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Entidad colectiva

La Federazione italiana lavoratori chimici e affini (Filcea) ha origine nel 1968 dalla fusione della Federazione italiana lavoratori chimici e petroliferi (Filcep, istituita nel 1960 dall'accorpamento di funzioni della Federazione italiana lavoratori chimici-Filc e il Sindacato dei lavoratori dell'industria petrolifera-Silp) con la Federazione italiana lavoratori ceramica elettronica vetro e abrasivi (Filceva).
Il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende del chimico della provincia di Pesaro e Urbino è dal 2010 la Federazione italiana lavoratori chimica tessile energia manifatture (Filctem-Cgil), nata dalla fusione di sindacati relativi all'energia, gas e acquedotti (Fnle) con il sindacato dei chimici, vetrai, abrasivi, petroliferi (Filcea) e il tessile manifatturiero (Filtea).

Montedison
MdM_IT_E_00098 · Entidad colectiva · 1966 -

La Montedison nasce nel 1966 dalla fusione tra Montecatini ed Edison. La Edison, nata nel 1884 a Milano, è stata una delle prime aziende a sfruttare in Italia l'energia idroelettrica alla base della prima industrializzazione italiana, costruendo dighe lungo l'arco alpino, in particolare in Lombardia; già ai primi del ‘900 la Edison era uno dei gruppi industriali dominanti in Italia, suddividendosi il controllo del mercato elettrico nell'Italia del Nord con la SIP - Società idroelettrica piemontese, concentrata in Piemonte e Liguria, e la SADE, forte nel Nord Est.

Righetti, Giuseppe
MdM_IT_P_00537 · Persona · 1926 mar. 12 - 2015 mar. 13

Giuseppe Righetti nasce a Pesaro il 12 marzo 1926. Appena diciottenne, nel 1944 si iscrive al Partito d'Azione; partecipa poi attivamente alla campagna elettorale per le elezioni politiche e per il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, sostenendo la scelta repubblicana. Al momento dello scioglimento del Partito d'Azione, nel 1947 entra nel Partito Socialista Italiano, del quale è ripetutamente vice-segretario e segretario della Federazione provinciale di Pesaro e Urbino, collaborando attivamente con i massimi dirigenti socialisti nazionali (Nenni, Pertini, Morandi, Basso, Lombardi, Mariotti, De Martino, Brodolini, Corona, Pieraccini, ecc.).
Dal 1951 al 1956 vice-presidente della Fondazione "Gioacchino Rossini" di Pesaro. Dal 1956 al 1975 è vice-sindaco del Comune di Pesaro con i sindaci Fastigi, De Sabbata e Stefanini, svolgendo anche le mansioni di assessore all’edilizia privata. Dal luglio 1969 al 1972 è senatore per il PSI, subentrato in sostituzione di Giacomo Brodolini, deceduto l'11 luglio 1969, svolgendo il ruolo di segretario della I Commissione Affari interni e Costituzionali, e componente della Commissione Sanità. Durante l’attività parlamentare ha un assiduo rapporto di collaborazione con Pietro Nenni, proseguito anche successivamente.
Dal 1975 al 1985 viene eletto consigliere regionale delle Marche per il Partito Socialista Italiano, svolgendo anche l'incarico di Presidente della IV Commissione permanente e di capo gruppo del PSI. Dall’8 settembre 1978 al 18 novembre 1980 è assessore regionale al Bilancio, finanze, formazione professionale, personale, lavoro ed enti locali.
Dal 1986 al 1987 fa parte del consiglio di amministrazione della società SIAI Marchetti del gruppo Agusta (EFIM).
È anche componente del Comitato Regionale di Controllo sugli atti degli enti locali della provincia di Pesaro e Urbino. Per dieci anni è coordinatore regionale nelle Marche dell’Associazione degli ex Parlamentari della Repubblica.
Grazie ad formidabile archivio privato, il sen. Righetti è stato un custode ed un divulgatore della memoria storica del PSI marchigiano e nazionale, con articoli e interventi che riportavano alla luce il ricordo di vicende politiche e amministrative che spesso lo avevano visto protagonista.
È nominato Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria, Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana, a Roma il 27 dicembre 2006, su iniziativa del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi.
Muore a Pesaro in 12 marzo 2015.

MdM_IT_E_00064 · Entidad colectiva · 1901 giu. 16 - [1926?]; 1946-

Le origini della Fiom partono dallo sciopero generale milanese del 28 agosto-6 settembre 1891 e la sua costituzione si ha con il Congresso, tenuto a Livorno il 16 giugno 1901, cinque anni prima di quello della Cgdl (Confederazione generale del lavoro). Con la sua rinascita nell’autunno 1945, ad opera di una commissione rappresentativa delle tre correnti della Cgil, la forza numerica e il riferimento alle origini del movimento assegnano alla Fiom un ruolo di avanguardia del movimento dei lavoratori. Al Congresso costitutivo, che si tiene a Torino dal 5 al 9 dicembre 1946, cambia il significato della sigla: da Federazione italiana operai metallurgici diventa Federazione impiegati operai metallurgici. Il Congresso elegge Segretario Giovanni Roveda che aveva svolto attività sindacale e politica dal primo dopo guerra, poi nella clandestinità e nella Resistenza. La Fiom, che nel dopoguerra conta oltre 600.000 iscritti, rappresenta l’indirizzo social comunista del sindacato e il prestigio della categoria deriva dalla centralità delle fabbriche metallurgiche nell’opposizione al fascismo e dal ruolo assunto nel corso della guerra e della Resistenza. La scissione del 1948 ebbe ripercussioni interne alla Fiom, anche se non in termine numerico degli iscritti che, al X Congresso nazionale, ammontavano a 609.094. Negli anni Cinquanta si apre una stagione di scioperi e rivendicazioni a cui il padronato risponde con discriminazioni, licenziamenti e con l’isolamento dei lavoratori impegnati nelle attività sindacali. E’ di questi anni la flessione del numero degli iscritti che, al Congresso di Livorno del novembre 1952, scendono a 507.360. La divisione sindacale ha come riflesso la firma, nel giugno 1954, di un accordo separato Confindustria con Cisl e Uil. Le minacce di cui erano oggetto i rappresentanti delle commissioni interne portano inoltre alle elezioni alla Fiat a dimezzare i voti della Fiom. Da questi risultati parte una riflessione che farà emergere come causa del voto non solo le intimidazioni del padronato, ma anche il progressivo distacco dell’organizzazione sindacale con la base operaia. Inizia quindi un radicale rinnovamento al vertice e dell’articolazione delle lotte che dovevano svolgersi fabbrica per fabbrica e non subordinate a una linea generale del movimento. Il Congresso del 1956 vede tuttavia il crollo degli iscritti ridotti a 265.836 e, nel 1959, a 185.183. Negli stessi anni riparte l’azione congiunta con Cisl e Uil e alla elezione della Commissione interna alla Fiat, nel 1958, la Fiom ottiene il 32% mentre la Film Cisl dal 45,9% scende al 13,9%. Nel 1960 al XIII Congresso di Brescia c’è un modesto aumento degli iscritti, che salgono a 191.162, ma alle elezioni delle commissioni interne la Fiom registra il 52,7% delle preferenze. Iniziano nuove forme di lotta e, nel dicembre 1960, gli operai celebrano il “Natale in piazza” con la benedizione dell’arcivescovo Montini che testimonia il riconoscimento dell’opinione pubblica delle buone ragioni della lotta sindacale. Gli anni Sessanta rappresentano il decennio, culminato nell' ”autunno caldo” in cui le ore di sciopero registrate e la perdita di produzione furono da record, da settembre a dicembre 1969 sono 184 le ore di sciopero dei metalmeccanici privati e 164 le ore dei metalmeccanici pubblici. Questa fase contrattuale è caratterizzata dal riavvicinamento fra le tre confederazioni e, nel processo di ritorno all’unità sindacale, la Fiom rappresenta la punta avanzata che porterà nel 1973 alla costituzione della Federazione lavoratori metalmeccanici (FLM). Le lotte degli anni Sessanta porta alla conquista di aumenti salariali uguali per tutti, con l’abolizione delle gabbie salariali, delle 40 ore di lavoro settimanali; del diritto di riunione all'interno della fabbrica e di assemblea retribuita per 10 ore annue, l'istituzione della rappresentanza sindacale aziendale. Diritti economici e sociali che vengono consolidati con la legge 20 maggio 1970, n. 300, lo “Statuto dei lavoratori”. Nel 1973 la Fiom, insieme alle altre componenti della Federazione lavoratori metalmeccanici, firma il settimo contratto nazionale, acquisendo le 150 ore di diritto allo studio e le quattro settimane di ferie a cui in segui si aggiunge l'indennità di malattia, d'infortunio e gravidanza.
Nella provincia di Pesaro e Urbino gli operai metalmeccanici organizzati sono 500 già nel 1945 e il primo Contratto collettivo di lavoro per gli impiegati e operai della Montecatini viene firmato dalla Camera del lavoro il 2 maggio 1945. La presenza della Fiom si registra nel corso dell'Assemblea pre congressuale di Fano del 7 marzo 1947 per il I Congresso della Camera confederale del lavoro dell'aprile 1947. Non è tuttavia presente il sindacato di categoria e l'attività viene seguita direttamente dalla Segreteria della Camera del lavoro. Il Segretario generale Cgil, Giacomo Mombello, scrive alla Fiom nazionale (18 gennaio 1963) per informare che non esiste una struttura organizzata della Fiom sul territorio provinciale, ma che è loro intenzione “chiedere ad un operaio - che si è molto distinto per attaccamento e combattività – di lasciare il lavoro e divenire segretario del Sindacato provinciale Fiom”. Fino alla fine degli anni Sessanta l'attività continua ad essere seguita dalla Segreteria della Camera del Lavoro. Il 27 giugno 1970 si tiene il 1° Congresso della Fiom di PesaroFederazione nazionale nel 1963, fino al I Congresso che si tiene a Pesaro il 27 giugno 1970. Al Congresso del 1973 Augusto Isotti viene eletto Segretario provinciale della Fiom - Cgil.

Severi, Benito
MdM_IT_P_00536 · Persona · 1926 feb. 3 - 2013 feb. 5

Benito Severi nasce a Pergola il 3 febbraio 1926. Proviene da una famiglia di estrazione contadina e antifascista con simpatie anarchiche e comuniste. Completa la scuola primaria e successivamente l’avviamento professionale, ma fin dai 12 anni lavora nel piccolo appezzamento di terra dei genitori e dall’età di 16 anni, fino alla Liberazione, saltuariamente presso i mezzadri della zona. Dal 1944 al 1946 lavora come bracciante agricolo presso l’azienda forestale delle Cesane di Fossombrone, territorio comunale dove la famiglia si era spostata. Inizia ad occuparsi di politica nel 1944 e nell’inverno dell’anno successivo aderisce al Pci presso la sezione di Fossombrone. Poco dopo si occupa di stampa e propaganda nella cellula di San Martino al Piano e nel 1946 costituisce e guida una cellula comunista in una località limitrofa. Parallelamente si sviluppa anche la sua militanza nella Cgil dove è segretario della Camera del Lavoro di Fossombrone fino al 1958. In un frangente è anche membro della segreteria provinciale della Federmezzadri e primo segretario della Confederterra del mandamento di Fossombrone. Gli esordi in qualità di sindacalista lo vedono impegnato in serrate lotte a fianco alle filandaie, ai braccianti e ai disoccupati della zona. Come ricorda lo stesso Severi, si trattava di «quasi mille filandaie che lavoravano in cinque stabilimenti». A Fossombrone la lotta viene portata avanti insieme ad Alfio Tinti della corrente cristiana della Cgil (poi leader della Cisl ed esponente politico della Democrazia cristiana) dove si riescono a costituire le prime commissioni interne nelle fabbriche. Lo stesso vale per i braccianti, che subito dopo il periodo bellico raggiungono la cifra di 980 e sono coloro che «con il Comando Forestale e con le stesse amministrazioni locali hanno rimboscato la Cesana». Severi, in quell’occasione, viene eletto per la Cgil (dopo la rottura del fronte unitario con l’uscita della componente cristiana) con l’88% dei voti nella commissione interna. Tuttavia, è grazie all’unità sindacale con la Cisl, come riconosce lo stesso Severi, che si è giunti a stipulare un contratto per i braccianti. In quel periodo, si dispiega un serrato ciclo di lotte che riguardano gli operai disoccupati guidati dalla Camera del Lavoro in efficaci ‘scioperi alla rovescia’. Si assiste, tra l’altro, al rovesciamento di tutto il selciato di Fossombrone pur di creare cantieri di lavoro e ottenere remunerazioni per gli operai. Queste attività, nel periodo 1949-1950, non passano inosservate presentandosi come forme di disordine pubblico. Così, si assiste all’arresto di 21 operai fra cui lo stesso Severi che sconta tre mesi di carcere nelle celle di Urbino: un intero inverno con un vetro rotto ed unica coperta come ha ricordato in una sua testimonianza. Tali lotte si collegano alla richiesta di messa in atto del Piano del lavoro elaborato dalla Cgil nazionale guidata da Giuseppe Di Vittorio. Sul fronte più propriamente politico, nel 1948 Severi entra nel gruppo dirigente della federazione comunista di cui è membro fino al 1965, mentre nel 1951 è eletto consigliere provinciale, così come nel 1960. Nel 1958, dopo aver condotto la Camera del Lavoro in un ciclo di lotte che gli costano tredici denunce ed altrettanti processi, si conclude l’esperienza forsempronese di Severi che viene incaricato dalla Cgil provinciale di dirigere la Camera del Lavoro di Fano dove rimane fino al 1968. Qui le sue lotte riguardano in particolar modo «le lavoratrici degli ortaggi [alle quali] non si applicavano le tariffe e venivano trattate come schiave». Vi è poi il difficile, in prima battuta, rapporto con marinai e pescatori per strappare un contratto di lavoro, anche se le difficoltà maggiori riguardano gli edili dato che la stragrande maggioranza non riconosceva l’agibilità sindacale delle commissioni interne. Su questo fronte, che vede all’opera problematiche sia di carattere salariale sia inerenti al tipo di sviluppo edilizio della città di Fano, risulta importante il ruolo giocato dall’amministrazione locale all’interno della quale lo stesso Severi ha modo di operare per due consigliature. Nel periodo che va dal 1970 al 1982 – su un’indicazione generale, riguardante anche altri sindacalisti, della dirigenza comunista che faceva allora capo ad Enrico Berlinguer – vi è un passaggio dalle attività sindacali a quelle strettamente partitiche. Severi, ora membro del Comitato regionale del Pci, diventa responsabile dell’organizzazione provinciale del partito, che all’epoca significava curare i rapporti con le sezioni, interfacciarsi con gli amministratori locali, con le organizzazioni sindacali così come artigiane ed agricole. Successivamente, dal 1983 fino al 1990, anno che sancisce lo scioglimento del Pci dopo la caduta del Muro di Berlino, Severi ricopre incarichi amministrativi, sia nel consiglio comunale di Fano sia in quello di Fossombrone dov’era rientrato proprio nel 1983. È inoltre vicepresidente della Comunità Montana del Metauro. In questo frangente, peraltro, si distingue in qualità di rappresentante regionale degli emigrati marchigiani in Belgio, Germania e Francia e nei suoi ricordi non esita a rimarcare quanto l’attuale discorso sugli immigrati in Italia non dovrebbe prescindere dal «ricordare che anche noi lo siamo stati». Di particolare rilevanza, sempre in quegli anni, è il suo impegno, a fianco di Gianna Mengucci, in qualità di componente della commissione regionale sanità del Pci incaricato di seguire le vicende legate al varo del Piano sanitario regionale. Infine, è da segnalare anche l’esperienza di capogruppo di minoranza nel consiglio del piccolo comune di Isola del Piano. Dopo il pensionamento, continua a seguire per il Pds e poi per i Ds i problemi della sanità a livello locale. Successivamente aderisce al Pd. Muore a Fossombrone il 5 febbraio 2013.

Funzione pubblica - Fp
MdM_IT_E_00117 · Entidad colectiva

Il sindacato della Funzione pubblica (Fp) viene istituito con il Congresso di Rimini del 14-18 aprile 1980 a cui aderiscono i lavoratori del pubblico impiego, della sanità privata e del settore socio-sanitario educativo.

La storia dei sindacati precedenti relativi agli specifici settori è molto complessa. Il primo sindacato a costituirsi è quello degli statali nel 1945 sotto la sigla Fnds, e con il Congresso del 1955 il sindacato degli enti locali e quello degli ospedalieri si uniscono in un'unica categoria: la Federazione nazionale dipendenti enti locali e ospedalieri (Fndelo) che negli anni successivi accresce e modifica le proprie funzioni, di cui l'ultimo significativo della Federazione lavoratoti enti locali e sanità (Flels).

Negli anni rimangono sempre evidenti i tre raggruppamenti principali: enti locali, ospedalieri e nettezza urbana e aziende municipalizzate fino alla costituzione della Funzione pubblica.