Componente per il partito comunista della Segreteria nazionale della Federmezzadri.
La Federbraccianti si costituisce a Ferrara al Congresso che si tenne dal 25 al 29 gennaio 1948. La Federbraccianti era uno dei quattro sindacati aderenti alla Confederterra, nata a Bologna nell'ottobre del 1946, subentrata alla Federterra che, dal 1901 al 1945, aveva riunito tutti i lavoratori dell'agricoltura. La Federbraccianti rappresenta gruppi del proletariato agricolo come gli avventizi, le mondariso e i salariati fissi. Le forme di lotta adottate nel secondo dopoguerra si intrecciano con la lotta politica facendo pressione sui governi per riformare i metodi di distribuzione del lavoro e per contrastare il caporalato. Dopo la scissione sindacale, nel 1948, il governo attraverso fenomeni di clientelismo favorisce la crescita del sindacato cattolico e la Federbraccianti spinge per forme di resistenza a oltranza, arrivando al boicottaggio degli uffici del lavoro e l'elezione diretta dei collocatori. Queste azioni porteranno al contrasto con la CGIL di Di Vittorio che nel 1949, scavalcando la Federbraccianti, troverà un accordo con il Governo. La Federbraccianti riuscì a imporre il diritto di trattare a livello nazionale per estendere le conquiste normative delle aree territoriali più forti agli operai agricoli di tutto il paese. Nel 1949 si ha il primo accordo nazionale, seguito dal Patto nazionale per i braccianti del 1950 e quello per i salariati fissi del 1951. Nonostante I primi accordi nazionali non segnino avanzamenti significativi, rappresentano comunque il riconoscimento formale della forza del sindacato in un periodo storico che vede la repressione degli scioperi con le armi e che causano nell'arco di pochi anni, dal 1945 al 1954, 109 morti, 148.269 arresti e 61.234 condanne. Lo sforzo del sindacato e del Partito comunista fu quello di contenere la violenza nella lotta politica e sindacale.
Nato a Urbania (PU) ha frequentato il primo anno dell'Istituto tecnico di Urbino per poi andare a lavorare a 16 anni nel settore edile, dal 1973 al 1977 ha lavorato alla Benelli Armi di Urbino per poi passare alla Cgil, in applicazione della Legge 300 Statuto dei lavoratori, in aspettativa. E' stato fino al 1980 dirigente della Fillea per il Montefeltro e l'alta valle del Metauro, dal 1980 al 1984 Segretario provinciale della Federbraccianti, dal 1984 al 1992 Segretario della Camera del lavoro di Urbino e dal 1992 Segretario provinciale Fillea e dal 1996 coordinatore regionale della Fillea delle Marche.
Una prima organizzazione dei bancari nasce a Bari nel maggio del 1944 con l'obiettivo di riunire tutti i sindacati nati in Italia nei diversi Istituti bancari. Dopo il Patto di Roma, del giugno 1944, il primo passo della Cgil fu quello di riconoscere il Sindacato nato a Bari, e il 3 novembre 1944 si costituisce la Federazione italiana dipendenti aziende di credito (Fidac). Il nuovo sindacato parteciperà al Congresso unitario della Cgil a Napoli a gennaio 1945.
Il Congresso fondativo della Fidac si svolge a Bologna dal 26 al 2 febbraio 1947, in quella sede venne approvato lo Statuto e definita la piattaforma contrattuale. Dopo la scissione del 1948 in un primo momento la componente cristiana decide di rimanere nella Fidac, ma a dicembre 1948 ci sarà la scissione e la componente democristiana formerà la Federazione autonoma bancari italiani (Fabi). Al Congresso del 1949 gli iscritti subirono una perdita significativa passando da 56.000 a 24.500 e calando ancora nel 1950, per un'inversione di tendenza si dovrà aspettare la metà degli anni Sessanta. Nel IX Congresso, la FIDAC-CGIL inizia a riflettere sul ruolo della categoria e sull’aggregazione inevitabile fra settori similari. Si avvia così il percorso che si concluderà nel dicembre 1983 a Roma, con il Congresso che deciderà l’accorpamento delle categorie dei bancari, degli esattoriali, degli assicurativi e dei lavoratori della Banca d’Italia: nasce la FISAC-CGIL.
Nato a Buenos Aires, il padre di origine italiana, era un eminente uomo politico argentino, la madre apparteneva ad una delle famiglie proprietarie terriere più facoltose dell'Argentina. Da giovane De Tomaso assume impegni politici, ma si appassiona alle corse automobilistiche. Inizia a correre con una Bugatti Tipo 35 e ottiene i primi risultati con la Maserati.
A seguito delle vicende argentine del secondo dopoguerra, inizia la disfatta economica della famiglia De Tomaso. Per l'attività contro il regime Peron De Tomaso viene arrestato e, successivamente, decide di riparare all'estero, lasciando in Argentina la prima moglie Lola Guiraldes, dalla quale aveva avuto tre figli.
Giunto in Italia, nel 1954, cercò di mettere a frutto la sua esperienza nell'automobilismo, anche sull'onda dei successi ottenuti da vari piloti argentini, quali Fangio e González, all'epoca nel pieno della popolarità. Nel 1955 e nel 1956 viene ingaggiato dalla Maserati e nelle tre stagioni successive corre per la OSCA dei fratelli Maserati, con l'aiuto dei quali impiantò una piccola officina per elaborazione dei motori.
Conosce una pilota, Elizabeth Haskell, sorella del presidente della Rowan Controller Industries di Oceanport, grande azienda statunitense produttrice di sistemi e apparecchiature elettriche per automobili, partner commerciale di Ford e GM, che diventa la sua seconda moglie e che gli apre la strada per le sue future imprese.
Nel 1959, con l'appoggio finanziario della Rowan Industries, la sua piccola officina diventa la Automobili De Tomaso che in breve tempo inizia la costruzione di vetture da competizione destinate ai piloti privati e, nel 1964, anche di automobili in piccola serie.
Da questo momento, grazie anche all'aiuto della Ford, De Tomaso inizia ad intraprendere una vorticosa serie di contatti che lo portarono ad acquisire un numero impressionante di celebri aziende in crisi e gestite dalla GEPI. Fra queste la Maserati, marchi storici come Ghia e Vignale nel settore delle carrozzerie, Innocenti e Maserati in quello automobilistico, oltre a Benelli, MotoBi e Moto Guzzi in quello motociclistico.
La filosofia industriale di De Tomaso contemplava un approccio particolarmente aggressivo al mercato che si materializzava nel proporre numerosi prodotti ad alto valore d'immagine, come la Benelli Sei e la Maserati Biturbo, che per le loro qualità fortemente innovative riuscivano sempre a scatenare un sostenuto dibattito della stampa. Impreziositi dalle indubbie doti tecniche e molto curati sotto l'aspetto estetico, i modelli erano però generalmente afflitti da vari difetti di gioventù, determinati dalle brevi fasi di sperimentazione e collaudo cui erano sottoposti. Ciò comportava il rapido declino dei modelli, dopo l'iniziale e lusinghiero interesse degli acquirenti.
Nel 1993, Alejandro De Tomaso venne colpito da una grave malattia che lo obbliga a ritirarsi dall'attività aziendale, portandolo alla morte nel 2003 all'età di 75 anni; è sepolto nel cimitero di San Cataldo a Modena, dove sono anche sepolti Dino ed Enzo Ferrari.