Showing 3365 results

Authority record
Agostini, Luigi
MdM_IT_P_00511 · Person · 1940 nov. 21 - 2022 mag. 16

Luigi Agostini nasce a San Sisto, frazione di Piandimeleto, il 21 novembre 1940. La famiglia è di estrazione contadina; i genitori sono piccoli coltivatori diretti, possiedono e lavorano un podere nell’Alto Montefeltro, «terra dalla luce unica». Come ricorda lo stesso Agostini in una sua testimonianza, essi erano «per storia e ‘istinto’ […] forse gli unici coltivatori diretti comunisti della zona», considerando la marcata egemonia delle organizzazioni cattoliche della Bonomiana, «che faceva leva proprio sulla questione della proprietà per instillare nei piccoli proprietari un’avversione viscerale contro le idee comuniste». Agostini aderisce al Pci nel 1958 in un frangente come quello a ridosso degli anni Sessanta, in cui la presenza e il radicamento comunista ne facevano «una forza organizzata, ed un modello di organizzazione, senza pari, ineguagliabile: il Pci aveva sui quarantamila iscritti, la Fgci sui cinquemila iscritti, sui trecentomila abitanti della provincia». Egli cresce in una realtà familiare connotata da un interesse totale per la politica. Come ricorda il futuro dirigente sindacale: «nella mia famiglia si parlava sempre e soprattutto di politica; anche la piccola comunità della frazione in cui abitavo parlava quasi sempre di politica; ancora ricordo le discussioni, dopo aver sentito Radio Praga, fra questi uomini distrutti dalla fatica della giornata, sulle vicende di Coppi e Bartali al giro di Francia, e insieme sulla bontà o meno della decisione di Mao di ordinare a Lin Piao di attraversare lo Yangtze per dare l’ultima spallata al regime di Chiang Kai-shek». Una prima svolta nel percorso di vita di Agostini è determinata dalla scelta di continuare gli studi per l’insistenza del maestro elementare con i famigliari. Era un ragazzo che leggeva tutto ed imparava, sosteneva il maestro. Fu il nonno ad avere l’ultima parola – ricorda il futuro sindacalista – la famiglia avrebbe potuto fare il sacrificio di farlo studiare (privandosi del lavoro di un giovane nei campi), solo «alla condizione che io studiassi per poter meglio difendere le loro idee». Successivamente, frequenta il collegio a Sassocorvaro e il Liceo classico Mamiani a Pesaro dove era l’unico nelle sue classi a dichiararsi apertamente comunista e dove apprende che la politica deve basarsi sulla cultura «per non ridursi a semplice maneggio, intrigo, scalata personale, [o] a risultare ininfluente». Al Liceo trova nel professore di Storia e Filosofia, Aldo Giunchi, un formatore eccezionale. Nel 1967 si laurea in Scienze Politiche, con una tesi intitolata Il ruolo del consumo nelle economie pianificate, presso l’Università La Sapienza di Roma. Nello stesso anno entra nella Camera del Lavoro di Pesaro, voluto da Elmo del Bianco, con l’incarico di organizzare, non senza qualche benevola diffidenza, l’Ufficio Studi e già nello stesso anno è incaricato di riorganizzare come segretario provinciale la Fiom, ruolo che ricopre fino al 1972, mentre dal 1970 al 1974 è membro della segreteria della Camera del Lavoro provinciale. Sul versante del Partito, invece, Agostini entra nel Comitato federale della Federazione comunista nel 1968. Di Elmo Del Bianco ricorda un insegnamento indimenticabile: «ricorda sempre, Gigi, che quando tra un operaio ed un intellettuale scocca la scintilla, quella è dinamite». La connotazione politico-culturale della Cgil, come del Partito, in parte ancorata alla congiuntura post-resistenziale e all’insediamento prevalentemente rurale, era nettamente al di sotto di ciò che sarebbe stato necessario sul versante della contrattazione industriale, da cui seguiva che le rivendicazioni di categoria, in quanto soggetto su cui far leva per strappare conquiste e diritti, pur nel quadro di un’azione sindacale di ampio respiro e con un afflato generale, erano scarsamente valorizzate. Agostini ricorda ancora che la quasi unica manifestazione provinciale che si faceva, ma ritualmente, era quella della Federmezzadri. In tal senso, il passaggio da provincia prevalentemente agricola, a provincia con una base fortemente industriale, non era stato colto in tutte le sue implicazioni né dal Partito né dalla Cgil. Come ricorda Agostini: «la contraddizione hegeliana, per dirla in termini solenni, o se vogliamo di classe, può essere emblematizzata dal fatto che due personaggi di grande spicco del Partito, di spicco per la loro storia e per la loro forza, Pierangeli e Fastiggi, erano allo stesso tempo, i due principali padroni della provincia e nello stesso tempo l’uno presidente della Provincia e l’altro Sindaco del Comune di Pesaro!». A questo proposito, egli ricorda che all’organizzazione sindacale di fatto «mancavano le articolazioni forti delle categorie, tranne la Federmezzadri e la Federbraccianti, che comunque erano più un mondo che una categoria». Alla fine degli anni Sessanta la provincia si era trasformata in un territorio con una rilevante presenza industriale, che sovente assumerà la forma del distretto industriale, e la correlativa formazione di una nuova classe operaia mobile e diffusa. Si potevano contare oltre ventimila nuovi operai su una popolazione della provincia di circa trecentomila abitanti. Nel solo settore del legno, come registrava Agostini in un suo intervento all’VIII congresso provinciale della Fillea (agosto 1973), si era passati da 1.600 addetti nel 1951 ad oltre 10.000 nei primi anni Settanta. Si poneva, dunque, una ‘nuova questione operaia e sindacale’ con problematiche legate a «fuori busta imperanti […]; orari di lavoro senza controllo; inquadramenti professionali concentrati sistematicamente agli ultimi livelli; massiccia evasione contributiva». Si trattava di operare «una vera e propria ‘bonifica’ sindacale che non poteva che andare allo scontro con la situazione sindacale e politica in atto». Si era attuata una trasformazione scarsamente guidata dai governi locali (prevalentemente di sinistra): le zone industriali e artigianali messe a disposizione dai tanti comuni e guidata ancor meno dallo stesso sindacato in cui l’avvento dell’‘autunno caldo’, nel 1969, provocò un’accelerazione anche al suo interno, dove, come ricorda Agostini, «la costruzione della Fiom fu un grande fatto innovativo […] per le forme di democrazia adottate, per la partecipazione che riuscì ad innescare, per la mobilitazione sociale che stimolò, per i contenuti di linea rivendicativa, per le forme di lotta, per l’affermazione di nuovi quadri e delegati». La Fiom, pertanto, in quel frangente si fece portavoce di una nuova classe operaia ‘contagiando’ anche altre presenze operaie. In tutti i settori. Di particolare rilievo, in questi termini, sono le dinamiche rivendicative e le forme di lotta all’interno delle nuove fabbriche per la produzione di macchine per il legno (Morbidelli, IDM, Viet, Valeri, ecc.): i delegati di queste ultime divennero una sorta di avanguardie esportando le lotte in altri ambiti, impegnandosi in assemblee nel mondo della scuola. Come ricorda Agostini: «tutti i sabati mattina eravamo impegnati con il Movimento studentesco in assemblee nelle scuole di Pesaro, persino nel santuario della borghesia pesarese, il liceo classico, a parlare di lavoro, di sfruttamento, di diritti, ‘rubando’ i suoi figli e cercando di portarli dalla nostra parte». La crescita di peso della Fiom si lega poi alla nascita anche nel pesarese della Federazione dei lavoratori metalmeccanici (Flm), un’esperienza sindacale unitaria che aveva il suo baricentro nell’affermazione e valorizzazione più ampia del sindacato dei Consigli (i quali avevano preso il posto delle vecchie commissioni) e che avrebbe dovuto trovare, secondo Agostini, nella programmazione del territorio (ad esempio attraverso Consigli di Zona e Comuni) la sua sponda sindacale e istituzionale. Tale esperienza, tuttavia, è ostacolata sia all’interno della Cgil sia del Pci e porta, dopo uno scontro feroce, sia dentro il PCI che dentro la Cgil, a quello che lo stesso Agostini chiamò il suo «esilio politico» alla Fiom di Treviso. Ciò coinvolse a cascata tutte le nuove realtà di delegati e quadri cresciuti nell’‘Autunno indimenticabile’. Infatti, all’interno della Cgil pesarese si era giunti ad una sorta di divisione netta, ad una frattura verticale, tra un’ala sindacale più a sinistra, movimentista e critica del Partito – come dice Agostini: «il Partito risentiva dall’essersi troppo adagiato nella resistenza e nella realtà contadina, antecedente alla grande trasformazione industriale della provincia come d’altra parte il grosso dei dirigenti della Camera del Lavoro, per la quasi simbiosi tra partito e sindacato» – e attenta a valorizzare il nuovo Sindacato dei Consigli, e una più moderata e tradizionale che diffidava del cambiamento indotto dal nuovo ruolo dei consigli di fabbrica, delle forme di mobilitazione sociale e dell’impatto che tale spinta sociale poteva creare negli equilibri politici consolidati nella provincia. Lo scontro interno ha un suo esito con lo spostamento di Agostini, su richiesta della Cgil nazionale e in accordo con la Fiom nazionale, alla segreteria della Fiom di Treviso. Ne segue che dalla fine del 1974 al 1976 Agostini è segretario della Fiom-Cgil di Treviso e per i successivi tre anni segretario della Fiom-Cgil del Veneto e del settore elettrodomestico, che ha nella vicenda Zanussi il suo epicentro. Poi per tre anni è segretario della Fiom nazionale, responsabile della siderurgia. Qui, «la ristrutturazione della grande macchina siderurgica, di cui Bagnoli ne diventa il simbolo, rappresenta la palestra formativa, dopo la Zanussi», del suo percorso di dirigente sindacale. Successivamente, per altri tre anni è segretario della Cgil Veneto fino al 1985 anno in cui accede alla segreteria nazionale in qualità di responsabile dell’Organizzazione della Cgil. Si tratta di un frangente in cui si giunge al collasso dell’URSS e allo scioglimento del PCI. Eventi che segnano profondamente Agostini insieme ad alcuni avvicendamenti in seno alla dirigenza sindacale. Infatti, come ha ricordato recentemente: «uno dei periodi più tristi della mia vita sono stati gli anni [1988] della destituzione di Pizzinato. Nelle guerre intestine ognuno dà il peggio di sé, come avevo sperimentato a Pesaro. Le conseguenze anche personali possono essere amare: la vicenda della destituzione di Pizzinato in combinata con lo scioglimento del Pci a cui sono stato fermamente contrario, mi sono costati due anni e più senza incarico nella CGIL nazionale». In precedenza, la parentesi veneta, soprattutto i primi anni, lo aveva visto a capo di una Fiom in contrasto con l’Autonomia operaia guidata da Antonio Negri in un contesto in cui, tuttavia, la questione strategica restava quella di «rompere con l’interclassismo dominante» tipico di un territorio egemonizzato dalla Dc e dalla cultura cattolico/clericale. L’obiettivo politico di fondo in quella fase, come ricorda Agostini, «stava nel costruire il passaggio da un sentimento anti-padronale molto diffuso ad una concezione più compiutamente anticapitalistica». Pertanto, si doveva «espandere la presenza della Cgil, dopo l’affievolirsi se non lo spegnersi degli effetti espansivi, prodotti dalle vicende esemplari delle grandi lotte che avevano segnato la fase immediatamente precedente la vita della Regione (Marghera, Zoppas, Marzotto ecc.)». Ciò porta Agostini a dedicare una particolare cura agli aspetti e agli strumenti culturali, formativi e organizzativi. Aspetti ritenuti sempre dirimenti per una strategia politica che voglia consolidare, conquistare ed espandere le basi sociali del proprio insediamento. Non a caso le parole che gli rivolse Luciano Lama furono: «in Veneto c’è bisogno di dirigenti come te, di dirigenti di frontiera». Dalla seconda metà degli anni Ottanta fino al 2000 Agostini è attivo, pur tra grandi contrasti, nella segreteria e nel vertice della Cgil nazionale (prima in qualità di responsabile dell’industria, poi della funzione pubblica e infine responsabile delle politiche di cittadinanza con particolare riguardo alle politiche del consumo). Dallo stesso anno è stato responsabile del Centro Studi di Politica Economica (Centro studi che faceva riferimento ai Democratici di Sinistra) e dal 2010 è vicepresidente nazionale di Federconsumatori. È inoltre autore di numerosi articoli e saggi In particolare si segnalano la sua rubrica "Note critiche di Luigi Agostini" in Ticonzero e i suoi interventi ne "Il diario del lavoro", quotidiano on-line del lavoro e delle relazioni industriali e su "Strisciarossa". Rilevanti sono anche due importanti lavori monografici: "Il pipistrello di La Fontaine. Crisi, Sinistra, Partito" e "Neosocialismo" pubblicati da Ediesse nel 2014.
Agostini sintetizza il suo modo d’intendere come fare, inscindibilmente, sindacato e politica rimanendo coerenti con i propri ideali giovanili con queste affermazioni: «mi sono sempre considerato un comunista sindacalista. Ho cambiato ruolo di tre anni in tre anni, evitando il più possibile, la peggior malattia che colpisce gli uomini e le organizzazioni: la burocratizzazione». «Ho avuto la fortuna di incontrare maestri di grande livello». «Ho dato il meglio di me ad una organizzazione di combattimento, la CGIL, casa e scudo per i più sfruttati. Ad altri il giudizio sul mio apporto. Da parte mia posso solo dire di essere sempre stato e sempre sarò fedele agli ideali della mia infanzia e giovinezza».
Muore a Roma all'età di 82 anni il 16 maggio 2022.

Righetti, Giuseppe
MdM_IT_P_00537 · Person · 1926 mar. 12 - 2015 mar. 13

Giuseppe Righetti nasce a Pesaro il 12 marzo 1926. Appena diciottenne, nel 1944 si iscrive al Partito d'Azione; partecipa poi attivamente alla campagna elettorale per le elezioni politiche e per il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, sostenendo la scelta repubblicana. Al momento dello scioglimento del Partito d'Azione, nel 1947 entra nel Partito Socialista Italiano, del quale è ripetutamente vice-segretario e segretario della Federazione provinciale di Pesaro e Urbino, collaborando attivamente con i massimi dirigenti socialisti nazionali (Nenni, Pertini, Morandi, Basso, Lombardi, Mariotti, De Martino, Brodolini, Corona, Pieraccini, ecc.).
Dal 1951 al 1956 vice-presidente della Fondazione "Gioacchino Rossini" di Pesaro. Dal 1956 al 1975 è vice-sindaco del Comune di Pesaro con i sindaci Fastigi, De Sabbata e Stefanini, svolgendo anche le mansioni di assessore all’edilizia privata. Dal luglio 1969 al 1972 è senatore per il PSI, subentrato in sostituzione di Giacomo Brodolini, deceduto l'11 luglio 1969, svolgendo il ruolo di segretario della I Commissione Affari interni e Costituzionali, e componente della Commissione Sanità. Durante l’attività parlamentare ha un assiduo rapporto di collaborazione con Pietro Nenni, proseguito anche successivamente.
Dal 1975 al 1985 viene eletto consigliere regionale delle Marche per il Partito Socialista Italiano, svolgendo anche l'incarico di Presidente della IV Commissione permanente e di capo gruppo del PSI. Dall’8 settembre 1978 al 18 novembre 1980 è assessore regionale al Bilancio, finanze, formazione professionale, personale, lavoro ed enti locali.
Dal 1986 al 1987 fa parte del consiglio di amministrazione della società SIAI Marchetti del gruppo Agusta (EFIM).
È anche componente del Comitato Regionale di Controllo sugli atti degli enti locali della provincia di Pesaro e Urbino. Per dieci anni è coordinatore regionale nelle Marche dell’Associazione degli ex Parlamentari della Repubblica.
Grazie ad formidabile archivio privato, il sen. Righetti è stato un custode ed un divulgatore della memoria storica del PSI marchigiano e nazionale, con articoli e interventi che riportavano alla luce il ricordo di vicende politiche e amministrative che spesso lo avevano visto protagonista.
È nominato Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria, Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana, a Roma il 27 dicembre 2006, su iniziativa del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi.
Muore a Pesaro in 12 marzo 2015.

MdM_IT_E_00064 · Corporate body · 1901 giu. 16 - [1926?]; 1946-

Le origini della Fiom partono dallo sciopero generale milanese del 28 agosto-6 settembre 1891 e la sua costituzione si ha con il Congresso, tenuto a Livorno il 16 giugno 1901, cinque anni prima di quello della Cgdl (Confederazione generale del lavoro). Con la sua rinascita nell’autunno 1945, ad opera di una commissione rappresentativa delle tre correnti della Cgil, la forza numerica e il riferimento alle origini del movimento assegnano alla Fiom un ruolo di avanguardia del movimento dei lavoratori. Al Congresso costitutivo, che si tiene a Torino dal 5 al 9 dicembre 1946, cambia il significato della sigla: da Federazione italiana operai metallurgici diventa Federazione impiegati operai metallurgici. Il Congresso elegge Segretario Giovanni Roveda che aveva svolto attività sindacale e politica dal primo dopo guerra, poi nella clandestinità e nella Resistenza. La Fiom, che nel dopoguerra conta oltre 600.000 iscritti, rappresenta l’indirizzo social comunista del sindacato e il prestigio della categoria deriva dalla centralità delle fabbriche metallurgiche nell’opposizione al fascismo e dal ruolo assunto nel corso della guerra e della Resistenza. La scissione del 1948 ebbe ripercussioni interne alla Fiom, anche se non in termine numerico degli iscritti che, al X Congresso nazionale, ammontavano a 609.094. Negli anni Cinquanta si apre una stagione di scioperi e rivendicazioni a cui il padronato risponde con discriminazioni, licenziamenti e con l’isolamento dei lavoratori impegnati nelle attività sindacali. E’ di questi anni la flessione del numero degli iscritti che, al Congresso di Livorno del novembre 1952, scendono a 507.360. La divisione sindacale ha come riflesso la firma, nel giugno 1954, di un accordo separato Confindustria con Cisl e Uil. Le minacce di cui erano oggetto i rappresentanti delle commissioni interne portano inoltre alle elezioni alla Fiat a dimezzare i voti della Fiom. Da questi risultati parte una riflessione che farà emergere come causa del voto non solo le intimidazioni del padronato, ma anche il progressivo distacco dell’organizzazione sindacale con la base operaia. Inizia quindi un radicale rinnovamento al vertice e dell’articolazione delle lotte che dovevano svolgersi fabbrica per fabbrica e non subordinate a una linea generale del movimento. Il Congresso del 1956 vede tuttavia il crollo degli iscritti ridotti a 265.836 e, nel 1959, a 185.183. Negli stessi anni riparte l’azione congiunta con Cisl e Uil e alla elezione della Commissione interna alla Fiat, nel 1958, la Fiom ottiene il 32% mentre la Film Cisl dal 45,9% scende al 13,9%. Nel 1960 al XIII Congresso di Brescia c’è un modesto aumento degli iscritti, che salgono a 191.162, ma alle elezioni delle commissioni interne la Fiom registra il 52,7% delle preferenze. Iniziano nuove forme di lotta e, nel dicembre 1960, gli operai celebrano il “Natale in piazza” con la benedizione dell’arcivescovo Montini che testimonia il riconoscimento dell’opinione pubblica delle buone ragioni della lotta sindacale. Gli anni Sessanta rappresentano il decennio, culminato nell' ”autunno caldo” in cui le ore di sciopero registrate e la perdita di produzione furono da record, da settembre a dicembre 1969 sono 184 le ore di sciopero dei metalmeccanici privati e 164 le ore dei metalmeccanici pubblici. Questa fase contrattuale è caratterizzata dal riavvicinamento fra le tre confederazioni e, nel processo di ritorno all’unità sindacale, la Fiom rappresenta la punta avanzata che porterà nel 1973 alla costituzione della Federazione lavoratori metalmeccanici (FLM). Le lotte degli anni Sessanta porta alla conquista di aumenti salariali uguali per tutti, con l’abolizione delle gabbie salariali, delle 40 ore di lavoro settimanali; del diritto di riunione all'interno della fabbrica e di assemblea retribuita per 10 ore annue, l'istituzione della rappresentanza sindacale aziendale. Diritti economici e sociali che vengono consolidati con la legge 20 maggio 1970, n. 300, lo “Statuto dei lavoratori”. Nel 1973 la Fiom, insieme alle altre componenti della Federazione lavoratori metalmeccanici, firma il settimo contratto nazionale, acquisendo le 150 ore di diritto allo studio e le quattro settimane di ferie a cui in segui si aggiunge l'indennità di malattia, d'infortunio e gravidanza.
Nella provincia di Pesaro e Urbino gli operai metalmeccanici organizzati sono 500 già nel 1945 e il primo Contratto collettivo di lavoro per gli impiegati e operai della Montecatini viene firmato dalla Camera del lavoro il 2 maggio 1945. La presenza della Fiom si registra nel corso dell'Assemblea pre congressuale di Fano del 7 marzo 1947 per il I Congresso della Camera confederale del lavoro dell'aprile 1947. Non è tuttavia presente il sindacato di categoria e l'attività viene seguita direttamente dalla Segreteria della Camera del lavoro. Il Segretario generale Cgil, Giacomo Mombello, scrive alla Fiom nazionale (18 gennaio 1963) per informare che non esiste una struttura organizzata della Fiom sul territorio provinciale, ma che è loro intenzione “chiedere ad un operaio - che si è molto distinto per attaccamento e combattività – di lasciare il lavoro e divenire segretario del Sindacato provinciale Fiom”. Fino alla fine degli anni Sessanta l'attività continua ad essere seguita dalla Segreteria della Camera del Lavoro. Il 27 giugno 1970 si tiene il 1° Congresso della Fiom di PesaroFederazione nazionale nel 1963, fino al I Congresso che si tiene a Pesaro il 27 giugno 1970. Al Congresso del 1973 Augusto Isotti viene eletto Segretario provinciale della Fiom - Cgil.

Severi, Benito
MdM_IT_P_00536 · Person · 1926 feb. 3 - 2013 feb. 5

Benito Severi nasce a Pergola il 3 febbraio 1926. Proviene da una famiglia di estrazione contadina e antifascista con simpatie anarchiche e comuniste. Completa la scuola primaria e successivamente l’avviamento professionale, ma fin dai 12 anni lavora nel piccolo appezzamento di terra dei genitori e dall’età di 16 anni, fino alla Liberazione, saltuariamente presso i mezzadri della zona. Dal 1944 al 1946 lavora come bracciante agricolo presso l’azienda forestale delle Cesane di Fossombrone, territorio comunale dove la famiglia si era spostata. Inizia ad occuparsi di politica nel 1944 e nell’inverno dell’anno successivo aderisce al Pci presso la sezione di Fossombrone. Poco dopo si occupa di stampa e propaganda nella cellula di San Martino al Piano e nel 1946 costituisce e guida una cellula comunista in una località limitrofa. Parallelamente si sviluppa anche la sua militanza nella Cgil dove è segretario della Camera del Lavoro di Fossombrone fino al 1958. In un frangente è anche membro della segreteria provinciale della Federmezzadri e primo segretario della Confederterra del mandamento di Fossombrone. Gli esordi in qualità di sindacalista lo vedono impegnato in serrate lotte a fianco alle filandaie, ai braccianti e ai disoccupati della zona. Come ricorda lo stesso Severi, si trattava di «quasi mille filandaie che lavoravano in cinque stabilimenti». A Fossombrone la lotta viene portata avanti insieme ad Alfio Tinti della corrente cristiana della Cgil (poi leader della Cisl ed esponente politico della Democrazia cristiana) dove si riescono a costituire le prime commissioni interne nelle fabbriche. Lo stesso vale per i braccianti, che subito dopo il periodo bellico raggiungono la cifra di 980 e sono coloro che «con il Comando Forestale e con le stesse amministrazioni locali hanno rimboscato la Cesana». Severi, in quell’occasione, viene eletto per la Cgil (dopo la rottura del fronte unitario con l’uscita della componente cristiana) con l’88% dei voti nella commissione interna. Tuttavia, è grazie all’unità sindacale con la Cisl, come riconosce lo stesso Severi, che si è giunti a stipulare un contratto per i braccianti. In quel periodo, si dispiega un serrato ciclo di lotte che riguardano gli operai disoccupati guidati dalla Camera del Lavoro in efficaci ‘scioperi alla rovescia’. Si assiste, tra l’altro, al rovesciamento di tutto il selciato di Fossombrone pur di creare cantieri di lavoro e ottenere remunerazioni per gli operai. Queste attività, nel periodo 1949-1950, non passano inosservate presentandosi come forme di disordine pubblico. Così, si assiste all’arresto di 21 operai fra cui lo stesso Severi che sconta tre mesi di carcere nelle celle di Urbino: un intero inverno con un vetro rotto ed unica coperta come ha ricordato in una sua testimonianza. Tali lotte si collegano alla richiesta di messa in atto del Piano del lavoro elaborato dalla Cgil nazionale guidata da Giuseppe Di Vittorio. Sul fronte più propriamente politico, nel 1948 Severi entra nel gruppo dirigente della federazione comunista di cui è membro fino al 1965, mentre nel 1951 è eletto consigliere provinciale, così come nel 1960. Nel 1958, dopo aver condotto la Camera del Lavoro in un ciclo di lotte che gli costano tredici denunce ed altrettanti processi, si conclude l’esperienza forsempronese di Severi che viene incaricato dalla Cgil provinciale di dirigere la Camera del Lavoro di Fano dove rimane fino al 1968. Qui le sue lotte riguardano in particolar modo «le lavoratrici degli ortaggi [alle quali] non si applicavano le tariffe e venivano trattate come schiave». Vi è poi il difficile, in prima battuta, rapporto con marinai e pescatori per strappare un contratto di lavoro, anche se le difficoltà maggiori riguardano gli edili dato che la stragrande maggioranza non riconosceva l’agibilità sindacale delle commissioni interne. Su questo fronte, che vede all’opera problematiche sia di carattere salariale sia inerenti al tipo di sviluppo edilizio della città di Fano, risulta importante il ruolo giocato dall’amministrazione locale all’interno della quale lo stesso Severi ha modo di operare per due consigliature. Nel periodo che va dal 1970 al 1982 – su un’indicazione generale, riguardante anche altri sindacalisti, della dirigenza comunista che faceva allora capo ad Enrico Berlinguer – vi è un passaggio dalle attività sindacali a quelle strettamente partitiche. Severi, ora membro del Comitato regionale del Pci, diventa responsabile dell’organizzazione provinciale del partito, che all’epoca significava curare i rapporti con le sezioni, interfacciarsi con gli amministratori locali, con le organizzazioni sindacali così come artigiane ed agricole. Successivamente, dal 1983 fino al 1990, anno che sancisce lo scioglimento del Pci dopo la caduta del Muro di Berlino, Severi ricopre incarichi amministrativi, sia nel consiglio comunale di Fano sia in quello di Fossombrone dov’era rientrato proprio nel 1983. È inoltre vicepresidente della Comunità Montana del Metauro. In questo frangente, peraltro, si distingue in qualità di rappresentante regionale degli emigrati marchigiani in Belgio, Germania e Francia e nei suoi ricordi non esita a rimarcare quanto l’attuale discorso sugli immigrati in Italia non dovrebbe prescindere dal «ricordare che anche noi lo siamo stati». Di particolare rilevanza, sempre in quegli anni, è il suo impegno, a fianco di Gianna Mengucci, in qualità di componente della commissione regionale sanità del Pci incaricato di seguire le vicende legate al varo del Piano sanitario regionale. Infine, è da segnalare anche l’esperienza di capogruppo di minoranza nel consiglio del piccolo comune di Isola del Piano. Dopo il pensionamento, continua a seguire per il Pds e poi per i Ds i problemi della sanità a livello locale. Successivamente aderisce al Pd. Muore a Fossombrone il 5 febbraio 2013.

MdM_IT_E_00104 · Corporate body · 1956-

La Federazione italiana dei lavoratori del legno, dell'edilizia e delle industrie affini si forma nel 1956 con l'unificazione della Federazione italiana lavoratori edili e affini con la Federazione dei lavoratori del legno, boschivi e varie.

Sindacato nazionale scuola
MdM_IT_E_00105 · Corporate body · 1967 -

La storia del sindacato dei lavoratori della scuola è molto complesso e accanto ai sindacati Confederali aderenti alla Cgil, Cisl e Uil sono attivi negli anni molti sindacati autonomi.
Con il Congresso fondativo, il 28 aprile 1946 nasce la Federazione italiana della scuola (Fis) che comprendeva i lavoratori della scuola di ogni ordine e grado, dopo la scissione del 1948 la Fis esce dalla Cgil.
Nel 1967 per iniziativa di un gruppo di insegnanti si riuniscono nuclei autonomi e a dicembre ad Ariccia si tiene l'Assemblea costitutiva del Sindacato scuola Cgil, in cui vengono eletti un Comitato nazionale e una Segreteria provvisori.
Nel 1968 e 1969 si animano le proteste con scioperi per l'assistenza sanitaria diretta e il riassetto di carriere e retribuzioni e in questa fase si sviluppa la fase costituente del sindacato scuola Cgil, con l'estensione sul territorio della rete dei gruppi promotori, nei quali prevalgono gli insegnanti medi e nuclei di "non docenti". Il 17-20 dicembre 1970 si tiene il I Congresso del Sindacato Nazionale Scuola Sns-Cgil e il 23-26 maggio 1974 il II Congresso (a Pesaro il 30 aprile).

Fo, Dario
MdM_IT_P_00560 · Person
MdM_IT_E_00112 · Corporate body · 1972 - 1974

Partito politico italiano di sinistra radicale fondato nel dicembre 1972 mediante la confluenza di due distinti soggetti politici, il Nuovo Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP) e Alternativa Socialista. Nel 1974 si fonde con il gruppo del Manifesto divenendo il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo.

Pulisca, Antonio
MdM_IT_P_00565 · Person · 1922 apr. 22 -

Nasce il 20 aprile 1922 a urbino. Entra come funzionario della Cgil è registrato il primo gennaio 1951. Nel 1952 partecipa al corso regionale marchigiano di un mese alla scuola Marabini di Bologna. Il giudizio che il partito dà della sua formazione è lusinghiero: lo descrive come «serio, socievole, disciplinato», molto attaccato al partito, impegnato nello studio, dove dimostra capacità di assimilazione, concretezza e una discreta capacità critica e autocritica. Nel 1953 è nominato alla Camera mandamentale di Cagli, in una zona assai povera di quadri di partito e sindacali. Dopo aver lasciato l’incarico per tentare di mettere su un’attività di stoffe senza successo, nel 1956 riceve una seconda nomina alla segreteria della Camera mandamentale di Cagli. Nel 1957, in un documento è invece indicato come referente della Camera del lavoro di Fossombrone. Elio Salvi in un’intervista testimonia invece che egli rimane a Cagli fino al 1959. Nel 1960 è tra i delegati della Federmezzadri al Congresso provinciale della Camera del lavoro per Fossombrone. Nel 1963 risulta componente della segreteria della Federmezzadri. Nel 1964 è segretario della Federmezzadri di Fano.
Nel 1969 è eletto nel Comitato direttivo della Camera del lavoro provinciale in occasione del VII Congresso, in qualità di segretario della Federbraccianti. Al Congresso del 1973 è eletto nel Comitato direttivo provinciale della Camera del lavoro in quanto segretario provinciale della Federbraccianti.
Nel 1975 è nominato segretario provinciale del Sindacato pensionati. Risulta inoltre nel Direttivo dell’Associazione provinciale agricola.

Gaudenzi, Carlo
MdM_IT_P_00545 · Person · 1919 nov. 22 - 2004 nov. 11
Funzione pubblica - Fp
MdM_IT_E_00117 · Corporate body

Il sindacato della Funzione pubblica (Fp) viene istituito con il Congresso di Rimini del 14-18 aprile 1980 a cui aderiscono i lavoratori del pubblico impiego, della sanità privata e del settore socio-sanitario educativo.

La storia dei sindacati precedenti relativi agli specifici settori è molto complessa. Il primo sindacato a costituirsi è quello degli statali nel 1945 sotto la sigla Fnds, e con il Congresso del 1955 il sindacato degli enti locali e quello degli ospedalieri si uniscono in un'unica categoria: la Federazione nazionale dipendenti enti locali e ospedalieri (Fndelo) che negli anni successivi accresce e modifica le proprie funzioni, di cui l'ultimo significativo della Federazione lavoratoti enti locali e sanità (Flels).

Negli anni rimangono sempre evidenti i tre raggruppamenti principali: enti locali, ospedalieri e nettezza urbana e aziende municipalizzate fino alla costituzione della Funzione pubblica.

Manna, Luigi
MdM_IT_P_00579 · Person · 1905 gen. 7 -

Nasce il 7 gennaio 1905 in una famiglia di commercianti ambulanti: il padre ha tendenze anarchiche, la madre è cattolica. Ottiene come titolo di studio la quarta elementare. Milita nell’Azione Cattolica dalla nascita fino al 1940, rivestendo la carica di presidente locale per diversi anni. Si specializza come falegname carradore, Durante il fascismo lavora per proprio conto oppure per alcune ditte in Africa. Si sposa e ha due figli. Dal 1939 al 1942 emigra in Germania per lavoro, venendo rimpatriato per motivi disciplinari, avendo protestato sulle condizioni lavorative. Durante questo soggiorno avviene la sua conversione dalla fede cattolica al comunismo. A segnarlo è un episodio, che racconta in un’intervista rilasciata nel 1985. Aveva incontrato dei prigionieri russi e a uno di loro aveva offerto pane e salame. Questo aveva chiesto un coltello e aveva diviso il poco cibo con tutti i nove compagni. «Io cattolico se mi avessero dato un pezzo di pane e un pezzo di salame l’avrei dato agli altri o l’avrei mangiato di nascosto dove non mi vedeva nessuno con la fame che c’ho», si chiede. «Allora è più civile di me». Questa immagine di solidarietà lo avvicina al comunismo. Partecipa alla guerra di liberazione, collaborando al Comando partigiano di Fano. In questa veste partecipa al disarmo di alcuni carabinieri. Finita la guerra, dal 1945 è attivista della sezione di San Costanzo e responsabile di organizzazione. Qui diventa molto popolare tra i contadini della Valle del Metauro. Dal 1946 è attivista di Federazione. Per due anni è responsabile ad Orciano. Nello stesso periodo è nominato membro della commissione provinciale di organizzazione. Nel 1949 viene condannato insieme ad Adolfo Cenci per avere duramente condannato la repressione della manifestazione mezzadrile del 29 luglio. Nello stesso anno viene incaricato del ruolo di segretario della sezione Pci di Fano e, per due anni, anche di quello di segretario della locale Camera del Lavoro. L’anno successivo diventa responsabile di organizzazione della Federmezzadri provinciale. Nel 1952, al Congresso provinciale, viene nominato delegato provinciale al Congresso nazionale della Federmezzadri. In questi anni incorre in un nuovo arresto, in seguito alle manifestazioni condotte nel Montefeltro e nella valle del Metauro, intorno al rinnovo del patto colonico. Nel 1960 è tra i delegati della Federmezzadri al VI Congresso provinciale della Camera del lavoro. In questa occasione viene nuovamente eletto nel comitato direttivo. La nomina gli viene confermata al Congresso successivo, nel 1963. Nel 1963 è all’Ufficio contratti e vertenze della Camera del lavoro. Dal 1951 viene eletto consigliere provinciale, carica che ricopre per svariati mandati fino al 1970.

Ognibene, Renato
MdM_IT_P_00580 · Person · 1928 mar. 1 - 2007 lug. 11

Renato Ognibene è nato a Modena in una famiglia di antifascisti, a sedici anni lascia la scuola per aderire alla Resistenza, è Partigiano combattente nella Brigata "Aristide", che opera nella zona di Carpi. Dopo la Liberazione riprende gli studi, ma ben presto diventa un dirigente delle Associazioni contadine della CGIL.
Deputato del Partito Comunista Italiano, eletto nel collegio di Parma, dal 1963 al 1972, nella IV e V legislatura, Ognibene fu anche, dal 1978 al 1986, consigliere del Comitato economico sociale dell'Unione Europea. Per anni ha anche operato, al fianco di Omar Bisi, come vice presidente dell'ANPI di Modena. Prima della malattia che l'ha costretto al ritiro e che lo ha portato alla morte, Renato Ognibene aveva avuto modo di dichiarare "...nella vita di una persona, come nella vita di una nazione, ci sono alcuni valori che non si vendono e non si comprano, che non si cedono. Ecco perché la riaffermazione dei valori della Resistenza nella realtà di oggi, a cominciare dalla pace, è il terreno per la costruzione di un rinnovato patto tra le generazioni".
Ognibene ha partecipato alla Costituente Contadina ed è stato vicepresidente nazionale della Confederazione italiana coltivatori (Cic). Ha ricoperto anche la carica di presidente nazionale dell’Inac, il Patronato della Cia.

Fanelli, Bino
MdM_IT_P_00581 · Person · 1934 mar. 27 -

Nasce ad Acqualagna nel 1934 in una famiglia di origini contadine. La sua formazione politica e sindacale inizia in Umbra, a Gubbio, dove rimane fino al 1954. La prima esperienza nella Cgil è nella Federmezzadri, si avvicina al Partito comunista, ma con posizioni moderate. Emigra in Lussemburgo, quando torna per le ferie dopotre anni gli viene proposto di diventare segretario della Camera del Lavoro di Pergola e vi rimarrà dal 1960 al 1967; successivamente è attivo nella Federmezzadri provinciale, di cui è firmatario, in qualità di segretario, dell’accordo Provinciale intersindacale sulla mezzadria siglato il 21 luglio 1970 presso la sede dell’Unione provinciale degli Agricoltori. Nel 1974 è membro della segreteria provinciale della Camera del Lavoro e nel 1975 segretario della Filtea.

Giannini, Secondo
MdM_IT_P_00583 · Person · 1920 ott. 17 -

Nasce a Macerata Feltria il 17 ottobre 1920, in una famiglia di coltivatori diretti. Ha tre fratelli e una sorella. Dopo aver frequentato le scuole elementari inizia a lavorare nel podere di famiglia. Durante la seconda guerra mondiale è mandato in servizio a Fiume dal 1940 al 1943. L’8 settembre lo sorprende a Monfalcone, mentre sta tornando nella città istriana dopo un periodo di licenza. Con un viaggio rischioso, approfittando della confusione, riesce a ritornare a casa, dove attende la fine della guerra, riprendendo il lavoro nel podere di famiglia. Nel frattempo lavora come operaio edile, impiego tenuto fino al settembre del 1947. Subito dopo la liberazione si iscrive al Pci e si impegna nell’organizzazione delle leghe contadine. Il suo status sociale di piccolo proprietario non è in contraddizione con la scelta. In realtà la disgregazione della proprietà fondiaria e l’arretratezza delle campagne avvicinava le condizioni di piccoli proprietari e mezzadri. Entra nel frattempo nella Camera del Lavoro per il Mandamento di Macerata Feltria, costituita nel 1944 da Mario Martini. Quella maceratina costituisce una realtà emblematica della campagna dell’entroterra pesarese che presenta scarsa produttività, una conduzione tecnicamente arretrata, ancestrali rapporti tra i padroni e i mezzadri. Vi sono tutti gli elementi perché il territorio venga coinvolto nelle agitazioni mezzadrili, che uniscono la richiesta dell’applicazione del Lodo De Gasperi alle rivendicazioni per una generale riforma dei patti agrari, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, l’abolizione delle regalie. Il 10 settembre 1947 Secondo Giannini viene incaricato di guidare la segreteria mandamentale di Macerata Feltria. Vive così da protagonista questa stagione di lotta, culminata nel celebre episodio del “sequestro dei padroni” del 28 dicembre 1947. Egli infatti sarebbe stato denunciato e rinviato a giudizio, ma successivamente assolto per insufficienza di prove. La dimostrazione viene fortemente criticata dalla Federmezzadri provinciale per le azioni messe in atto – blocco delle principali strade e occupazione dell’ufficio postale – e per gli effetti controproducenti, come la mole di disdette che colpiscono molti mezzadri, costringendoli a emigrare. Per le sue qualità organizzative Secondo Giannini tuttavia non solo viene confermato alla segreteria per altri cinque anni, ma sostituisce Giovanni Costantini alla direzione del locale sindacato mezzadri. Negli anni successivi anima alcuni “scioperi alla rovescia”, in particolare sulla strada del Fossatone che congiungeva il comune con Montegrimano e Mercatino Conca. Subisce una nuova denuncia e questa volta una condanna per una manifestazione di solidarietà con gli eccidi di Melissa. Nel 1953 è chiamato nella Camera del Lavoro provinciale per dirigere il sindacato degli edili, dove continua a sostenere nuovi scioperi alla rovescia per la strada panoramica appena cominciata; dal 1957 al 1969 viene chiamato a guidare il sindacato dei braccianti, nella cui segreteria era entrato fin dal 1955, e l’Alleanza contadina, che contende alla Coldiretti l’organizzazione dei coltivatori diretti, riuscendo a radicarsi in alcune realtà, soprattutto in seguito alla progressiva trasformazione dei contratti mezzadrili in affitti. «Quando sono andato a lavorare là non c’era niente, nessun gruppo, nessuna organizzazione» ha ricordato in un’intervista, rilasciata all’inizio degli anni Duemila. Nel 1969 Secondo Giannini costituisce a Fano una cooperativa che si occupa della commercializzazione del cavolfiore, particolarmente diffuso nel territorio. Ben presto l’organizzazione supera i mille soci, ma si trova in una difficile situazione finanziaria. Riesce a superarla solo grazie all’intervento dell’Ente di sviluppo regionale che le affida la gestione della centrale ortofrutticola di Fano.
All’attività sindacale Secondo Giannini affianca quella politica. Si iscrive al Pci fin dal 1945. L’anno successivo è nominato segretario nella sezione di Santa Maria Valclava, attività che mantiene fino al dicembre del 1949. Nello stesso anno diventa membro del Comitato federale del Pci. Nel 1964 è candidato alle elezioni comunali del Pci di Pesaro, venendo eletto. Nel 1970 entra invece in Consiglio provinciale dove resta in carica cinque anni. Dal 1975 al 1980 torna a essere consigliere nel consesso comunale di Pesaro.

Giraldi, Aitanga
MdM_IT_P_00624 · Person · [194-?]-

Responsabile nazionale del Coordinamento donne pensionate SPI.