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Pietro
Persoon
Del Bianco, Elmo
MdM_IT_P_00470 · Persoon · 1921 set. 29 - 2016 gen. 22

Elmo Del Bianco nasce a Urbino il 29 settembre del 1921. La famiglia, di origini operaie (il padre minatore e la madre casalinga), proviene da Montecalende, frazione urbinate. Le condizioni economiche non consentono al futuro dirigente sindacale di proseguire gli studi, per cui egli frequenta la scuola elementare e «tre corsi di scuola di arte-mestieri» come precisa in una sua memoria scritta degli anni Cinquanta. Dal 1940 al 1942 è operaio presso la ditta Benelli e proprio nel 1942 inizia ad occuparsi di politica. Nel 1943 s’iscrive al Pci (partito a cui aderisce per lo più tutta la numerosa famiglia dopo una precedente formazione socialista) nella sezione di Montecalende. Partecipa alla guerra di Liberazione come partigiano, con grado di sottotenente, nella Brigata GAP di Schieti (frazione di Urbino) guidata da Angelo Arcangeli. All’interno del Pci i suoi primi incarichi lo vedono prima segretario di cellula, poi, nel 1948, segretario della sezione di Montecalende. Egli giunge alla Cgil nell’autunno del 1948 in qualità di segretario della Camera del Lavoro di Pergola (e vi rimane fino al 1951 dopo essere succeduto a Enzo Andreoli e Lottaldo Giuliani) in una congiuntura già segnata dalla rottura del fronte sindacale unitario, nonché dalla repressione governativa dei movimenti popolari particolarmente evidente nelle campagne dove le lotte mezzadrili erano state energiche ed avevano lasciato strascichi e ferite ancora aperte nelle aree di Macerata Feltria e Cagli. Lo stesso Del Bianco è condannato ad oltre dieci giorni di prigione per lotte legate al lavoro. L’esperienza pergolese si dispiega in una realtà territoriale e sociale caratterizzata sia dai problemi tipici delle zone rurali sia da quelli propri di un insediamento minerario che è interessato da un processo di drastico ridimensionamento con innegabili ripercussioni negative sul fronte della tenuta occupazionale. È il caso della miniera di zolfo di Cabernardi che in vista della dichiarazione di licenziamento di ben 860 lavoratori (decretata dall’azienda Montecatini) porterà all’occupazione dei pozzi della miniera nel maggio-luglio del 1952. Del Bianco, che già nel maggio del 1951 è segretario del sindacato provinciale degli edili e segretario dei minatori di Perticara e Formignano di Romagna, ha ricordato più volte le lotte di Cabernardi che portarono duecento minatori – i cosiddetti ‘sepolti vivi’ – ad occupare la miniera e calarsi nelle viscere della terra fino a 400 metri per quaranta giorni. In particolare, egli ha rievocato quanto le lotte guidate dal sindacato abbiano almeno permesso di dilazionare nel tempo il processo di smantellamento (riducendone gli effetti sul lato occupazionale) degli insediamenti industriali – in regime di monopolio sul versante minerario – della Montecatini nel più ampio territorio pesarese ed in parte anche anconetano. In quegli anni, sul fronte politico-istituzionale, Del Bianco entra nel Consiglio comunale di Pesaro, risultando successivamente rieletto nelle liste del Partito comunista, rimanendovi costantemente dal 1952 al 1964. Sul fronte sindacale, nel 1956 Del Bianco entra nella segreteria della Camera del Lavoro provinciale e vi rimane ininterrottamente fino al 1963. In questa congiuntura si dispiega un ciclo di lotte importanti che vedono il sindacato in prima fila nelle rivendicazioni di diverso tipo (tra esse quelle per il diritto alla pensione a favore di mezzadri, commercianti e artigiani. Si pone, inoltre, con forza la questione dello sviluppo agricolo e industriale delle vallate del Foglia e del Metauro, territori che sulla scorta di precedenti manifestazioni di ampio respiro e unitarie nel 1953 erano stati caratterizzati da – come ricorda più volte Del Bianco – «due marce della rinascita e dello sviluppo […], dove migliaia e migliaia di lavoratori in sella alla bicicletta percorsero [decine di chilometri] da Belforte all’Isauro a Pesaro e da Cantiano a Fano [a volte] in due, con la moglie o con un compagno. Manifestazioni tutte precedute da […] assemblee e comizi lungo il percorso». In questa direzione, a distanza di circa un decennio, inizia ad affermarsi una trasformazione produttiva del territorio che vede nella diffusione della piccola impresa, in particolare quella mobiliera, uno degli elementi che diventeranno sempre più specifici dell’economia locale. Su questo fronte, la capacità di adattarsi ai mutamenti in atto porta la Cgil a ripensare la sua strategia d’azione in cui le rivendicazioni salariali vengono ad iscriversi in una cornice più ampia correlandosi con la rappresentatività e l’agibilità sindacale in azienda conquistata sul campo. Emblematico, in tal senso, è il fatto legato ad un accordo separato tra la Cisl e gli industriali nel 1960 (con il beneplacito dell’Ufficio provinciale del lavoro) contro cui la Cgil chiama (e supporta) i lavoratori in una lunga vertenza, vincente, che si snoda in 33 giorni di sciopero (e tocca anche aziende guidate da imprenditori ed ex amministratori iscritti al Pci come Renato Fastiggi) in cui si chiedeva, tra l’altro, un aumento di paga doppio rispetto a quello concordato con la Cisl. Gli impegni sindacali lasciano posto momentaneamente a quelli più strettamente politici, sia sul versante della rappresentanza istituzionale (come già detto), sia in ambito partitico. Così, Del Bianco è segretario della Federazione comunista pesarese fino al 1967, lo stesso anno, inoltre, viene nominato segretario della Camera del Lavoro provinciale, succedendo al comunista Aldo Bianchi, incarico che ricopre fino al 1970. In questi anni egli ritrova una Cgil trasformata in seguito ai mutamenti già in atto in ambito produttivo con il tramonto dell’antico radicamento mezzadrile (e le correlative battaglie) e i processi ormai dispiegati di inurbamento delle coste a discapito dello spopolamento delle campagne dell’entroterra. Sono anni in cui l’‘autunno caldo’ ha i suoi effetti anche nel territorio pesarese, tanto che proprio nel 1969 – anno in cui si tiene il VII congresso nazionale della Cgil a cui Del Bianco partecipa in qualità di delegato provinciale – si apre un’ostica vertenza con la Montedison per impedire tagli occupazionali (che anche in questo caso di fatto verranno rinviati agli anni successivi fino alla chiusura, nella prima metà degli anni Ottanta, delle Costruzioni Meccaniche Pesaresi, la nuova denominazione della Montecatini-Montedison collocata alle porte della città di Pesaro). Ad ogni modo, proprio sul finire degli anni Sessanta la Cgil è impegnata nell’opera di denuncia dell’evasione contributiva delle imprese e si batte sul fronte del mancato riconoscimento delle qualifiche dei lavoratori; allo stesso tempo nelle manifestazioni si affaccia anche il protagonismo studentesco accanto a quello operaio. La guida di Del Bianco nel triennio della sua segreteria è improntata sulla continuità e si caratterizza per la capacità di tenere insieme tutte le principali correnti interne al sindacato (non a caso lo affiancano Enrico Biettini del Psiup, Umberto Polidori del Psi e i comunisti Giuseppe Monaldi e Olindo Venturi: tutti componenti già presenti anche nella segreteria di Aldo Bianchi nel 1965) e il perseguimento dei principali obiettivi programmati. La fine dell’esperienza sindacale corrisponde all’assunzione d’incarichi elettivi in regione. È infatti consigliere regionale del Pci per due consigliature, dunque fino al 1980. In questa veste si segnala come membro della Commissione regionale Sanità e Vicepresidente della Consulta regionale dell’emigrazione (dal 1974 al 1980). Su questo versante, si segnala come relatore alla Conferenza regionale dell’emigrazione tenutasi a Urbino nel novembre 1974. Egli ha inoltre presentato, insieme all’avvocato Sergio Marcheggiani, una proposta di legge regionale sull’emigrazione. Dopo l’esperienza politico-amministrativa regionale, Del Bianco si occupa di sanità e trasporti. In particolare, dal 1980 al 1986 è vicepresidente dell’Unità sanitaria di Pesaro e dal 1987 al 1988 è Presidente dell’Azienza trasporti e igiene del capoluogo di provincia. Da un punto di vista politico, dopo lo scioglimento del Pci, aderisce prima al Pds, poi ai Ds ed in infine al Partito democratico. Tra le sue pubblicazioni, per lo più di carattere memorialistico, si segnalano: Documenti e testimonianze sulle lotte nella Provincia di Pesaro e Urbino (1999); Brevi appunti. La vita delle popolazioni nelle borgate e nelle campagne dell’urbinate e dopo la fine della seconda guerra mondiale (2009). Alcuni estratti di queste pubblicazioni sono stati ripresi nel numero speciale dei quaderni del Consiglio regionale delle Marche, pubblicato postumo, intitolato L’insieme dei ricordi (2016). Del Bianco muore a Pesaro il 22 gennaio 2016.

Venturini, Bruno
Persoon

Bruno Venturini nasce il 28 settembre 1909 a Fano da Pietro e Maria Lombardi.
Dopo aver frequentato una scuola professionale e lavorato come garzone presso un barbiere si iscrive al liceo classico, che però deve interrompere per svolgere il servizio militare. Al suo ritorno a Fano preferisce presentarsi agli esami di maturità scientifica. In seguito si iscrive a Medicina e chirurgia veterinaria presso l’Università di Bologna. Dal 1932 svolge attività antifascista con un gruppo di militanti comunisti; a Pesaro e a Fano infatti si erano costituiti, rispettivamente, un comitato provinciale con compiti organizzativi e un centro stampa e propaganda. Venturini, insieme ad altri, scrive i testi di alcuni manifestini. Il 31 gennaio 1933, poco prima della stampa del giornale clandestino “La Scintilla”, per cui aveva già redatto l’editoriale, è arrestato a Bologna e tradotto nel carcere giudiziario di Pesaro. Processato dal Tribunale speciale insieme a gran parte degli appartenenti all’organizzazione fanese e pesarese, è condannato a dieci anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. È tradotto nel carcere di Civitavecchia, dove rimane fino al I febbraio 1938, quando beneficia di un condono di pena. Uscito dal carcere, nel 1939 si laurea in Medicina e chirurgia veterinaria; abilitato all’esercizio della professione, nel febbraio del 1940 si vede però respinta la domanda d’iscrizione. Si iscrive quindi Corso di laurea in Chimica presso l’Università di Camerino ottenendo la seconda laurea nel novembre 1942. Dal febbraio 1943, dopo essere entrato in contatto con il comunista milanese Giovanni Ferro per il tramite di Ugo La Malfa, si trasferisce a Milano dove è attivo nella riorganizzazione del Partito. Il Centro interno lo incarica di prendere contatto con esponenti di altri partiti in vista della costituzione dei Comitati antifascisti nazionali, Celeste Negarville gli affida il compito di trovare dei compagni per la costituzione del Fronte della gioventù e del Gruppo di difesa della donna. La Federazione milanese lo incarica di tenere i contatti con il Centro interno del Partito. È tra gli organizzatori degli scioperi di Milano del marzo 1943. Dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943) entra nell’illegalità riassumendo il nome di Gianni Bianchini, già utilizzato nei rapporti con alcuni compagni. Dopo l’armistizio (8 settembre 1943) si adopera per avviare in montagna i militari sbandati, i ricercati e i giovani renitenti. Il 25 settembre 1943, presso il Comune di Milano, sposa Libera Callegari, con la quale ha una figlia, Anna, nata a Bergamo il 29 luglio 1944. Dopo l’arresto della moglie, della suocera e della cognata Pasqualina (Lina), avvenuto il 30 dicembre 1943, per favoreggiamento di partigiani, il Partito lo invia a Roma per una misura cautelativa. Raggiunge la capitale munito di un certificato falso del Comune di Milano, secondo cui si chiama Carlo Federici, e si mette a disposizione di una delle otto zone (la settima) in cui il Partito aveva diviso Roma, dando il proprio contributo di azione e direzione politica e militare. Il 2 febbraio 1944 riparte per Milano, da dove poi raggiunge il Veneto dove ricopre il ruolo di commissario, con compiti di collegamento, della Brigata Mazzini della Divisione Nannetti, di ispettore, con compiti organizzativi, di tutte le formazioni dipendenti della Delegazione triveneta delle Brigate Garibaldi e di vicecomandante del Comando regionale veneto del Corpo volontari della libertà (CVL). Il 25 novembre è a Milano presso il Comando generale delle Brigate Garibaldi; durante il viaggio di ritorno, il 29 novembre, è riconosciuto a Brescia (mentre attende un mezzo di fortuna) dal suo ex insegnante di ginnastica, divenuto tenente della Guardia nazionale repubblicana. Nel tentativo di evitare la tortura e la fucilazione, tenta la fuga ma viene ucciso da due colpi di pistola.

Instelling

La Guardia nazionale repubblicana (GNR), tra quelle che hanno operato all'interno della Repubblica sociale italiana (RSI), è la prima milizia ad essere istituita e una delle più consistenti per numero di uomini e armamento. Annunciata il 19 novembre 1943, è istituita l'8 dicembre con il decreto n. 913, quando la RSI decide di organizzare un corpo con compiti di polizia interna e militare.
E' il frutto della fusione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN), dell'arma dei Carabinieri e della Polizia dell'Africa italiana (PAI).
I compiti della GNR sono ribaditi ed estesi dal decreto n. 921 del 18 dicembre 1943, pubblicato sulla "Gazzetta ufficiale" n. 166 del 18 luglio 1944.
Oltre ai compiti repressivi, gli uomini della GNR svolgono la funzione di tenere costantemente informati i comandi circa il movimento all'interno del mondo fascista, l'atteggiamento dei tedeschi, l'attività partigiana e l'atteggiamento dell'opinione pubblica. A cura della GNR sono attivate diverse Scuole allievi ufficiali.
Il 20 gennaio 1944 ha 4.552 ufficiali, 17.504 sottufficiali e 105.345 militi per un totale di 127.401 uomini.
Il 14 agosto 1944 - dopo la nascita delle Brigate nere - con decreto n. 469, pubblicato sulla "Gazzetta ufficiale" n. 190 del 16 agosto 1944, la GNR è incorporata nell'esercito della RSI, contro la volontà del comandante Renato Ricci. A seguito delle sue proteste, il 21 agosto, Mussolini lo destituisce ed assume personalmente il comando.

Mattioli, Oliviero
MdM_IT_P_00014 · Persoon · 1910 gen. 12 - 2003 mag. 10

Nasce a San Pietro in Calibano, l’attuale Villa Fastiggi di Pesaro. Il padre era operaio e mugnaio ai Molini Albani, la madre, di origine contadina, esercitava il mestiere di sarta. Dalla condizione operaia derivarono le sue idee socialiste. Ceramista, membro del comitato clandestino per l’organizzazione del Partito comunista italiano di Pesaro, fu arrestato dai fascisti per due volte nel 1933 e trascorse venti mesi di prigionia tra Roma e Civitavecchia. Tornato in libertà si aggrega ai gruppi antifascisti e viene di nuovo arrestato, accusato insieme a Pompilio Fastiggi è condannato a 16 anni con sentenza del luglio 1936. Esce dal carcere nell'agosto del 1943 e si unisce ai partigiani della Brigata Garibaldi “Pesaro”, diventa addetto politico al comando della Brigata con l'incarico di inviare ai distaccamenti, tramite le staffette, le istruzioni politiche e organizzative del Partito. Dopo la guerra fu consigliere comunale dal 1946 al 1965, Assessore dal 1960 al 1962 e Presidente dell’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti - ANPPIA di Pesaro.

Fronte della gioventù - FDG
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Il Fronte della gioventù per l'indipendenza nazionale e per la libertà, o Fronte della gioventù, fu la più nota ed estesa organizzazione giovanile partigiana durante la lotta di Liberazione in Italia. Venne costituito a Milano nel gennaio 1944, in forma unitaria, dai rappresentanti dei giovani comunisti, socialisti, democratici cristiani, ai quali si unirono subito i giovani liberali, del Partito d'Azione, repubblicani, cattolici, le ragazze dei Gruppi di Difesa della Donna (dai quali in seguito sorgerà l'UDI), i giovani del Comitato contadini. La base ideale e programmatica fu elaborata da Eugenio Curiel, membro della direzione del Partito Comunista, che lo guidò fino alla morte.

Trivella, Lea
MdM_IT_P_00455 · Persoon · 1918-2006

Nata a la Spezia, cresciuta in Francia dove i suoi genitori, operai socialisti (che già avevano dovuto trasferirsi inutilmente dal capoluogo a Sarzana, sperando di sottrarsi così alle persecuzioni fasciste), erano stati costretti a emigrare nel 1922. A Parigi frequenta alcune delle più rilevanti figure di fuorusciti comunisti, tra i quali Adele Bei e Giuliano e Piero Pajetta. Aderisce al Partito comunista e, quando la Francia fu occupata dai tedeschi, partecipa alla alla Resistenza francese a fianco di Siro Lupieri, suo compagno di vita e di lotte. Nel 1943, dopo la caduta di Mussolini, rientrata in Italia, con Lupieri mise a frutto a Pesaro l'esperienza parigina di guerriglia urbana. Dopo la Liberazione, Lea Trivella fu protagonista e promotrice di tutte le più importanti iniziative per il miglioramento della condizione delle donne. Nel 1945 fu tra le fondatrici dell'Unione Donne Italiane a Pesaro; nel Partito comunista si impegnò nelle politiche femminili. Dopo la morte di Lupieri, nel 1986, si dedicò alla creazione di Centri sociali per anziani e, poi, alla organizzazione di corsi dell'Università per l'età libera. Nei suoi ultimi anni, malgrado l'età avanzata e le precarie condizioni di salute, continuò a militare nell'ANPI e non interruppe mai l'attività in favore delle donne e della pace.

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La Camera del lavoro provinciale di Pesaro e Urbino si costituisce a Pesaro il 3 giugno 1907 con la denominazione di Camera del lavoro (Cdl), il discorso inaugurale è tenuto dall'avvocato Giuseppe Filippini al quale si deve l'intensa attività a favore delle leghe mezzadrili e delle lotte per la riforma dei patti colonici.
Il 3 giugno viene approvato lo statuto e formata una Commissione provvisoria con lo scopo di organizzare le categorie non ancora costituite in leghe.
A partire dal 1908 si intensifica l'attività organizzativa e si costituiscono le prime leghe: la lega dei marinai, dei contadini e ortolani, la società femminile operaia e la Fratellanza fabbri meccanici che approva il suo statuto e aderisce alla Confederazione generale del lavoro (Cgdl) e alla Federazione italiana operai metallurgici (Fiom).
L'attività delle leghe prosegue in parallelo con quella della Camera del lavoro e nel corso dei primi anni viene annunciata più volte la nascita della Camera del lavoro, fino al 1911 quando viene eletto Segretario Giuseppe Ricci. Il 15 marzo 1914 si tiene il I Congresso camerale con la presenza di 24 leghe per 1641 iscritti, un secondo Congresso si tiene nel febbraio 1915, ma il 5 giugno, dopo una fase di divergenze fra il Consiglio generale e il Segretario Ricci, viene comunicata al Ministero dell'interno lo scioglimento della Camera del lavoro.
La rinascita della Camera del lavoro avviene nel 1919 in un clima completamente cambiato, nell'arco di un anno si triplicano gli iscritti dopo le dure lotte contro la disoccupazione e con l'adesione dei lavoratori delle miniere di zolfo, delle fonderie e dei lavoratori del settore terziario.
Le lotte più dure sull'intero territorio provinciale riguardano i mezzadri per il rinnovo dei patti colonici e i contadini rappresentano la componente più significativa della Commissione esecutiva eletta al Congresso camerale del 29 aprile 1920. Dopo il 1924 a seguito delle violenze squadriste e della formazione di sindacati fascisti che diventano gli unici interlocutori riconosciuti, la Confederazione generale del lavoro si scioglie.
Il secondo dopoguerra vede la rinascita della Camera confederale del lavoro (Ccdl) con tutte le componenti presenti nel Comitato di liberazione nazionale, la Segreteria viene infatti formata dai comunisti Bruno Alciati, Segretario generale, e Augusto Gabbani, dal democristiano Arnaldo Forlani, dall'azionista Giovanni Giordani e dal socialista Dante Spallacci che era presente anche nella Commissione esecutiva eletta al I Congresso del 1914. Nel 1945, nonostante le difficoltà organizzative interne, è presente un'intensa attività di contrattazione che porta, nel corso dell'anno, alla sottoscrizione di accordi per i metallurgici, i lavoratori dei laterizi, i fornai, tipografi, marinai e naviganti, falegnami, braccianti, lavoratori di alberghi e mense, fabbri, addetti al commercio e facchini.
Il I Congresso unitario della Camera confederale del lavoro (Ccdl) si tiene a Pesaro dal 22 al 24 aprile 1947, preceduto e seguito da contrasti e malcontenti per la scelta di nominare i delegati in base al peso delle diverse componenti, che porteranno nel 1948 alla rottura fra la componente democristiana e quella socialista e comunista.
Il II Congresso del 1949 segue un anno di aspre lotte che vede anche il ricorso agli "scioperi alla rovescia". La Cgil registra un aumento considerevole degli iscritti e fra i dirigenti la componente comunista prevale nettamente. La Camera del lavoro ha in questi anni una struttura organizzativa debole che registra contrasti di ordine politico fra le diverse componenti e la mancanza di coordinamento della Camera del lavoro e delle categorie ha ricadute negative sull'attività del sindacato.
Nel 1949 si decide di allargare la segreteria confederale a cinque componenti, fra i quali due dirigenti del mondo contadino per controllare l'eccessiva autonomia della Confederterra. Le uniche due categorie organizzate, con dirigenti stipendiati, sono infatti la Federmezzadri e gli edili. La Federmezzadri, alla fine degli anni Quaranta, contava 17 funzionari e dirigenti stipendiati, con una grande sproporzione con le altre categorie e soprattutto con la Camera del lavoro.
Nel 1951 molti dirigenti passano a ricoprire incarichi politici e la Segreteria ritorna a tre componenti con cooptazioni che provocano dissapori e dissidi interni. La Segreteria è formata da un Segretario generale (Giuseppe Angelini e poi Giuseppe Chiappini dal 1953), un responsabile dell'organizzazione (Elmo Del Bianco) e uno dell'amministrazione (Silvio Gentili). A Nino Gabbani viene affidato l'Ufficio vertenze.
Il III Congresso dell'ottobre 1952, che si svolge in un clima di grande tensione sociale con le lotte dei minatori di Perticara, degli operai della Montecatini e le manifestazioni dei mezzadri, è preceduto dal III Congresso della Federmezzadri che si conferma come la categoria più importante, con oltre 29.000 iscritti e 390 leghe di frazione e contrada.
Ma il declino della Federmezzadri inizia negli anni immediatamente successivi e il V Congresso del 1957 presenta dati preoccupanti: gli iscritti scendono a 27000 e l'abbandono delle campagne fanno perdere alla Federmezzadri 117 capilega e 200 componenti dei Comitati direttivi di lega.
La fine degli anni Cinquanta registra un momento critico per la Cgil, Giacomo Mombello, che era stato eletto Segretario al IV Congresso del 1956, nella relazione presentata al V Congresso del 19-20 marzo 1960, presenta i dati della crisi: il calo degli addetti in agricoltura, la chiusura e la contrazione delle principali attività industriali (le filande, le miniere, la fonderia di Pesaro).
La fine degli anni Sessanta è segnata da profondi cambiamenti, il settore del legno vede aumentare gli addetti a scapito dei lavoratori dell'agricoltura crollati in pochi anni così come gli edili e la Camera del lavoro è costretta ad analizzare i motivi politici e organizzativi della crisi. Aldo Bianchi nel 1966 si chiede: “il nostro movimento, lo stato organizzativo delle nostre organizzazioni ai diversi livelli, la preparazione del nostro quadro dirigente sono adeguate e quindi all'altezza per affrontare con cognizione di causa tutti questi nuovi problemi nelle fabbriche, nelle campagne e negli uffici?”.
Dopo il Sessantotto giovani operai e studenti si avvicinano al sindacato e oltre alle rivendicazioni salariali e alla difesa del posto di lavoro entrano nel sindacato anche temi come la pace, il disarmo completo e controllato e lo sviluppo economico e sociale dell'intera umanità.
Con il Convegno di Montesilvano del novembre 1979, viene avviata la ristrutturazione dell'organizzazione della CGIL; nel X congresso nazionale del 1981 vengono mantenuti i livelli territoriali nazionale e regionale, mentre la struttura confederale, che aveva competenze sul territorio provinciale, viene sostituita dalla struttura territoriale con un ambito di azione comprensoriale.
Il Congresso della Camera del lavoro, tenuto a Urbino il 29, 30 giugno e 1 luglio 1981, è quindi il I Congresso della Camera del lavoro territoriale di Pesaro.
La provincia viene divisa in due comprensori: Pesaro e Fano, Pesaro a sua volta è suddiviso in due zone (Pesaro, Urbino) e comprende altre 4 Cdl (Gabicce, Novafeltria, Macerata Feltria, Urbania).
Negli anni Ottanta l'intero comprensorio di Pesaro comprende 40 comuni, 3 Comunità montane (Alto e medio Metauro, Montefeltro, Alta Val Marecchia), oltre 15.676 iscritti attivi e 10.232 pensionati e presenta nella zona di Pesaro un'accentuata industrializzazione in particolare legno, metalmeccanica, edilizia; nella zona di Urbino invece è molto diffuso il lavoro nero e a domicilio per via delle industrie piccole e artigianali.