al Congresso nazionale.
Partito politico fondato a Livorno nel gennaio 1921 nel corso del 17° congresso del PSI, per iniziativa della corrente di sinistra del partito guidata da Amedeo Bordiga e Antonio Gramsci; assume la denominazione di Partito comunista d'Italia - sezione italiana dell'Internazionale comunista, che viene mantenuta fino al giugno 1943, quando è modificata in Partito comunista italiano. I primi anni furono caratterizzati da una parte dalla sconfitta del movimento operaio e dalla reazione statuale e fascista, dall'altro dal rapido spostarsi del gruppo dirigente, guidato da Bordiga, sulle posizioni dell'ala sinistra dell'Internazionale. Ciò determina il diversificarsi delle posizioni all'interno del partito e la decisione dell'Internazionale di sostituire la direzione bordighiana con un esecutivo che includesse l'opposizione di destra. Protagonista della bolscevizzazione fu Gramsci, che dà avvio a un nuovo corso (sancito dal congresso di Lione, 1926) e consolida la presenza del partito nella società. Con la promulgazione delle "leggi speciali" del governo fascista e l'arresto di Gramsci nel novembre 1926, il PCd'I entra nella clandestinità. Gli anni tra il 1927 e il 1943 segnarono per i militanti la stretta tra la clandestinità e l'esilio, soprattutto in Francia, dove il PCd'I fu presente nella concentrazione antifascista. Nel 1927 la direzione fu di fatto trasferita a Mosca, dove emerge il nuovo gruppo dirigente attorno a Palmiro Togliatti. Il partito torna sulla scena politica nazionale nel 1943, svolgendo un ruolo importante nella lotta contro il nazifascismo. La ridefinizione della linea del partito ha luogo a partire dal ritorno di Togliatti in Italia nel marzo 1944: messa provvisoriamente da parte la pregiudiziale repubblicana, Togliatti indica al partito l'unità antifascista come premessa di un radicamento nella società che sarebbe scaturita dalla liberazione. Dopo la liberazione, il partito partecipa alla ricostruzione economica e politica ed estende la sua influenza nella società attraverso una capillare rete di sezioni territoriali. Ha una cospicua presenza nella maggiore organizzazione sindacale (CGIL) e dispone di un diffuso organo di stampa, il giornale l'Unità. Nel 1946 il Partito viene escluso dal governo: costituì da allora la maggiore forza politica di opposizione. La denuncia dello stalinismo operata da Chrusčëv nel XX congresso del PCUS e l'invasione sovietica dell'Ungheria del 1956 costringono il PCI a un'ampia riflessione sulla propria strategia e sul socialismo realizzato: nell'VIII congresso il partito inizia a prendere le distanze dall'unitarismo di stampo sovietico prevalente nel movimento comunismo mondiale, accentuando sul piano della politica interna gli aspetti democratici e gradualisti già presenti nell'elaborazione togliattiana
Alla morte di Togliatti nel 1964, segue la segreteria di Luigi Longo. Il PCI coglie il successo del 26,9% nelle elezioni del 1968. La stagione delle lotte operaie e il processo di unità sindacale, nonché lo spostamento a sinistra della pubblica opinione, determinano nei primi anni Settanta nuove attenzioni e aspettative verso la politica del PCI , cui il nuovo segretario Enrico Berlinguer rispose con il "compromesso storico" (1973), proposta di collaborazione con le forze cattoliche e socialiste per il rinnovamento del paese. La proposta, dopo le ulteriori affermazioni elettorali del PCI (tra queste, il 34,4% nel 1976), si concretizza dapprima nell'accordo sull'astensione al governo presieduto da Giulio Andreotti, poi sul voto al nuovo monocolore Andreotti, inaugurato nel giorno del rapimento di Aldo Moro (16 marzo 1978). La fase di "solidarietà nazionale" ha termine nel 1979 con la decisione comunista di uscire dalla maggioranza, mentre inizia un trend elettorale negativo. Sul terreno internazionale, l'invasione sovietica dell'Afghānistān nel 1979 e la proclamazione della legge marziale in Polonia nel 1981 segnanoun'ulteriore differenziazione dall'URSS (già nettamente criticato per l'intervento in Cecoslovacchia nel 1968). Nel 1984 muore Berlinguer, cui segue nella carica di segretario generale Alessandro Natta. Il dato elettorale continua ad evidenziare una fase di grave difficoltà con un calo di consensi al 26,6% nel 1987. Anche in seguito al crollo del comunismo nei paesi dell'Est europeo il PCI, sotto la guida di Achille Occhetto avvia una profonda fase di trasformazione, culminata nel 1991 nello scioglimento del partito e nella contestuale costituzione del Partito democratico della sinistra (PDS), mentre l'ala contraria al cambiamento dà vita al Partito della rifondazione comunista.
La Federazione lavoratori costruzioni (Flc) è il sindacato unitario di riferimento per i lavoratori delle aziende del legno, edili e lapidei, costituito a livello nazionale il 3 agosto 1972 con la riunione dei tre consigli generali della Filca, Fillea, Feneal, nell'ambito del processo unitario che portò alla costituzione della Federazione unitaria Cgil Cisl e Uil. Nella provincia di Pesaro e Urbino la Flc si costituisce il 5 maggio 1973. il 14 febbraio 1984 il "Patto di San Valentino" firmato dal governo Craxi, dalla Confindustria, dalla Cisl e dalla Uil, mette sostanzialmente fine alla Federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil e in conseguenza alle articolazioni unitarie di categoria tra cui l'Flc, nella provincia di Pesaro e Urbino l'attività è documentata a fino al 1975.
Nato a Pergola da una famiglia di contadini, ha conseguito il diploma di scuola media a Pergola. Inizia la sua attività sindacale, dopo una fase di collaborazione alla Cgil, viene eletto Segretario della Camera del lavoro di Pergola a 20 anni fino a 21 anni quando è andato a fare il militare, occupandosi della Federmezzadri. Al ritorno si reca a Milano dove fa un corso per la vendita di macchine per l'ufficio e rimane fino al 1964. Torna a Pergola su invito di Nino Binotti, insegnate, partigiano, dirigente del Pci e Sindaco di Pergola che gli chiede di candidarsi nelle liste del Pci di Pergola alle elezioni amministrative. Binotti muore durante un comizio dopo le elezioni. Neri si sente investito della responsabilità datagli da Binotti in quanto il più giovane fra gli eletti. Viene nominato capogruppo consigliare del Pci all'opposizione. Torna a lavorare alla Cgil ma deve dimettersi per l'incompatibilità con la carica comunale. Andrà a formare l'alleanza dei contadini e contemporaneamente diventa funzionario del Pci e con le elezioni del 1970 diventa vice sindaco, assessore alla pubblica istruzione di Pergola, contribuisce ad abolire le pluriclassi portando le scuole al capoluogo con tutti i servizi. Nel 1985 viene eletto alle amministrative e diventa consigliere provinciale. Continua a fare il funzionario di partito fino agli anni Novanta. Nel 1992 il presidente della CTF (azienda trasporti merci conto terzi) lo chiama e lo incarica prima come responsabile commerciale poi coordinatore generale fino al 2005. Poi passa alle aziende partecipate della CTF fino al 2012. Viene nominato Presidente della Fondazione XXV Aprile fino al 2018.
La Filcams – Federazione italiana lavoratori commercio, alberghi, mense e servizi – nasce dalla fusione di Filam – Federazione italiana lavoratori degli alberghi e mense – e Filcea – Federazione italiana lavoratori commercio e aggregati.
Le origini della Ficea risalgono alla fine del 1800, con la costituzione delle Società di mutuo soccorso e delle Unioni di miglioramento, che hanno consentito di formalizzare le prime norme contrattuali del settore commerciale. Le Unioni, riunite sotto la Federazione dei commessi, facevano parte della Confederazione nazionale dell’impiego privato che era riuscita a ottenere, nel 1919, il primo decreto nazionale sul contratto di lavoro con il miglioramento delle condizioni dell’ambiente di lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro, l’introduzione del riposo festivo settimanale, l’assistenza in caso di malattia e i congedi annuali retribuiti e dando più dignità ai lavoratori.
Nel 1949 è inoltre presente la Federazione italiana lavoratori commercio ausiliari e turismo (Filcat) che riunisce più Categorie con l’intento di razionalizzare le organizzazioni sindacali dopo la scissione del 1948.
La Filam, nata nel 1911, è il primo sindacato nazionale del settore turistico. Ha avuto un importante ruolo nella promozione di scioperi durante il “Biennio rosso”, contribuendo alla conquista di traguardi sindacali quali la firma di contratti provinciali di lavoro e l’introduzione della “percentuale di servizio” che ha sostituito la “mancia”, unica forma di salario fino a quel momento.
Il ventennio fascista porta la fine del libero sindacato in Italia: nel 1925 un accordo tra Confindustria e Corporazioni fasciste priva la CGdL di tutti i diritti di rappresentanza e l’anno successivo il potere di contrattazione fu conferito ai soli sindacati fascisti.
La Confederazione nazionale dell’impiego privato assume una linea politica morbida di gestione quotidiana dei diritti di categoria, la Filam, invece, proclama una lunga serie di scioperi e agitazioni con conseguenti persecuzioni e condanne. Con il crollo del regime i primi Sindacati dei lavoratori del Commercio si ricostituiscono e, terminata la seconda guerra mondiale, si ricostituisce la Federazione dei lavoratori del Commercio, da cui nasce, nel 1946, la Filcea. Nel secondo dopoguerra viene rifondata anche la Filam, a rappresentanza dei lavoratori di alberghi, mense e terme.
Nel 1960 – nell’ambito del VI Congresso della Filcea – i due sindacati, Filam e Filcea, si uniscono nella Filcams per volontà della CGIL che intendeva operare in modo più compatto e proficuo promuovendo unitariamente gli interessi delle due federazioni, i cui datori di lavoro si erano già riuniti nella Confcommercio. Nel 1974, alla Filcams viene accorpata la Filai – Federazione Italiana lavoratori ausiliari impiego e nel 1977 la Federazione italiana agenti rappresentanti viaggiatori e piazzisti (Fiarvep).
La Federazione italiana facchini autotrasportatori e ausiliari - Fifta si costituisce a Rimini nel dicembre 1964 dall'unione del Sindacato nazionale facchini e ausiliari (Snfa) e del Sindacato italiani trasportatori locali (Sitl). Nel 1973 la Fifta confluisce nella Federazione italiana sindacati trasporti (Fist) che diventa la struttura in cui si riuniscono e si unificano i sei sindacati di categoria: Fiai (Federazione Italiana Autoferrotranvieri e Internavigatori); Fifta (Federazione Italiana Facchini Trasportatori ed Ausiliari); Film (Federazione Italiana Lavoratori del Mare); Filp (Federazione Italiana Lavoratori dei Porti); Fipac (Federazione Italiana Personale Aviazione Civile); Sfi (Sindacato Ferrovieri Italiani). Nel 1980 la Fist diventa Filt: Federazione italiana lavoratori dei trasporti.
Claudio Cecchi nasce a Pesaro il 20 gennaio 1922.
Il nonno Antonio Cecchi era stato ufficiale di marina ed esploratore delle zone interne dell'Etiopia, contrario ad ogni forma di colonialismo e di schiavismo era sostenitore di un intervento pacifico italiano in Somalia, Nel 1896 muore eroicamente a Lafolè, all'interno della Somalia, nella spedizione che aveva il compito di esplorare la riva sinistra dell'Uebi, e di farsi amiche le popolazioni per stringere con esse trattati ed accordi commerciali.
Il padre, Gino Cecchi, rimasto orfano sia della madre sia del padre appena dodicenne, entra nella carriera diplomatica giovanissimo, sarà console a Hodeida (Yemen), ad Aden, San Francisco, Barcellona, Calcutta, rappresentante per l'Italia in Romania nella Commissione europea per in Danubio, ministro plenipotenziario in Afghanistan e in Colombia. Nel 1932 rifiutò la tessera del PNF dichiarando il dissenso politico al governo, venne quindi arrestato e internato in manicomio, dimesso dopo alcuni mesi riuscì a emigrare con la famiglia in Francia dove rimase fino alla fine della guerra, quando riprese la carriera diplomatica come console generale a Parigi. La madre, Angiola Picciola, figlia del poeta Giuseppe Picciola e nipote di Giuseppe Vaccaj, pittore e uomo politico, era lei stessa una buona pittrice.
Claudo Cecchi seguì la famiglia nelle diverse sedi diplomatiche, senza frequentare le scuole pubbliche, sostituite dalle lezioni della madre e delle governanti, viene ammesso al Liceo Mamiani di Pesaro solo per i primi due anni in quanto il padre non voleva che aderisse alle organizzazioni giovanili fasciste, con il trasferimento della famiglia in Francia frequenterà il liceo e si diplomerà a Grenoble. Dopo lo scoppio della guerra rimarrà a Parigi con il padre e lì si laurea in legge. Rientra in Italia per la chiamata alle armi ed inizia da subito una sua attività anti regime, distribuendo volantini e tracciando scritte antifasciste sui muri della città. Nel febbraio 1943 fu convocato all'Ufficio politico dei Carabinieri e interrogato sulla sua formazione politica, Cecchi non nascose le sue idee, tuttavia il fatto di non appartenere a nessuna formazione sovversiva gli evitò immediate conseguenze repressive, ma non impedirono che fosse segnalato alla scuola per sotto ufficiali di Sassuolo. Dopo l'8 settembre insieme ad altri componenti del battaglione venne fatto prigioniero a Pisa, riesce però a fuggire subito con un compagno e dopo due giorni ad arrivare a Pesaro. A febbraio del 1944 viene contattato dal CLN di Pesaro e il 4 marzo viene convocato per frequentare dal 5 al 16 a San Petro in Calibano (oggi Villa Fastiggi) un corso "di tipo catechistico e d'impostazione marxista" insieme a Giorgio De Sabbata, Carlo Paladini, Elio Della Fornace e Odoardo Ugolini. il 17 marzo raggiunge la zona di Cantiano ed è nominato commissario politico del distaccamento “Pisacane” col quale partecipa alla vittoriosa battaglia di Vilano (25 marzo 1944) in appoggio al Battaglione “Picelli”, aggredito da 500 nazifascisti provenienti da Cagli. Per il ruolo avuto nella battaglia di Vilano Cecchi verrà decorato con la medaglia di bronzo al Valor militare con decreto dell'11 marzo 1953. Nel giugno del 1944, nel territorio della frazione Paravento di Cagli, Cecchi è protagonista della battaglia scatenata dall'attacco del tedeschi dopo l'uccisione di un soldato e la cattura di due loro militari. Dopo oltre ventiquattro ore di assedio, la vocazione diplomatica di Cecchi consente il rilascio di una trentina di ostaggi presi dai tedeschi. Dopo la battaglia di Paravento a Cecchi viene affidato il comando del I Battaglione di cui i Pisacane era un Distaccamento. Nel 1944, dopo la Liberazione della sua città, Claudio Cecchi è nominato, su indicazione del CLN, Commissario prefettizio all'Amministrazione provinciale di Pesaro, ma si dimette il 28 ottobre per arruolarsi nel Corpo italiano di Liberazione, si ammala però gravemente e sarà ricoverato in sanatorio per tubercolosi polmonare fino al 1950. Dichiarato grande invalido avrà la Croce al merito di guerra. Nell'ottobre 1950 si sposa con Anna Giordani, attivista dell'UDI, impegnata nel Movimento per la pace e tra i delegati al Congresso mondiale del 1949. Si iscrive al Pci ma se ne allontana per i fatti di Ungheria nel 1956; rimane in politica come consigliere e poi assessore al Comune di Pesaro e, successivamente dal 1975 al 1980, come Presidente della Azienda municipalizzata autoservizi e nettezza urbana (Amanup). Nel dopoguerra si dedica anche alla professione forense e all’insegnamento del francese. Sarà presidente per molti anni dell'Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra e componente il Comitato direttivo dell'Anpi provinciale di Pesaro e Urbino. Muore a Pesaro il 6 luglio 2013.
Nella provincia di Pesaro e Urbino i primi accordi siglati per le lavoratrici del tabacco risalgono al 1946. Nel maggio del 1947, un anno prima della costituzione a Lecce del Sindacato nazionale lavoratori foglia del tabacco, a Pesaro le lavoratrici del tabacco costituiscono un comitato provvisorio per il rinnovo del contratto nazionale. Con il II Congresso nazionale del 1952 la Presidenza nazionale passa ad Adele Bei, che fu anche fra i firmatari del progetto di legge per minimo salariale.
Nasce il 14 giugno del 1953 a Chiusa di Ginestreto (fino al 1929 Ginestreto era stato un Comune poi aggregato a Pesaro); i genitori erano casanti, padre operaio saltuario, poi fuochista alla fornace PICA, madre casalinga e bracciante. Quando ha tre anni la famiglia si trasfesce a Pozzo Basso dove alla famiglia viene assegnato un appartamento delle case popolari. I genitori erano entrambi comunisti, anzitutto per il riscatto delle loro condizioni di vita, ma anche per l’influenza dello zio, staffetta partigiana. In questo contesto famigliare dai primi anni di vita incontra la politica e il PCI. Già a quattro anni il padre gli insegna a diffondere l’Unità la domenica, ma è anche un fervente chierichetto, che ha servito messa per tutto il periodo delle elementari, «un catto-comunista senza saperlo». L’impegno politico militante inizia nel 1967 con l’iscrizione al circolo della FGCI di Pozzo Basso (con Gianfranco Roberti segretario di sezione, che poi divenne dirigente della CGIL prima alla Fillea e in seguito nella Camera del Lavoro) e nel movimento studentesco in Urbino dove studia all’Istituto Tecnico e si diploma in elettronica industriale. Qui partecipa alle prime manifestazioni studentesche, alle prime occupazioni dell’Istituto, alle liti quotidiane «come sempre e da sempre per non farci mancare nulla su chi era più a sinistra e come si doveva fare per esserlo» con i compagni della sinistra extraparlamentare, alle lotte con gli studenti universitari, all’incontro con il teatro politico di Dario Fo al Teatro Spento e ai i primi contatti con la Camera del Lavoro di Urbino.
A 16 anni diventa segretario del circolo e inizia l’attività di riorganizzazione e di tesseramento alla FGCI dove, conseguendo ottimi risultati, viene notato dalla FGCI provinciale, da Luigi Gennarini prima e Stefano Angelini poi, e inserito negli organismi dirigenti fino a divenire, negli anni successivi segretario di zona della federazione giovanile, che contava all’epoca oltre 5000 iscritti. Diventa poi segretario organizzativo nella segreteria provinciale. Dopo il diploma si iscrive a Medicina che frequenta per quattro anni alternando gli studi con il lavoro al Partito, ma l’amore per la politica era così forte che decide di lasciare gli studi universitari per un impegno totalizzante come funzionario del PCI di zona «per altro senza mai essere pagato», nel frattempo viene inserito anche nel Consiglio di amministrazione dell’Ospedale San Salvatore di Pesaro. Alla fine del 1979 il Consiglio di amministrazione viene soppresso con l’entrata in vigore della legge 833 del 23 dicembre 1978, che istituiva il Servizio sanitario nazionale (detta anche Riforma sanitaria).
Nel 1976 viene eletto segretario della sezione comunista di Pozzo «ricordo che la prima discussione che feci, purtroppo con relativi strappi nella militanza, fu relativa alla opportunità di togliere il quadro di Stalin dalle pareti della sezione e diversi compagni anziani non me lo perdoneranno per molti anni a venire». In un paese, Pozzo, con poco più di 1100 abitanti c’erano quasi 500 iscritti tra Partito e FGCI, e si era ottenuto il 70% dei voti alle elezioni politiche e amministrative «erano i tempi in cui già qualche giorno prima del voto sapevamo con una precisione del 99% quanti voti avremmo ricevuto e quanti gli altri partiti, la capillarità della presenza nel territorio e il suo ‘controllo’ ci permettevano di ottenere questi risultati». Nel 1979, dopo la nascita della figlia Giulia, lascia il funzionariato di Partito e riprende gli studi universitari a Urbino, dove in seguito conseguirà la laurea in Scienze biologiche, matematiche e fisiche. Verso la fine della primavera del 1980 Massimo Falcioni segretario della Camera del lavoro Provinciale di Pesaro gli chiede la disponibilità a lavorare in CGIL. Dopo un mese di riflessioni e di confronti in casa e con i compagni di sezione e della Federazione con cui era rimasto più strettamente in contatto, accetta «i miei dubbi riguardavano la capacità di riuscire a svolgere questo nuovo impegno senza sapere praticamente nulla delle politiche sindacali e del suo modello organizzativo, della confederazione, delle categorie, il rapporto con le altre organizzazioni sindacali, le componenti politiche sindacali, ecc.».
Falcioni e Mario Mauri (Segretario provinciale aggiunto) avevano concordato l’ingresso di un gruppo di giovani provenienti specialmente dal mondo studentesco per innestare nuove energie e ricostruire un gruppo dirigente che ancora soffriva delle grandi fratture che c’erano state nell’ultimo decennio dentro la Camera del lavoro di Pesaro, nel rapporto con i partiti e specialmente con il PCI. Lo scontro delle idee e delle azioni che si era svolto, era di natura sindacale: sul ruolo dei Consigli di fabbrica – prima e dopo la legge del 20 maggio 1970 che n. 300 che detta le norme per lo Statuto dei lavoratori, prima e dopo il ’68 -, sulla loro nuova soggettività politica, sulla vertenza territoriale per nuovi servizi sociali e sugli spazi di iniziativa politica e culturale. Ma lo scontro era anche molto politico coinvolgendo il Partito, l’autonomia dal Partito «allora c’erano ancora le commissioni di massa ovvero il Partito che ‘dava la linea’ ai lavoratori, agli artigiani, ai contadini, ai commercianti, iscritti o vicini alle posizioni del PCI, per dirla in modo più colorito, lo scontro ha riguardato anche la presa del ‘palazzo d’inverno’ cioè la direzione della Federazione del PCI ritenuto a torto o a ragione il centro del potere, il Dominus. In altre parole le aspre battaglie politiche, condotte senza esclusione di colpi, riguardavano da una parte quei compagni che volevano fare dei consigli di fabbrica il nucleo centrale di una rinnovata classe operaia capace di diventare soggetto politico e guidare la trasformazione del tessuto produttivo e sociale con una forte alleanza con gli studenti e la cultura e dall’altra altri compagni che ritenevano che il lavoratori dovevano essere sì centrali nel modello di sviluppo attraverso lo sviluppo dei diritti, ma questo modello di società nuova doveva anche essere compenetrato dagli interessi di altri soggetti: le imprese (grandi e piccole), i commercianti, i contadini e i professionisti, cioè attraverso politiche di alleanze. Queste battaglie che erano durate molti anni alla loro conclusione avevano portato all’allontanamento verso altre esperienze sindacali di CGIL e di federazioni di categorie sparsi in giro per l’Italia di quei compagni che uscirono sconfitti (Luigi Agostini e altri), e umanamente aveva lasciato anche conseguenze fatte di diffidenze, a volte di rancori, di non affidabilità della ‘linea politica’ di tanti compagni. In altre parole si doveva ricostruire un clima, e nuovo gruppo dirigente».
Il 1° luglio del 1980 Francesconi inizia la sua vita di funzionario della CGIL, venendo cooptato a fine luglio negli organismi dirigenti della Camera del lavoro come addetto stampa e per occuparsi della propaganda e delle 150 ore).
«Il primo giorno subito un impatto da batticuore, Falcioni mi manda alla Benelli moto dove i lavoratori stavano scioperando per il contratto integrativo aziendale, in rappresentanza della Camera del Lavoro (c’erano rapporti molto tesi con la FLM) e partecipai all’organizzazione della lotta (che durò fino ai primi di ottobre ma De Tommaso non si spostò che di pochi millimetri e la FLM – con il segretario nazionale Gianni Italia - chiuse quella vertenza con una manciata di lire di aumento, ma soprattutto iniziò la crisi occupazionale della Benelli). Così come da lì a breve mi fecero fare la prima assemblea, al mobilificio Cenerini di Santa Maria delle Fabbrecce (facevano le casse da morto), e il primo incontro con i lavoratori dei corsi delle 150 ore per il conseguimento della licenza media».,
La confederazione a fine 1980 rivede il modello organizzativo con il superamento delle Camere del lavoro provinciali e l’istituzione delle Camere del lavoro comprensoriali. Falcioni, che era stato mandato al regionale alla categoria dei tessili, viene sostituito da Rodolfo Costantini che, dopo pochi giorni, gli comunica che doveva andare a lavorare alla Camera del lavoro di Fano con Riccardo Spaccazocchi segretario generale e Bino Fanelli segretario aggiunto.
In questa fase è impegnato con il congresso costitutivo della Camera del lavoro comprensoriale di Fano, ed entra nella segreteria della Camera del lavoro per occuparsi del sindacato dei pescatori, di parte dell’Ufficio vertenze, «diretto da Marcello Alessandrini già delegato del calzaturificio Serafini, vertenza che in seguito alla chiusura dello stabilimento, segnò profondamente in negativo la storia della Camera del lavoro di Fano», dell’organizzazione della Camera del lavoro e diventa segretario generale dei pubblici dipendenti. Poi appena un anno e mezzo dopo, Rossano Rimelli, Segretario generale aggiunto della CGIL Marche, lo porta direttamente nella segreteria regionale con la responsabilità dei settori sanità, enti locali, servizi sociali e riforma della Pubblica amministrazione «a partire dalla così detta riforma intercompartimentale che aveva l’obiettivo di unificare omogeneizzandole tutte le diverse normative vigenti all’interno dei singoli settori della Pubblica amministrazione, praticamente mi facevano fare dell’apprendistato perché il mio destino era quello di andare a dirigere la FP CGIL delle Marche». Così nel 1984 viene cooptato in questa nuova categoria e dopo qualche mese sostituisce Italo Javarone alla Segreteria generale di categoria. «Fu una bella esperienza perché partecipai, insieme ad altri compagni, alla costruzione di una nuova grande importante categoria di tutti i lavoratori pubblici, fino ad allora dispersi in varie categorie e settori, un lavoro di grande soddisfazioni. Mi chiesero di andare a lavorare in Funzione pubblica nazionale nel dipartimento organizzativo, ma avendo avuto il secondo figlio, Enrico, preferii avvicinarmi a casa e rientrai alla Camera del lavoro di Pesaro, dove Segretario generale era Lino Lucarini».
Dal 1988 al 2005 ricopre diverse mansioni come componente della Segreteria territoriale, anzitutto quelle delle politiche pubbliche, dei servizi sociali, del sindacato dei diritti lanciato da Trentin alla conferenza di organizzazione di Chianciano, di handicap e inserimento lavorativo, immigrazione, cooperazione sociale. «Organizzai per la prima volta i soci-lavoratori di queste cooperative, una modalità di lavoro di confine tra lavoro dipendente e imprenditoria sociale, partecipando alla scrittura del primo contratto nazionale per la parte che riguardava la tutela dei lavoratori appartenenti alle così dette fasce deboli e ricoprii anche ruoli dirigenziali di categoria prima alla Fiom (segretario Tarsi) e poi come segretario generale della FILCEA (energia ,gomma e plastica). In quel periodo fui promotore insieme ad altri della costituzione dell’Università dell’età libera chiedendo a Paolo Volponi di presiederla (in seguito alla sua morte, successivamente a lui fu dedicata)».
Dal 1995 al 2002 diventa Segretario provinciale del Sindacato pensionati italiano, anche qui con un lavoro politico ed organizzativo di grande soddisfazione nella costruzione delle leghe territoriali dei pensionati con una forte autonomia politica ed amministrativa, volto alla tutela dei pensionati attraverso servizi erogati dalla CGIL ma soprattutto con la contrattazione sociale territoriale con i Comuni e le ASL. «Un periodo di grande protagonismo sindacale dei pensionati che comportò anche qualche scontro politico con la segreteria generale della Camera del Lavoro (Giuliano Giampaoli)».
Successivamente, per quasi due anni, collabora con l’Assessorato ai Servizi sociali del Comune di Fano alla progettazione di una nuova serie di servizi sociali in particolare rivolti alle persone anziane e a quelle con problemi psichiatrici. «Anche quello fu un lavoro svolto ‘dall’altra parte della barricata’ ricco di soddisfazione, purtroppo interrotto appena due anni dopo quando l’amministrazione comunale passò da un governo di sinistra ad uno di destra, così non mi fu rinnovato il contratto di lavoro e rientrai in CGIL, prima di accettare la proposta del Comune di Fano chiesi e ottenni il consenso della CGIL Marche di fare questa esperienza e di rientrare se l’esperienza si fosse interrotta o per mia incapacità o per altri motivi politici istituzionali o elettorali, appunto».
Dal 1° settembre del 2004 Gianni Venturi, segretario generale della CGIL Marche, lo chiama a dirigere il Dipartimento formazione e ricerca. In questa veste si occupa soprattutto di organizzare i Fondi interprofessionali per la formazione continua dei lavoratori dipendenti, alimentati dallo 0,30% dei versamenti contributivi e gestiti in maniera paritetica con le controparti contrattuali. Si trattava di una grande occasione per le RSU e per i delegati, destinare pacchetti di ore formative da svolgersi durante il normale orario di lavoro per aumentare le competenze professionali e culturali dei lavoratori dipendenti e contribuire attraverso questa strada all’aumento della competitività aziendale, attraverso la contrattazione aziendale «le aziende non furono mai pronte a questa innovazione che avevano avuto origine con il governo Ciampi attraverso la pratica della concertazione». Si occupa nel contempo di formazione permanente degli adulti e dell’organizzazione dei corsi IFTS, ITS (formazione specialistica post diploma) e dei Master universitari, con l’obiettivo di creare professionalità nuove per il tessuto industriale e produttivo. Per conto di CGIL Marche è stato componente del Comitato di sorveglianza della Regione Marche occupandosi del Fondo sociale europeo (FSE). Contemporaneamente inizia a svolgere anche la formazione sindacale che di li a poco tempo avrebbe avuto uno sviluppo esponenziale. Con il superamento organizzativo del dipartimento formazione e ricerca voluto dalla CGIL nazionale si crea il dipartimento della Formazione sindacale e in contemporanea la CGIL Marche costituisce anche il dipartimento welfare che Francesconi andrà a dirigere unitamente al dipartimento formazione sindacale fino al periodo del pensionamento avvenuto il 31 dicembre 2019.
Di questo ultimo periodo, dal 2010 al 2019, rimane significativa l’esperienza che ha contribuito a realizzare (unica nel panorama sindacale nazionale) la convenzione sottoscritta (insieme a CISL e UIL e alle Organizzazioni degli artigiani) e con l’Università di Camerino per permettere ai compagni e agli altri colleghi, che per diversi motivi non avevano la laurea, di conseguire quella in Scienze politiche «quasi 20 compagni della CGIL si laurearono». In quegli anni è importante segnalare la serietà dell’impegno formativo della CGIL Marche «che aveva deciso di dedicare l’1% dei bilanci al finanziamento della formazione», diretto ai delegati e al gruppo dirigente in modo metodico e co-progettato, coinvolgendo le Camere del lavoro e le categorie. Viene inoltre sperimentata la formazione a distanza con la creazione di una piattaforma di e-learning della CGIL Marche «coadiuvato tecnicamente da Sandro Tumini ingegnere e delegato della Università Politecnica delle Marche, accompagnata dalla formazione per l’uso intelligente dei social-media in un processo di nuova comunicazione (protagonismo dei soggetti sindacali, attraverso immagini, interviste all’interno di uno spazio temporale breve che comportava utilizzare meno parole e specialmente utilizzare meno il ‘sindacalese’). Così come i Master formativi residenziali di durata annuale rivolti ai giovani dirigenti della CGIL con una progettazione del tutto nuova rispetto al passato introducendo anche una parte di ‘intrattenimento culturale’ come parte integrante del programma formativo (incontri con autori, partecipazione a mostre ecc.) che mai era stata fatta prima. Così come mi sento orgoglioso di aver istituito il Servizio civile in CGIL Marche partecipando ad un bando della Regione Marche dove con un nostro progetto potemmo inserire in due anni 30 ragazze e ragazzi delle Camere del Lavoro a far conoscere loro il sindacato e come lavorava, i servizi che eroga, e noi a beneficiare dell’arrivo di nuove mentalità ed energie».
Forte negli ultimi tempi il suo impegno sul versante dei Servizi sociali, rivolgendo in particolare l’attenzione sulla povertà che anche nelle Marche sta assumendo una dimensione massiccia in contemporanea alla crisi occupazionale «seppure in modo differente otre il 10% della popolazione marchigiana ne era interessata».
Dal dipartimento Welfare attiva un lungo processo di contrattazione sociale territoriale con i Comuni e di confronto e di contrattazione con la Regione Marche «portato avanti in modo convintamente unitario» innanzitutto volto ad aumentare le risorse da destinare ai servizi sociali e verso la riorganizzazione dei modelli gestionali previsti dal Piano sociale regionale per la costruzione degli Ambiti territoriali sociali e «la rivendicazione dell’adozione di politiche socio-sanitarie, molto carenti nella nostra Regione dove l’attenzione è sempre stata rivolta alla sanità e molto meno al socio sanitario, perché il ceto politico ai diversi livelli, ha sempre fatto prevalere un intento risarcitorio ed assistenziale rispetto a politiche di sviluppo dove il sociale è uno dei cardini essenziali per conseguire un buon welfare».
Nato a Frontone.
Pierangeli è una figura di spicco dell’antifascismo pesarese, nato nel 1895 a Civitanova Marche, si trasferisce nel 1906 a Urbino dove si forma in un ambiente laico influenzato dalla figura del medico socialista Domenico Gasparini. Nel 2011 raggiunge in Argentina il padre Stefano, direttore artistico del teatro Colón di Buenos Aires, ma nel 1915 torna in Italia e viene chiamato alle armi. L’esperienza della Prima guerra mondiale rafforza le idee socialiste e lo porta a impegnarsi nell’attività politica fin dalle elezioni del 1919. Pierangeli a Pesaro si diploma geometra e nel 1920 si sposta in Veneto a Spresiano dove viene nominato segretario della sezione del Partito socialista. A capo di una cooperativa di muratori inizia da Spresiano un’attività di copertura che gli permette di assumere i compagni socialisti costretti ad allontanarsi da Pesaro. Per seguire il lavoro nei cantieri riesce a spostarsi in diverse regioni e a portare avanti l’attività clandestina per proteggere gli antifascisti pesaresi a cui dà lavoro e sostiene economicamente. Nel 1921 a Pesaro conosce Egisto Cappellini, dirigente comunista fra i fondatori del Partito a Livorno, che sarà il suo contatto con l’organizzazione clandestina del Partito. Pierangeli è controllato dalla polizia e più volte picchiato dai fascisti, viene allontanato da Pesaro nella prima metà degli anni Venti e costretto a trasferirsi in Sicilia e in Calabria. Riesce comunque a mantenere i contatti con Cappellini e quando nel 1931, con una ditta di copertura, vince una gara d’appalto a Sanremo può assumere a lavorare i comunisti pesaresi, fra questi Alfonso Tomasucci, antifascista condannato dal Tribunale speciale e Mario Bertini, che sarà segretario della Camera del Lavoro dopo la guerra, fra i suoi collaboratori avrà anche Ottavio Ricci, nel 1944 comandante della V Brigata Garibaldi Pesaro. Adducendo motivazioni di lavoro Pierangeli, Ricci e Bertini possono andare in Francia a Nizza a recuperare materiale stampato clandestinamente per portarlo a Torino a Cappellini. Da Sanremo Pierangeli riesce a favorire la fuga in Francia dei fratelli Ugolini condannati dal Tribunale speciale e a fornire notevoli aiuti economici al Partito e per la stampa dell’Unità.
Nel 1934 Pierangeli insieme a Claudio Cangiotti acquista la Fornace che verrà utilizzata come sede dell’attività clandestina del PCI e, grazie alla possibilità di muoversi per esigenze dell’azienda, Cappellini può disporre dell’auto per spostarsi sul territorio nazionale.
La mattina del 26 luglio 1943 fra i pesaresi che festeggiano in piazza la caduta del fascismo ci sono anche Pierangeli e Mario Bertini e il 27 nell’ufficio di Pierangeli al n. 8 di via Rossini si decide la costituzione del “Fronte nazionale d’azione”. Dopo l’armistizio si costituisce il Comitato di liberazione nazionale con il compito di organizzare e dirigere il movimento di resistenza. Il 15 settembre 1943 Pierangeli riceve dal PCI l’incarico di prendere contatti con gli alleati. Parte insieme a Vittorio Fanelli di Ancona e Leone Bernardi di Fermo con la sua macchina in quella che Cappellini chiama la “missione Pierangeli” con l’obiettivo di esporre la situazione della costa adriatica in vista di un possibile sbarco a nord, all’altezza di Ancona.
La “missione Pierangeli” si rivela difficile, gli inglesi diffidano dei comunisti e passeranno mesi per ottenere aiuti e armi. Pierangeli rimane bloccato fra Bari, Napoli e Salerno fino alla fine di maggio 1944, partecipa a Napoli il 28 novembre del 1943 alla riunione dei Comitati di liberazione e al Congresso del Comitato di liberazione nazionale a Bari, del gennaio 1944. Come rappresentante del PCI pesarese è in Ancona in agosto e torna a Pesaro prima dell’offensiva sulla Linea Gotica.
Nell’ottobre del 1944 Pierangeli viene nominato Presidente della Deputazione provinciale di Pesaro dal Colonnello Nicholls del Governo militare alleato in accordo con il CLN, subentrando a Claudio Cecchi che aveva ricoperto la carica dal 18 settembre. L’insediamento si tiene il 13 ottobre 1944 a Urbino nella sede dell’Università in quanto la sede della Provincia a Pesaro era inagibile.
I problemi che la Provincia si trova ad affrontare per riattivare i servizi di sua pertinenza sono immensi: strade interrotte, ponti distrutti, l’ospedale psichiatrico occupato dalle truppe alleate con i malati fatti sfollare fuori regione, il consorzio antitubercolare funzionante solo a Urbino, il laboratorio di igiene e profilassi completamente devastato. La difficoltà di avere strumenti e servizi operativi rendeva drammatica la ripresa in un territorio che aveva avuto il maggior numero di distruzione fra le province marchigiane.
La stima dei danni per la provincia di Pesaro era stata calcolata in 30 miliardi di lire, con i danni più gravi in agricoltura nella bassa valle del Foglia a ridosso della Linea Gotica, gravissimi i danni alle industrie con stabilimenti bombardati e macchinari smantellati dai tedeschi, danni enormi alla viabilità e alle case con 37.000 vani distrutti e 87.000 danneggiate, ancora nel 1955 Il Solco denuncia che più di 2300 case coloniche sono inabitabili. Drammatica la condizione della popolazione a cui si aggiunge il dramma del ritorno dei reduci dai campi di internamento. I primi interventi in condizioni di emergenza vengono indirizzati al restauro dei fabbricati pubblici, al ripristino della viabilità, allo sminamento dei terreni coltivabili. Per i lavori nelle strade la Provincia assume personale tecnico e affida i lavori a cooperative esistenti favorendo la costituzione di altre, ma le risorse sono inadeguate e il problema gravissimo della disoccupazione è al centro dell’azione del sindacato e delle forze politiche.
A un anno dall’insediamento, Pierangeli al convegno del CLN, pur tracciando un primo bilancio positivo sull’attività svolta, denuncia la mancanza di risorse per far fronte alla disoccupazione, che nella seconda metà del 1945 ammonta nella provincia a oltre 13.000 unità e promuove un’azione insieme agli amministratori marchigiani per ottenere dal governo un finanziamento straordinario per la ricostruzione.
A maggio del 1945 con l’uscita di scena del Governo militare alleato l’attività politica dei partiti riprende più liberamente. Il partito comunista con una struttura capillare su tutto il territorio e dirigenti che si erano formati durante la lotta clandestina al fascismo e poi nella guerra partigiana riesce a impostare una struttura organizzativa in grado di elaborare programmi per le necessità del territorio provinciale.
Il 1946 vede ancora aumentare la disoccupazione e la ripresa dell’emigrazione in seguito agli accordi con il Belgio. Pierangeli convoca gli industriali e li sprona ad assumere nuovi operai, ad ampliare e modernizzare gli impianti.
Fino al 1946 anche le componenti del mondo cattolico nelle giunte comunali e nella Deputazione provinciale fanno prevalere il senso di responsabilità operando in modo unitario, ma con le elezioni amministrative del 1946, con la netta prevalenza dei partiti di sinistra e dopo il successo del referendum, in cui la Repubblica prevale con il 71,35 % delle preferenze, viene meno quel clima di collaborazione che si chiuderà con la vittoria della DC alle elezioni del 18 aprile 1948.
Le elezioni del 1948 si svolgono in un clima di violenze ed eccessi con frequenti incidenti nel corso dei comizi. Particolarmente astioso il confronto che coinvolge il leader DC Umberto Tupini, attivo nella provincia di Pesaro, che non manca di sferrare attacchi contro Renato Fastigi e Pierangeli.
Pierangeli a sua volta risponde agli attacchi denunciando Tupini per l’utilizzo di fondi pubblici per la campagna elettorale del figlio Giorgio. Polemiche e attacchi personali si ripeteranno anche nelle elezioni del 1951 quando Pierangeli viene accusato da Raffaele Elia, senatore democristiano già segretario del Partito polare di Fano, di violare le norme contrattuali e previdenziali dei dipendenti della Pica, a queste accuse Pierangeli risponde con una lettera aperta in cui invita Elia a presentarsi “senza preavviso” per constatare come alla Pica “sussistano le più ampie garanzie di libertà politica e sindacale per le maestranze […] completi servizi per rendere più confortevole il lavoro (docce con acqua calda, spogliatoi, mensa ecc.)” lo invita poi ad usufruire della mensa “presso la quale viene fornito agli operai un vitto certamente non inferiore a quello somministrato in un buon ristorante”.
La vittoria della DC alle elezioni del 1948, nonostante la tenuta del Partito comunista, è l’occasione, attraverso l’interpretazione strumentale di norme e procedure amministrative, della sospensione per i più svariati motivi, di molti sindaci di sinistra, compreso Renato Fastigi nel 1950. Ma la forzatura maggiore è quella che porta il 12 ottobre 1948 alla sospensione di Pierangeli. Il provvedimento scatena reazioni durissime sulla stampa, si tengono manifestazioni e convegni che si sommano alla crisi economica con il rallentamento dei lavori per la ricostruzione denunciato dalla Camera del lavoro e con una conflittualità altissima che vede nuove forme di lotta nelle campagne, come il sequestro dei padroni a Macerata Feltria e gli scioperi alla rovescia.
Nel clima conflittuale che si era affermato dopo le elezioni dell’aprile 1948 è tuttavia significativo che la giunta della Deputazione uscente di ispirazione ciellenista si presenti unita, con il rappresentante democristiano e quello repubblicano che sconfessano l’operazione politica dei rispettivi partiti riconoscendo i risultati della Deputazione uscente e l’equilibrio del presidente Pierangeli.
Ad illustrazione di quanto realizzato nei quattro anni dalla Liberazione al 15 ottobre 1948 la Provincia pubblica la relazione della presidenza. L’opuscolo di 48 pagine è corredato da fotografie, cartine e grafici, Pierangeli sottolinea in premessa che “attraverso difficoltà d’ogni genere che parevano insormontabili, la Deputazione […] vuole ricordare che fin dai momenti tragici dell’immediato dopoguerra ha saputo dare il primo impulso ed un apporto deciso per la rapida ripresa della vita sociale, finanziaria ed economica della nostra provincia”.
La relazione prosegue illustrando nel dettaglio tutti gli interventi, con particolare dettaglio per il ripristino della viabilità con le foto e le descrizioni dei ponti ricostruiti, la riparazione degli edifici di proprietà provinciale e le nuove costruzioni. Pierangeli affronta anche il problema dell’ospedale psichiatrico, che aveva visitato rimanendo molto colpito per le condizioni in cui erano costretti i malati, proponendo l’acquisto dei terreni, per la costruzione di un nuovo ospedale in cui migliorare le condizioni di vita e di cura dei malati.
L’opuscolo elenca gli interventi per il Consorzio antitubercolare, per la Federazione maternità e infanzia, per l’assistenza agli illegittimi e per il settore artistico e culturale con il finanziamento agli asili, alle scuole, all’ente Olivieri, al concorso delle filodrammatiche, al Liceo musicale Rossini e all’Università. Per il Liceo Rossini ricorda l’impegno economico per integrare i “miseri stipendi” dei professori e per nominare il maestro Franco Alfano, già direttore dal 1942 al 1947 dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma, direttore dal 1947 al 1950 del Conservatorio Rossini di Pesaro. Pierangeli che ha una grande passione per la musica conclude che “per la Deputazione resterà la soddisfazione di aver compiuto un atto sentito dai nostri cultori d’arte e dalle popolazioni della nostra provincia, molto sensibili all’arte musicale”.
Nella nuova giunta, presieduta dal democristiano Giuseppe Anfossi, che rimarrà in carica solo per tre anni, la componente comunista è rappresentata dai soli Oliviero Mattioli e Giuseppe Mari. In un clima politico profondamente cambiato dopo le elezioni del 1948, con la rottura dell’unità sindacale e la politica del governo contro i lavoratori, la nuova Deputazione procede con l’attività ordinaria senza l’impulso che aveva caratterizzato il quadriennio di Pierangeli. L’opposizione della sinistra sarà durissima e costruttiva e, a fronte dell’immobilismo di Anfossi, contrappone una intensa attività politica che culmina con la stesura, coordinata da Pierangeli, del “Piano del lavoro” nel giugno del 1950 che prevedeva un complesso di progetti per l’edilizia pubblica, la riforma agraria e bonifica fondiaria.
La Deputazione retta da Anfossi si chiude con le elezioni del maggio 1951 dove socialisti e comunisti recuperano consensi rispetto alle elezioni del 1948. Il nuovo Consiglio provinciale si riunisce il 16 giugno 1951, Pierangeli viene eletto presidente con i voti della maggioranza mentre gli 11 consiglieri dell’opposizione, fra questi anche Arnaldo Forlani, si limitano a votare scheda bianca.
La nuova Giunta presieduta da Pierangeli affronta il problema della disoccupazione che condizionava la ripresa produttiva e lo sviluppo del territorio provinciale. I dati sulle condizioni economiche presentano un panorama drammatico: la disoccupazione aumentata a oltre 15.000 unità con il numero di emigranti in aumento anche a seguito dei licenziamenti nelle miniere della Montecatini. Pierangeli, convinto che le politiche per lo sviluppo dovessero presupporre la conoscenza delle risorse economiche utilizzabili, promuove una ricognizione della realtà provinciale, la costituzione di commissioni per lo studio dei problemi idrici e di indagine sulle risorse del sottosuolo.
Nell’opuscolo “Sulla irrigazione della bassa val Metauro” pubblicato dal PCI, Pierangeli risponde alle polemiche sollevate sul “Giornale dell’Emilia” dalle opposizioni, sottolineando i benefici derivanti dalle opere idriche per l’agricoltura e per l’occupazione. Per la Provincia Pierangeli rivendica un ruolo propulsivo con investimenti produttivi e concreti interventi sulle infrastrutture pubbliche, in contrapposizione a una politica di tipo assistenziale.
Su questi presupposti fra le azioni che la Provincia promuove spiccano le iniziative per la realizzazione dell’autostrada “Adriatica”, a lungo osteggiata dalla DC e dai presidenti delle province di Ascoli e Macerata. Gianfranco Giamperoli, assessore nella Giunta Pierangeli, ricorda anche la sistemazione della rete viaria di competenza con l’asfaltatura che passa dal 13,95% al 48,89%, il piano di valorizzazione delle acque del Metauro, l’aggiornamento della carta geologica e infine la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.
Pierangeli contrattacca deciso agli attacchi personali e a quelli che fanno riferimento alle azioni della Provincia denunciando l’immobilismo alla “Robinson Crosuè” dell’opposizione che si oppone a innovazioni come l’istituzione di autolinee urbane e la realizzazione dell’autostrada, dimenticando “che vi sono servizi, beni ed opere che assumono un grado di economicità non misurabile col ristretto metro dell’interesse individuale e che assurgono al rango di pubbliche necessità di vita e di sviluppo economico-sociale per la collettività”.
Alle elezioni del maggio 1956 socialisti e comunisti si presentano insieme con la lista “Torre, incudine, libro” con un programma che porta lo stesso titolo del Piano del lavoro “Per la rinascita economica e sociale della provincia” confermando un rapporto unitario frutto del lavoro delle precedenti amministrazioni. Il PCI perde consensi rispetto al 1951 e anche la maggioranza relativa a vantaggio della DC, nessuna donna viene eletta a fronte delle tre del precedente mandato. La rivelazione dei crimini di Stalin al XX Congresso del partito comunista sovietico favorisce il successo del partito socialista e l’arretramento del PCI.
Il nuovo Consiglio provinciale si insedia il 21 giugno 1956 e Pierangeli risulta eletto con i voti comunisti e socialisti. Il programma riprende il progetto dell’autostrada, la valorizzazione turistica, il prolungamento della ferrovia fino a San Sepolcro, la ricerca di idrocaburi, il potenziamento dell’istruzione tecnica. Riprendono inoltre gli studi sui problemi dello sviluppo economico della provincia.
Ma a segnare le sorti della Giunta retta da Pierangeli è il terremoto provocato dall’insurrezione ungherese e dalla repressione delle truppe sovietiche dell’ottobre 1956. Il dibattito acceso nel partito e nella città si svolge anche in Consiglio provinciale. Socialisti e comunisti si trovano su posizioni diverse. Per i comunisti le rivelazioni che Cappellini da testimone diretto, aveva fatto dei fatti di Ungheria, sono un elemento di forte imbarazzo.
L’approvazione del bilancio preventivo del 1957 a fine febbraio sarà l’ultimo atto firmato da Pierangeli che inaspettatamente si dimette per motivi personali. La gestione del partito del “caso Cappellini” a cui Pierangeli è legato da una grande amicizia fin dagli anni Venti, sono probabilmente la causa delle dimissioni a cui si aggiungono rapporti sempre più difficili con i socialisti tentati dalla DC per la costituzione di una nuova maggioranza.
Dopo le dimissioni di Pierangeli il Consiglio vota Giuseppe Mari come presidente, che dopo due anni, a un anno dal rinnovo del Consiglio provinciale, deve dimettersi “per accordi intervenuti tra il PSI e il PCI sulla distribuzione delle responsabilità di direzione degli enti amministrati”. Pierangeli nella riunione della Segreteria della Federazione dichiara che voterà per “sola disciplina di partito” il socialista Lottaldo Giuliani alla Presidenza della Provincia, chiedendo che “la Direzione del Partito invii al più presto un suo autorevole dirigente estraneo all’ambiente perché stabilisca le responsabilità per la confusione determinatasi nella Federazione di Pesaro”.
Dopo l’intensa attività politica Pierangeli si dedicherà alla Pica, l’azienda di laterizi fondata insieme all’amico Claudio Cangiotti che, negli anni drammatici del dopoguerra completamente distrutta dai bombardamenti, rinasce grazie al lavoro degli operai come racconta in un’intervista Catervo Cangiotti
“Un gruppo di operai che erano molto affezionati e legati alle nostre famiglie ci aiutarono. Però quei mattoni che si cuocevano in quelle buche non vennero venduti ma vennero usati per ricostruire gli stabilimenti che erano stati distrutti”.
Nelle testimonianze degli operai della Pica di Wolframo Pierangeli viene sottolineata la correttezza e il rispetto per i suoi dipendenti, insieme a Claudio Cangiotti ha condiviso un’idea di fabbrica che nel dopoguerra ha portato le famiglie dei dipendenti dalla povertà a una condizione di benessere, fornendo anche aiuti economici per costruire le loro case e far studiare i propri figli.
Pierangeli, per incarico del Partito comunista, aveva fatto parte di delegazioni in visita nei paesi dell’est Europa dai quali forse aveva tratto ispirazione. Del viaggio in Cecoslovacchia, nell’agosto del 1948, della delegazione formata dal Senatore Egisto Cappellini, da Renato Fastigi, Sindaco di Pesaro e Wolframo Pierangeli, ancora per poco Presidente della Deputazione provinciale, abbiamo una dettagliatissima relazione, in cui Pierangeli, descrive con entusiasmo il sistema produttivo nelle campagne e nelle fabbriche, i benefici offerti ai dipendenti, abitazioni, mense, istruzione gratuita in orario di lavoro, cure mediche anche per le famiglie e assistenza per la maternità, comprese anche attività ricreative e sportive.
Pierangeli, figlio di musicista, con la passione per la musica andrà a ricoprire la carica di Presidente della Fondazione Rossini, contribuendo alla riscoperta di Rossini con la pubblicazione dell’opera omnia in edizione critica nel 1971.
Wolframo Pierangeli muore a Roma il 30 gennaio 1974.
Con il Congresso nazionale del 3-6 mar. 1966 si costituisce la Federazione italiana lavoratori tessili e abbigliamento in cui confluiscono Federazione italiana lavoratori abbigliamento (Fila) e Federazione italiana operai tessili (Fiot).
Il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende del tessile e dell'abbigliamento della provincia di Pesaro e Urbino è dal 2010 la Federazione italiana lavoratori chimica tessile energia manifatture (Filctem-Cgil), nata dalla fusione di sindacati relativi all'energia, gas e acquedotti (Fnle) con il sindacato dei chimici, vetrai, abrasivi, petroliferi (Filcea) e il tessile manifatturiero (Filtea).