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Notice d'autorité
Collectivité

L'istituzione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (MVSN) è stabilita il 13 gennaio 1923 durante la prima riunione del Gran consiglio del fascismo allo scopo di trasformare le squadre d'azione in un vero e proprio corpo, la cui istituzione è prevista dal re Vittorio Emanuele III con la firma, avvenuta il giorno seguente, del decreto n. 31.
La Milizia, agli ordini del capo del governo, contribuisce a mantenere l'ordine pubblico e a preparare i cittadini alla difesa degli interessi dell'Italia nel mondo. Il reclutamento, volontario, riguarda gli appartenenti alla milizia fascista di età compresa tra i 17 e i 50 anni. È articolata in legioni, coorti, centurie, manipoli, squadre. Tre squadre formano un manipolo, tre manipoli una centuria, tre centurie una coorte, tre coorti una legione. Ogni zona in cui era diviso il territorio nazionale comprendeva un numero variabile di legioni. Gli ispettori di zona fanno capo a un Comando generale della Milizia.
Con il regio decreto n. 1292 del 4 agosto 1924 la Milizia entra a far parte delle forze armate e i suoi componenti giurano fedeltà al re, mantenendo, comunque, la propria gerarchia, nella quale ogni grado corrisponde ad uno delle altre forze armate dello Stato.
Nel tempo, al fianco della milizia ordinaria si sono costituite milizie 'speciali’'quali ad esempio quella portuale, ferroviaria o postelegrafonica.
La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale è definitivamente sciolta con il regio decreto legge n. 16-B del 6 dicembre 1943.

Ministero Assistenza post bellica
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Il Ministero dell'assistenza postbellica viene istituito con Decreto Luogotenenziale n. 380 del 21 giugno 1945. Riuniva le competenze dei tre Alti Commissariati per i prigionieri di guerra, per l'assistenza morale e materiale ai profughi di guerra e per i reduci e del Ministero dell'Italia occupata. Con la soppressione, nel feb. 1947 (Decreto Legislativo del Capo provvisorio dello Stato, n. 27 del 14 febbraio 1947) le sue competenze vengono spacchettate tra il Ministero dell'Interno, Ministero della difesa e Presidenza del Consiglio dei ministri.
Gli Uffici provinciali, invece, vengono soppressi nel 1954 e confluendo nella Divisione assistenza delle Prefetture.
La sua attività consisteva nel coordinamento della ricerca dei dispersi, del rimpatrio dall'estero dei profughi, degli internati e dei prigionieri italiani, nella gestione dei 109 Centri di raccolta profughi. Forniva assistenza con la costruzione di alloggi destinati ai reduci e agli assistiti, l'erogazione di generi di prima necessità, l'assistenza sociale e sanitaria, occupandosi anche del reinserimento lavorativo dei reduci di guerra.
Presso tale dicastero era inserita la Commissione per il riconoscimento della qualifica di Partigiano per il riconoscimento degli status di partigiano combattente, patriota, caduto per la lotta di liberazione, mutilato o invalido per la lotta di liberazione.
Dieci Commissioni regionali (Piemonte, Lombardia, Veneto-Trentino-Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania) vengono istituite con il Decreto Luogotenenziale n. 518 del 21 ago. 1945, insieme alla Commissione di 2° grado d’appello, competente anche per tutte le richieste di riconoscimento dei partigiani civili e militari combattenti all’estero.
Per ottenere l’attestato di “Partigiano Combattente” bisognava dimostrare di aver combattuto non meno di tre mesi, in almeno tre azioni ad alto rischio; per lo status di “Patriota”, la legge richiedeva di aver contribuito attivamente alla lotta, pur per un periodo minore di quello previsto per i combattenti. La domanda doveva essere obbligatoriamente sottoscritta dai Comandanti delle formazioni partigiane di appartenenza per certificare l’attività svolta dai richiedenti. L’iter prevedeva poi un’istruttoria anche con escussione di testimonianze.

Mitra, Carlo
MdM_IT_P_00656 · Personne
Mollaroli, Adriana
MdM_IT_P_00496 · Personne · 1954 nov. 30 -

Adriana Mollaroli è nata a Serra S.Abbondio (PU) il 30 novembre 1954, dopo aver frequentato il Liceo Scientifico a Pergola si è laureata, con il massimo dei voti, in lettere moderne all'Università La Sapienza di Roma con il prof. Carlo Muscetta con una tesi sulla memorialistica comunista. Impegnata nel movimento studentesco, si è iscritta al PCI nel 1975, nella cosiddetta "leva berlingueriana". Rientrata nella provincia di Pesaro, ha fatto parte del gruppo dirigente della federazione del PCI.
A metà degli anni '80 ha iniziato un'esperienza di lavoro politico nella CGIL occupandosi del settore commercio (FILCAMS) e del coordinamento delle donne. Nel 1986 lascia la Cgil per lavorare nella scuola. Dal 1994 al 2010 è eletta nelle istituzioni, prima in Consiglio Comunale a Fano e nella giunta comunale a dirigere le politiche educative; successivamente, per due legislature in Consiglio Regionale.
Dal 2010 è insegnante all'I.T.A. " A. Cecchi" di Pesaro.

Molmenti, Pompeo Gherardo
Personne · 1 settembre 1852 – 24 gennaio 1928

Pompeo Gherardo Molmenti nacque a Venezia nel 1852. Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Padova, si dedicò agli studi storici, artistici e letterari, divenendo uno dei maggiori studiosi della storia veneziana. La sua opera più celebre è "La storia di Venezia nella vita privata", pubblicata in tre volumi a partire dal 1880. Fu autore anche di saggi su Goldoni, Tiepolo, Fogazzaro e su temi letterari e di storia dell’arte.

La sua carriera politica fu rilevante: consigliere comunale e assessore di Venezia, deputato del Regno d’Italia dal 1890 al 1909, poi senatore dal 1909. Nel 1919, durante il primo governo Nitti, ricoprì l’incarico di Sottosegretario di Stato per le Antichità e le Belle Arti.
Sposò Amalia Brunati, erede di una facoltosa famiglia di Salò, e visse a lungo nella villa di Moniga del Garda (BS), dove si dedicò alla viticoltura.
Morì a Roma nel 1928, fu sepolto nel cimitero di San Michele a Venezia, lasciando villa e possedimenti all’Ospedale di Salò.

Mombello, Giacomo

Nasce a Bologna il 17 dicembre 1928. È figlio di un impiegato di origine piemontese, Carlo Mombello, e di un’operaia, Olga Cevenini. Gran parte dell’infanzia la trascorre a Torino. Si trasferisce a Bologna nel 1940 soltanto con la madre, dove termina le scuole di avviamento professionale, «perché allora le scuole medie erano riservate a quelli che avevano più soldi». Nella città emiliana conosce la durezza della guerra, ma anche la prima esperienza lavorativa. All’età di tredici anni e mezzo, grazie alle conoscenze di uno zio con uno dei proprietari, viene assunto da uno dei più importanti distributori librari, Messaggerie italiane. In un’intervista descrive questo momento «una fortuna, perché questo coincideva con il mio amore per i libri; già da bambino, non appena avevo due soldi, mi compravo un libro». Il richiamo al fronte colpisce allora molti commessi, tra cui il gestore di una libreria in Piazza della Mercanzia, proprio sotto le due torri: Mombello viene chiamato a sostituirlo. Gli anni in libreria rappresentano un momento decisivo della sua formazione culturale perché gli permettono, non solo di divorare libri, ma anche di confrontarsi con il pubblico attorno alle sue letture. Dopo la guerra un impresario di Rimini gli offre la direzione di un’altra libreria che intende aprire. Così nel 1948 diventa il più giovane direttore di un negozio di libri a Bologna. Ma il nuovo lavoro coincide con l’impegno politico. Nel 1946 Giacomo Mombello si è infatti iscritto alla Federazione giovanile socialista e ha aderito al Sindacato del commercio. La sua partecipazione agli scioperi e alle mobilitazioni dei lavoratori gli costano il licenziamento. Il partito interviene tuttavia, proponendogli l’attività politica a tempo pieno: diventa così prima segretario provinciale, poi regionale della Federazione giovanile. Nel 1949 viene arrestato per la prima volta, durante una manifestazione contro l’adesione al Patto Atlantico.
L’esperienza nella Gioventù Socialista è costellata da molti momenti significativi. Poco più che ventenne partecipa a una delegazione a Baku, in Unione Sovietica, insieme a Italo Calvino. Due anni dopo è invece mandato come rappresentante al festival della Gioventù di Budapest. Nel 1952 si sposa con Roberta Dall'Olio, nata a Ozzano Emilia il 24 maggio 1931. Terminata l’esperienza nella Federazione giovanile, Mombello entra nella Federazione socialista, divenendo responsabile del settore del lavoro di massa. Deve tenere i rapporti con i sindacati, le cooperative e le associazioni di categoria. Sarebbe stato l’apprendistato per il suo futuro impegno da sindacalista, dove acquisisce una coscienza del collettivo.
Nel 1956, sulla base delle ripartizioni di cariche concordate con il Partito comunista, il Partito socialista gli offre la nomina, come componente socialista, alla vice-segreteria della Cgil nazionale oppure la guida della Camera del lavoro di Pesaro o Perugia. Mombello sceglie Pesaro. Subentra così a Giuseppe Angelini, in una realtà dove il Pci è molto forte. Per la prima volta, dal 1946, un non comunista si trova a dirigere la Camera del lavoro. Ma anche per Mombello l’impegno è un’assoluta novità: mai aveva avuto fino ad allora un incarico diretto all’interno del sindacato. La direzione nazionale voleva infatti rivitalizzare il sindacato con l’immissione di forze nuove, in una fase in cui la Cgil sta subendo importanti sconfitte, tra cui la drammatica perdita della maggioranza alla commissione interna della Fiat. Anche in provincia la situazione è sfavorevole: appena insediatosi a Pesaro, Mombello si trova a dover affrontare la perdita della maggioranza da parte della Cgil alla Commissione interna della Fonderia Montecatini: era «la fabbrica più importante, la bandiera più forte che avevamo», avrebbe ricordato Mombello. Al V Congresso provinciale della Cgil, tenutosi il 19 e 20 marzo del 1960, propone una ridefinizione del ruolo e della politica del sindacato nelle compagne: scorge l’inesorabile superamento dell’orizzonte mezzadrile e l’affermazione della piccola proprietà contadina e di un modello cooperativistico. Rivendica inoltre un sindacato attivo e non spettatore del finanziamento da parte dello Stato agli enti territoriali, chiedendo l’elaborazione di piani di intervento pubblico. Infine individua nella lotta aziendale lo strumento fondamentale per intervenire sulle distorsioni delle strutture economico-sociali.
All’impegno sindacale Mombello accosta quello nel partito dove diventa un importante dirigente provinciale. Nel 1959 entra per la prima volta nel consiglio comunale di Pesaro, in sostituzione di Costantino Manchisi. Sarebbe stato confermato ininterrottamente per diverse legislature fino al 1975. Dal novembre del 1960 entra anche in Consiglio provinciale. All’interno del partito aderisce alla corrente di sinistra, in opposizione alla linea autonomista di Nenni. Nel gennaio 1964, dopo la scissione del partito che segue il suo ingresso nei governi di centro-sinistra assieme alla Democrazia cristiana, esce dal Psi per aderire al neonato Psiup: fino al suo scioglimento nel 1972 avrebbe ricoperto le cariche di segretario provinciale e regionale e sarebbe stato un membro della direzione nazionale.
Nel 1965 lascia la segreteria provinciale dopo nove anni, una dei mandati più lunghi nella storia della Cgil pesarese del dopoguerra. Nel 1968, in occasione della IV Mostra internazionale del Nuovo cinema di Pesaro partecipa a una iniziativa in solidarietà con gli operai e gli studenti francesi contro De Gaulle. Il comizio si colloca nel clima di contestazione da parte del movimento studentesco nei confronti dei cineasti e dell’industria del cinema del Sessantotto, che aveva avuto a Cannes il suo momento d’inizio. Ma verso la fine del comizio un gruppo di giovani di estrema destra interviene con alcune provocazioni, la polizia carica i dimostranti, tra cui alcuni registi. Mombello viene fermato insieme a Valentino Orsini. Sarebbe stato rilasciato poco dopo, ma l’ingiusto arresto avrebbe surriscaldato la piazza: gli scontri sarebbero andati avanti tutta la notte.
Nel 1970 Mombello viene eletto nel primo Consiglio regionale delle Marche, venendo nominato capogruppo del Psiup: lo sarebbe rimasto fino al primo marzo 1972 quando il partito confluisce nel Pci. L’ampia stima di cui Mombello gode è confermata dallo stesso Partito comunista, che lo nomina a sua volta capogruppo. Nei quindici anni in cui svolge il suo mandato di consigliere regionale avrebbe ricoperto molteplici incarichi. È tra i membri della Commissione consiliare per lo Statuto regionale e per il regolamento del Consiglio, contribuendo alla stesura della norma statutaria. È inoltre vice-presidente della commissione Affari istituzionali dal 25 settembre 1975 al 5 ottobre 1978. In seguito viene chiamato a presiedere la Commissione permanente sull’istruzione, incarico che ricopre fino al 1980. In questa veste ottiene il varo di due leggi importanti: la legge regionale sulla formazione professionale che la delegava alle unioni dei comuni e la legge per i contributi sul diritto allo studio. Termina il suo impegno in Regione nel 1985, dopo tre mandati consecutivi. Tra 1985 e 1990 ritorna nel Consiglio comunale di Pesaro, sempre nelle file del Pci. Attualmente è presidente onorario dell’Associazione degli ex consiglieri delle Marche.

Mombello, Giacomo
MdM_IT_P_00466 · Personne · 1928 dic. 27 -

Nasce a Bologna il 17 dicembre 1928. È figlio di un impiegato di origine piemontese, Carlo Mombello, e di un’operaia, Olga Cevenini. Gran parte dell’infanzia la trascorre a Torino. Si trasferisce a Bologna nel 1940 soltanto con la madre, dove termina le scuole di avviamento professionale, «perché allora le scuole medie erano riservate a quelli che avevano più soldi». Nella città emiliana conosce la durezza della guerra, ma anche la prima esperienza lavorativa. All’età di tredici anni e mezzo, grazie alle conoscenze di uno zio con uno dei proprietari, viene assunto da uno dei più importanti distributori librari, Messaggerie italiane. In un’intervista descrive questo momento «una fortuna, perché questo coincideva con il mio amore per i libri; già da bambino, non appena avevo due soldi, mi compravo un libro». Il richiamo al fronte colpisce allora molti commessi, tra cui il gestore di una libreria in Piazza della Mercanzia, proprio sotto le due torri: Mombello viene chiamato a sostituirlo. Gli anni in libreria rappresentano un momento decisivo della sua formazione culturale perché gli permettono, non solo di divorare libri, ma anche di confrontarsi con il pubblico attorno alle sue letture. Dopo la guerra un impresario di Rimini gli offre la direzione di un’altra libreria che intende aprire. Così nel 1948 diventa il più giovane direttore di un negozio di libri a Bologna. Ma il nuovo lavoro coincide con l’impegno politico. Nel 1946 Giacomo Mombello si è infatti iscritto alla Federazione giovanile socialista e ha aderito al Sindacato del commercio. La sua partecipazione agli scioperi e alle mobilitazioni dei lavoratori gli costano il licenziamento. Il partito interviene tuttavia, proponendogli l’attività politica a tempo pieno: diventa così prima segretario provinciale, poi regionale della Federazione giovanile. Nel 1949 viene arrestato per la prima volta, durante una manifestazione contro l’adesione al Patto Atlantico.
L’esperienza nella Gioventù Socialista è costellata da molti momenti significativi. Poco più che ventenne partecipa a una delegazione a Baku, in Unione Sovietica, insieme a Italo Calvino. Due anni dopo è invece mandato come rappresentante al festival della Gioventù di Budapest. Nel 1952 si sposa con Roberta Dall'Olio, nata a Ozzano Emilia il 24 maggio 1931. Terminata l’esperienza nella Federazione giovanile, Mombello entra nella Federazione socialista, divenendo responsabile del settore del lavoro di massa. Deve tenere i rapporti con i sindacati, le cooperative e le associazioni di categoria. Sarebbe stato l’apprendistato per il suo futuro impegno da sindacalista, dove acquisisce una coscienza del collettivo.
Nel 1956, sulla base delle ripartizioni di cariche concordate con il Partito comunista, il Partito socialista gli offre la nomina, come componente socialista, alla vice-segreteria della Cgil nazionale oppure la guida della Camera del lavoro di Pesaro o Perugia. Mombello sceglie Pesaro. Subentra così a Giuseppe Angelini, in una realtà dove il Pci è molto forte. Per la prima volta, dal 1946, un non comunista si trova a dirigere la Camera del lavoro. Ma anche per Mombello l’impegno è un’assoluta novità: mai aveva avuto fino ad allora un incarico diretto all’interno del sindacato. La direzione nazionale voleva infatti rivitalizzare il sindacato con l’immissione di forze nuove, in una fase in cui la Cgil sta subendo importanti sconfitte, tra cui la drammatica perdita della maggioranza alla commissione interna della Fiat. Anche in provincia la situazione è sfavorevole: appena insediatosi a Pesaro, Mombello si trova a dover affrontare la perdita della maggioranza da parte della Cgil alla Commissione interna della Fonderia Montecatini: era «la fabbrica più importante, la bandiera più forte che avevamo», avrebbe ricordato Mombello. Al V Congresso provinciale della Cgil, tenutosi il 19 e 20 marzo del 1960, propone una ridefinizione del ruolo e della politica del sindacato nelle compagne: scorge l’inesorabile superamento dell’orizzonte mezzadrile e l’affermazione della piccola proprietà contadina e di un modello cooperativistico. Rivendica inoltre un sindacato attivo e non spettatore del finanziamento da parte dello Stato agli enti territoriali, chiedendo l’elaborazione di piani di intervento pubblico. Infine individua nella lotta aziendale lo strumento fondamentale per intervenire sulle distorsioni delle strutture economico-sociali.
All’impegno sindacale Mombello accosta quello nel partito dove diventa un importante dirigente provinciale. Nel 1959 entra per la prima volta nel consiglio comunale di Pesaro, in sostituzione di Costantino Manchisi. Sarebbe stato confermato ininterrottamente per diverse legislature fino al 1975. Dal novembre del 1960 entra anche in Consiglio provinciale. All’interno del partito aderisce alla corrente di sinistra, in opposizione alla linea autonomista di Nenni. Nel gennaio 1964, dopo la scissione del partito che segue il suo ingresso nei governi di centro-sinistra assieme alla Democrazia cristiana, esce dal Psi per aderire al neonato Psiup: fino al suo scioglimento nel 1972 avrebbe ricoperto le cariche di segretario provinciale e regionale e sarebbe stato un membro della direzione nazionale.
Nel 1965 lascia la segreteria provinciale dopo nove anni, una dei mandati più lunghi nella storia della Cgil pesarese del dopoguerra. Nel 1968, in occasione della IV Mostra internazionale del Nuovo cinema di Pesaro partecipa a una iniziativa in solidarietà con gli operai e gli studenti francesi contro De Gaulle. Il comizio si colloca nel clima di contestazione da parte del movimento studentesco nei confronti dei cineasti e dell’industria del cinema del Sessantotto, che aveva avuto a Cannes il suo momento d’inizio. Ma verso la fine del comizio un gruppo di giovani di estrema destra interviene con alcune provocazioni, la polizia carica i dimostranti, tra cui alcuni registi. Mombello viene fermato insieme a Valentino Orsini. Sarebbe stato rilasciato poco dopo, ma l’ingiusto arresto avrebbe surriscaldato la piazza: gli scontri sarebbero andati avanti tutta la notte.
Nel 1970 Mombello viene eletto nel primo Consiglio regionale delle Marche, venendo nominato capogruppo del Psiup: lo sarebbe rimasto fino al primo marzo 1972 quando il partito confluisce nel Pci. L’ampia stima di cui Mombello gode è confermata dallo stesso Partito comunista, che lo nomina a sua volta capogruppo. Nei quindici anni in cui svolge il suo mandato di consigliere regionale avrebbe ricoperto molteplici incarichi. È tra i membri della Commissione consiliare per lo Statuto regionale e per il regolamento del Consiglio, contribuendo alla stesura della norma statutaria. È inoltre vice-presidente della commissione Affari istituzionali dal 25 settembre 1975 al 5 ottobre 1978. In seguito viene chiamato a presiedere la Commissione permanente sull’istruzione, incarico che ricopre fino al 1980. In questa veste ottiene il varo di due leggi importanti: la legge regionale sulla formazione professionale che la delegava alle unioni dei comuni e la legge per i contributi sul diritto allo studio. Termina il suo impegno in Regione nel 1985, dopo tre mandati consecutivi. Tra 1985 e 1990 ritorna nel Consiglio comunale di Pesaro, sempre nelle file del Pci. Attualmente è presidente onorario dell’Associazione degli ex consiglieri delle Marche.

Monaldi, Marco
MdM_IT_P_00636 · Personne · 1961 ago. 30

Nato a Fossombrone.

Monaldi, Pino
MdM_IT_P_00471 · Personne · 1930 giu. 15 - 2003 mar. 1

Pino Monaldi nasce a Montecerignone, piccolo comune dell’entroterra pesarese il 15 giugno 1930. Studia fino alla terza elementare e prosegue con caparbietà come autodidatta. Nell’immediato dopoguerra, ancora assai giovane mezzadro, si segnala come uno dei protagonisti delle lotte mezzadrili nel Montefeltro per l’effettivo rispetto del Lodo De Gasperi, promulgato nel 1947, il blocco delle disdette, la necessità di apportare migliore poderali avvalendosi del maggior numero di braccianti possibile, la rottura di vessatorie abitudini come le regalie. In questo contesto Monaldi guida un vasto movimento di lotta in qualità di organizzatore e capolega dei contadini. In particolare, è impegnato nelle lotte presso il territorio di origine – Montecerignone – e i comuni limitrofi di Montegrimano, Macerata Feltria e Sassocorvaro fino a giungere ai territori più vicini ad Urbino. Come egli stesso ha testimoniato in una raccolta di testi curati in seguito dal dirigente sindacale comunista Elmo Del Bianco: «fu l’inizio di una lunga lotta per il riscatto della dignità dei contadini per acquisire personalità e diritti civili che erano mancati fino a quel momento». In effetti, al centro della piattaforma rivendicativa c’era l’abolizione del tradizionale patto colonico, ampiamente enfatizzato dal fascismo, che ripartiva in modo eguale i prodotti tra chi effettivamente lavorava la terra e il semplice proprietario, nonché la necessità di attivare interventi per le case dei mezzadri, l’abolizione delle regalie consuetudinariamente imposte dal padrone ai coloni e la richiesta di interventi migliorativi sia relativamente ai poderi sia alla viabilità. Un importante ed originale mezzo di lotta che s’impone in quel frangente è incentrato sugli ‘scioperi alla rovescia’ con i quali, ad esempio, armati di piccone, pala e carriola, come ricorda Monaldi, «si sbancò una collinetta e si costruì l’attuale campo sportivo comunale di Montecerignone». Nel frattempo che gli operai lavoravano «le donne e gli anziani andavano a Pesaro in Prefettura per protestare e richiedere i finanziamenti, chiedendo inoltre l’allargamento della [strada] provinciale Montecerignone-Macerata Feltria, di quella di Montegrimano, e dell’attuale circonvallazione di Mercatino Conca». Si trattava di opere ottenute con l’impego diffuso di questa modalità di lotta. La tenacia e l’energia immessa da Monaldi nella guida delle lotte, in particolare sul versante dell’applicazione della ‘tregua mezzadrile’ e sul fronte della resistenza alle disdette padronali immotivate, ne fanno un giovane sindacalista generalmente riconosciuto e stimato tanto da diventare dirigente della Camera del Lavoro di Pergola nel 1955 (fino al 1957) ed essere successivamente chiamato alla Camera del Lavoro di Pesaro dove dirige la Federazione dei lavoratori del legno, dell’edilizia e dei settori affini (Fillea). Sul lato più strettamente politico, egli aveva aderito al Partito comunista nel 1949 per diventarne funzionario pochi anni dopo, nel 1954, mentre dal 1962 è membro del Comitato della federazione comunista. Già consigliere comunale di Pergola, in qualità di dirigente della Fillea vede lievitare sensibilmente gli iscritti alla categoria da un migliaio a quasi cinquemila. È la diretta conseguenza delle trasformazioni produttive che portano a un drastico ridimensionamento delle attività agricole, cui segue una consistente migrazione dalle campagne verso i principali centri costieri (e i loro hinterland) e la diffusione di una rete di piccole imprese nel settore secondario, che sovente assumono il carattere distrettuale, le quali, insieme alla presenza di partiti di massa radicarti sul territorio, costituisce l’ossatura di quella che è stata chiama ‘Terza Italia’. Sono anni – in particolare la seconda metà degli anni Sessanta – in cui cresce la domanda di partecipazione sociale e politica dal basso (in particolare in realtà metalmeccaniche come la Montecatini) e che vedono una difficoltà dello stesso sindacato, dopo l’‘autunno caldo’, ad indirizzare e guidare unitariamente le trasformazioni e le domande di partecipazione che si addensano. Monaldi vive questo periodo da protagonista, prima in quanto componente della segreteria provinciale della Camera del Lavoro (dal 1965), poi da segretario generale, succedendo a Elmo Del Bianco, nel triennio 1970-1973. Già in una sua relazione alla conferenza provinciale di organizzazione della Cgil del dicembre 1970 egli coglie le trasformazioni prodottesi grazie al fatto di aver sancito nei contratti di lavoro «il diritto di assemblea in fabbrica durante l’orario di lavoro […], il riconoscimento dei rappresentanti sindacali, come agenti che hanno il diritto di discutere con l’azienda tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, qualifiche, orario, premi, cottimi, apprendistato, organici, ambienti di lavoro, mense aziendali, nonché il potere di proclamare lo sciopero qualora viene deciso dall’Assemblea dei lavoratori». Di fatto, la proclamazione dello Statuto dei diritti dei lavoratori, con il divieto di licenziamento senza giusta causa e la reintegrazione nel posto di lavoro, dà nuovo potere contrattuale e consente ai lavoratori di partecipare alle decisioni che li riguardano attivamente all’interno dei luoghi di lavoro dato che le assemblee non si tenevano più in orario extra-lavorativo coinvolgendo solo una minoranza di lavoratori. Sono anni, peraltro, in cui la dialettica sindacale interna alla Cgil è molto accesa con posizioni più moderate, improntate ad un’unità d’azione tra le diverse rappresentanze delle confederazioni sindacali, e posizioni più marcatamente di sinistra che puntano sull’unità delle categorie, trasversalmente alle appartenenze, dove la creazione del sindacato dei consigli al posto delle vecchie commissioni vede prevalere una logica di democrazia di base che in quegli anni si diffonde in diverse realtà e si oppone a forme di burocratizzazione verticistica. In presenza di crisi industriali come quelle delle aziende più rilevanti nel pesarese, per dimensioni e livelli occupazionali, come la Montecatini e la Benelli, la forza accumulata dalla minoranza di sinistra in seno al direttivo sindacale (e tra i lavoratori) crea una spaccatura che si ripercuote anche nel Pci, la cui maggioranza appoggia la linea più prudente. Si giunge, così, ad un avvicendamento tra i segretari generali con la nomina di Olindo Venturi dopo l’VIII congresso provinciale della Cgil. La divisione sindacale porta, successivamente, anche all’allontanamento del referente della sinistra sindacale presso la segreteria provinciale, Luigi Agostini. Monaldi, da parte sua, pur mantenendo rapporti con la Cgil, termina la sua esperienza propriamente sindacale e si dedica al lavoro di piccolo artigiano. Non a caso è tra i promotori del patronato EPASA della Confederazione Nazionale dell’Artigianato di Pesaro e Urbino (Cna), organizzazione all’interno della quale è anche per ben due volte presidente pro-tempore: nel 1985 e nel 1993. Muore a Pesaro il 1° marzo del 2003.

Montagna, Giuseppe
MdM_IT_P_00650 · Personne · [193-? ] -

Presidente dell'Associazione industriali di Pesaro e Urbino nella prima metà degli anni Sessanta.

Monte di pietà di Montalto delle Marche
Collectivité

I Monti di Pietà si svilupparono prevalentemente nelle zone urbane ed esercitavano il prestito contro pegno. La data di fondazione si pone alla fine del secolo XV come quella dei Monti frumentari. Il fondo del Monte di Pietà di Montalto delle Marche contiene documentazione che va dal 1587 fino al 1828; altra documentazione è stata concentrata fra le carte della Congregazione di Carità. Nello Statuto organico della Congregazione di Carità datato 8 agosto 1892 si legge che il Monte di Pietà di Montalto fu eretto ad ente morale con Breve pontificio di Paolo V il 10 luglio 1615 e venne unito alla Congregazione di Carità con R. Decreto l'8 giugno 1865, Esso aveva per scopo di sovvenire il povero ed il bisognoso con prestiti in denaro sopra pegni dietro corrisposta di un interesse il più strettamente modico e limitato.

Collectivité

I monti frumentari chiamati anche granatici o di soccorso si ponevano l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita degli agricoltori salvando gli strati più poveri della popolazione dalla piaga dell'usura. La data di fondazione di tali istituzioni è presumibilmente, da porre verso la fine del secolo XV, anche se il periodo di massimo sviluppo si ebbe nel secolo XVIII grazie al forte impulso dato dal papa Benedetto XIII nel 1724. In seguito i monti frumentari restarono vitali fino alla metà del secolo XIX. Nel 1890 la Legge Crispi n. 6972 incluse i monti frumentari tra le opere pie affidandoli all'amministrazione delle locali Congregazioni di Carità. La documentazione del Monte frumentario di Montalto delle Marche più antica risale al 1581 con un" Libro dell'amministrazione del Molino" mentre la restante parte è stata inglobata all’interno del fondo della Congregazione di Carità; nel 1895 subì una trasformazione che divise il suo patrimonio a metà fra la Cassa di Prestanze agrarie e l’erezione di un ospedale a Montalto.

Monte frumentario di Patrignone
Collectivité

I monti frumentari chiamati anche granatici o di soccorso si ponevano l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita degli agricoltori salvando gli strati più poveri della popolazione dalla piaga dell'usura. La data di fondazione di tali istituzioni è presumibilmente, da porre verso la fine del secolo XV, anche se il periodo di massimo sviluppo si ebbe nel secolo XVIII grazie al forte impulso dato dal papa Benedetto XIII nel 1724. In seguito i monti frumentari restarono vitali fino alla metà del secolo XIX. Nel 1890 la Legge Crispi n. 6972 incluse i monti frumentari tra le opere pie affidandoli all'amministrazione delle locali Congregazioni di Carità. La documentazione prodotta dal Monte frumentario di Patrignone si trova divisa fra l’archivio del soppresso comune di Patrignone (1 busta e 1 registro 1867-1899) e l’archivio della Congregazione di Carità; nel 1895 subì una trasformazione che divise il suo patrimonio a metà fra la Cassa di Prestanze agrarie e l’erezione di un ospedale a Montalto.

MdM_IT_E_00096 · Collectivité · 1886 mar. 26 - 2000

La società fu fondata nel 1888 con il nome di Società anonima delle miniere di Montecatini, per lo sfruttamento delle miniere di rame di Montecatini Val di Cecina. Per circa 10 anni la società si dedicò allo sfruttamento della Miniera di Caporciano, quindi, a seguito della scoperta di piriti ferrose in Maremma, passò alla produzione di acido solforico acquisendo concessioni di sfruttamento di miniere di zolfo, la più importante delle quali fu quella di Cabernardi (AN) che risultò essere la miniera di zolfo più grande d'Europa con i suoi circa 100 km di gallerie. Nel 1917 la società cambia la ragione sociale in "Montecatini Società Generale per l'Industria Mineraria" e negli anni 20 in "Montecatini Società Generale per l'Industria Mineraria ed Agricola". Nel 1910 viene chiamato a dirigere la società Guido Donegani, che avrà un ruolo determinante per la storia dell'azienda e del suo sviluppo. Sotto la sua direzione la società, dopo la prima guerra mondiale, entra nel settore dei prodotti chimici e raggiunge una posizione di preminenza sul mercato per la produzione di fertilizzanti fosfatici e azotati e del solfato di rame. Questi importanti risultati nel settore dei fertilizzanti sono dovuti anche alla collaborazione, iniziata nel 1921, con Giacomo Fauser, un ingegnere chimico novarese che aveva messo a punto un sistema per la produzione di ammoniaca a basso costo. Successive operazioni di acquisizione e incorporazione di aziende porteranno la Montecatini ad avere alla fine degli anni Trenta circa 50.000 dipendenti con attività che si estendono dal settore minerario (alunite, blenda, galena, marmo, pirite, zolfo) al settore metallurgico (alluminio, piombo, zinco), dall'industria farmaceutica ai coloranti, dagli esplosivi alle fibre sintetiche, dalle materie plastiche ai fertilizzanti. Dopo la Seconda guerra mondiale, sotto la guida di Carlo Faina e di Piero Giustiniani, la Montecatini sviluppa il settore degli idrocarburi e del petrolchimico. Nel 1959 la Montecatini avvia la realizzazione di uno stabilimento a Brindisi per la produzione di derivati polipropilenici, avvalendosi dei finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno. La realizzazione dello stabilimento si rivela un fallimento. Errori in fase di progettazione e di realizzazione dell'impianto comportarono maggiori costi e l'impegno finanziario che ne derivò influì pesantemente sul bilancio aziendale.
Nel 1966 Mediobanca idea e sostiene l'incorporazione della Montecatini nella Edison; la Montecatini cessa di esistere, mentre Edison, anche per non perdere un marchio storico dell'industria chimica, assume la nuova denominazione di Montecatini Edison e quindi di Montedison.
La Miniera di Cabernardi, attiva dal 1887 e in grado di produrre, fra il 1889 ed il 1899, 325.638 tonnellate di minerale dal quale si ricavarono 65.517 tonnellate di zolfo greggio, viene acquisita nel 1917. Un rapporto della Società Montecatini del 6 maggio 1952 riporta che l'area mineraria risultava essere in via di rapido esaurimento e si prospettava una riduzione della produzione e quindi della manodopera; l'optimum sembrava essere un quantitativo di 400-500 tonnellate giornaliere, che implicava un totale di operai variabile da 665 a 817 persone rispettivamente. Ciò significava dunque una drastica riduzione di oltre la metà del personale impiegato. Il 28 maggio 1952 la Miniera viene occupata dagli operai, a seguito della notizia di un'imminente chiusura dello stabilimento, che viene definitivamente reso inattivo nel 1959. Prima della chiusura definitiva (5 maggio 1959), furono collocati in pensione circa cento operai e più di trecento furono trasferiti negli stabilimenti di Pontelagoscuro, in Toscana, Sicilia e Trentino. Un'altra parte invece migrò in Belgio.

Montedison
MdM_IT_E_00098 · Collectivité · 1966 -

La Montedison nasce nel 1966 dalla fusione tra Montecatini ed Edison. La Edison, nata nel 1884 a Milano, è stata una delle prime aziende a sfruttare in Italia l'energia idroelettrica alla base della prima industrializzazione italiana, costruendo dighe lungo l'arco alpino, in particolare in Lombardia; già ai primi del ‘900 la Edison era uno dei gruppi industriali dominanti in Italia, suddividendosi il controllo del mercato elettrico nell'Italia del Nord con la SIP - Società idroelettrica piemontese, concentrata in Piemonte e Liguria, e la SADE, forte nel Nord Est.

Montini, Giorgio
Personne · 30 giugno 1860 - 12 gennaio 1943

Giorgio Montini nacque a Brescia nel 1860, figlio di Lodovico, industriale del settore conciario e fervente cattolico. Dopo gli studi a Brescia, si laureò in giurisprudenza a Padova nel 1882, ma non esercitò mai la professione forense. Dal 1881 al 1911 fu direttore de "Il Cittadino di Brescia", giornale cattolico fondato da Giuseppe Tovini, che contribuì a rendere uno dei principali organi del cattolicesimo sociale bresciano.

Montini fu figura di riferimento nella nascita del movimento cattolico organizzato in provincia di Brescia: assessore comunale tra il 1913 e il 1920, fu tra i fondatori a livello locale del Partito Popolare Italiano, venendo eletto deputato nel 1919, e poi confermato nel 1921 e nel 1924. Si schierò contro il fascismo e partecipò alla secessione dell’Aventino. Con l’avvento della dittatura e lo scioglimento del partito, si ritirò a vita privata ma continuò a lavorare nel campo delle opere cattoliche.

Fu padre di Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI.

Morì nel 1943 a Concesio.

Moro, Aldo
MdM_IT_P_00563 · Personne · 1916 set. 23 - 1978 set. 5

Aldo Moro nasce il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce, da Renato Moro, ispettore scolastico, e da Fida Stinchi, insegnante elementare di Cosenza. Dal matrimonio nascono cinque figli: Alberto, Aldo, Salvatore, Maria Rosaria, Alfredo Carlo. Nel 1934 consegue la maturità classica presso il liceo classico «Archita» di Taranto. Nello stesso anno la famiglia Moro si trasferisce a Bari. Nel 1938 Aldo Moro si laurea in giurisprudenza all’Università di Bari con una tesi su «La capacità giuridica penale». Nello stesso anno è nominato assistente volontario alla cattedra di Diritto e procedura penale. Nel 1939 è eletto presidente nazionale della FUCI. Mantiene tale carica fino a quando non viene chiamato alle armi (1942). Pubblica «La capacità giuridica penale». Il 15 febbraio, all’età di 59 anni, muore la madre Fida Stinchi.
Nel 1941 gli è conferito l’incarico di Filosofia del Diritto e di Storia e Politica coloniale all’Università di Bari, che terrà fino al 1963 quando si trasferirà alla Facoltà di Scienze politiche all’Università La Sapienza di Roma per occupare la cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura Penale. Nel 1942 pubblica «La subiettivazione della norma penale» e ottiene la libera docenza in Diritto penale. Nel 1943 fonda a Bari «La Rassegna», insieme ad Antonio Amendola, Pasquale De Prete, Armando Regina. La rivista è pubblicata fino al 1945. Nell’ottobre del 1943 partecipa all’attività di «Radio Bari».
Nel 1944 Moro si iscrive alla DC. Muore a trent’anni il fratello maggiore Alberto, magistrato.
Nel 1945 è nominato presidente del Movimento dei laureati di Azione cattolica, carica che terrà fino al 1946. Dal gennaio del ’45 al dicembre del ’48 dirige la rivista «Studium». Sposa Eleonora Chiavarelli, dalla quale avrà quattro figli: Maria Fida (1946), Anna Maria (1949), Maria Agnese (1952), Giovanni (1958).
Nel 1946 viene eletto alla Costituente (2 giugno 1946 - 31 gennaio 1948) con 27.801 voti di preferenza, lavora nella Commissione dei 75 che ha il compito di redigere il progetto di Carta costituente della Repubblica Italiana e svolge il suo lavoro nella prima sottocommissione: è relatore per la parte relativa «ai diritti dell’uomo e del cittadino». È nominato vicepresidente del gruppo democristiano alla Costituente.
Nel 1947 viene nominato professore straordinario di Diritto penale all’Università di Bari. Nel 1948 nella I legislatura (8 maggio 1948 – 24 giugno 1953) è eletto deputato nella circoscrizione di Bari-Foggia (che resterà il suo collegio elettorale per tutta la vita) con 62.971 voti di preferenza. È nominato sottosegretario al Ministero degli Esteri nel quinto governo De Gasperi (23 maggio 1948 – 14 gennaio 1950). Nel 1951 pubblica «Unità e pluralità di reati» ed è nominato ordinario di Diritto penale.
Nella II legislatura (25 giugno 1953 – 11 giugno 1958), è rieletto deputato nella circoscrizione di Bari-Foggia con 39.007 voti di preferenza. Entra nella Commissione Giustizia della Camera ed è eletto presidente del Gruppo parlamentare della DC, carica che conserva fino al 1955.
Nel 1954 pubblica «Osservazione sulla natura giuridica della exceptio veritatis». Nel 1955 è nominato ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni (6 luglio 1955 – 15 maggio 1957). Nel 1956 è eletto Consigliere Nazionale al VI Congresso DC. Nel 1957 è nominato ministro della Pubblica Istruzione, nel monocolore democristiano presieduto da Adone Zoli (19 maggio 1957 – 01 luglio 1958). Nella III legislatura (12 giugno 1958 – 15 maggio 1963) è capolista della DC nella circoscrizione di Bari-Foggia per la Camera dei Deputati e raccoglie 154.411 voti di preferenza. È riconfermato ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo Fanfani (01 luglio 1958 – 15 febbraio 1959).
Nel febbraio 1959 è eletto Segretario politico della DC. Nell’ottobre conquista la maggioranza al Congresso di Firenze ed è riconfermato segretario politico della DC, carica che conserverà fino alla fine del 1963.
La sua relazione del 1962 al Congresso di Napoli della DC sancisce la fine del centrismo e l’apertura della Democrazia Cristiana ai contenuti programmatici della politica di centro-sinistra. È riconfermato Segretario del partito. Nella IV legislatura (16 maggio 1963 – 4 giugno 1968) è rieletto deputato nella circoscrizione di Bari-Foggia con 225.991 voti di preferenza. Costituisce il suo primo governo (4 dicembre 1963 – 22 luglio 1964), un governo di centro-sinistra «organico» a cui concorrono DC, PSI, PSDI, PRI. Il vicepresidente è Pietro Nenni. Presiede il suo secondo governo dal 22 luglio 1964 al 23 febbraio 1966. Le forze che lo compongono sono le stesse del precedente governo e il vicepresidente è sempre Pietro Nenni. Assume l’interim del ministero degli Esteri, prima (dal 28 dicembre 1964 al 5 marzo 1965) per le dimissioni di Giuseppe Saragat eletto Presidente della Repubblica e poi per le dimissioni di Amintore Fanfani (dal 30 dicembre 1965 al 23 febbraio 1966).
Nel 1966 costituisce il terzo governo quadripartito di centro-sinistra (23 febbraio 1966 – 24 giugno 1968). Vicepresidente è sempre Pietro Nenni.
Nella V legislatura (5 giugno 1968 – 24 maggio 1972) viene eletto alla Camera dei Deputati con 293.167 voti di preferenza.
Nel 1969 forma la sua corrente che all’XI Congresso della DC, svoltosi a Roma, raccoglie l’8% dei voti. È nominato ministro degli Esteri nel secondo governo Rumor (5 agosto 1969 – 27 marzo 1970).
Nel 1970 fallisce il suo tentativo di costituire un governo quadripartito organico di centro-sinistra, dopo la crisi del secondo governo Rumor. È riconfermato ministro degli Esteri nel terzo governo Rumor (27 marzo 1970 – 6 agosto 1970), carica che mantiene anche nel primo governo Colombo (6 agosto 1970 – 17 febbraio 1972).
Anche nel primo governo Andreotti rimane ministro degli Esteri (17 febbraio 1972 – 26 giugno 1972). Alle elezioni politiche della VI legislatura (25 maggio 1972 – 4 luglio 1976) per la Camera dei Deputati ottiene 178.475 voti di preferenza. È nominato presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati.
Nel 1973 è riconfermato ministro degli Esteri nel quarto (07 luglio 1973 – 14 marzo 1974) e nel quinto governo Rumor (14 marzo 1974 – 23 novembre 1974).
Nel 1974, dopo una lunga crisi, costituisce il suo quarto governo (DC-PRI) (23 novembre 1974 – 12 febbraio 1976). La Malfa è vicepresidente del Consiglio. Il governo è sostenuto da una maggioranza che copre tutta l’area del centro-sinistra.
Presiede poi il suo quinto governo monocolore DC (12 febbraio 1976 – 29 luglio 1976). Nel luglio è eletto presidente del Consiglio Nazionale della DC.
Il 28 febbraio 1978, nel corso della riunione congiunta dei gruppi parlamentari democristiani di Camera e Senato, tiene un discorso decisivo al fine di ottenere il consenso necessario alla nascita del nuovo governo Andreotti, che si avvarrà dell’appoggio programmatico e parlamentare – ma non di governo – del PCI. Il 16 marzo, mentre si sta recando alla Camera per il voto al nuovo governo, è rapito dalle Brigate Rosse che uccidono tutti gli uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera. Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, viene ucciso dalle Brigate Rosse.

Morotti, Gino
MdM_IT_P_00540 · Personne · [193-?] -

È indicato come Segretario della Camera del Lavoro di Fano. Nel 1960 subentra all’ufficio contratti e vertenze a Nino Gabbani. Nel 1961 diventa rappresentante del sindacato auto-ferro-tranvieri. Nello stesso anno è delegato all’Inam in rappresentanza dei lavoratori dell’agricoltura.

Movimento monarchico italiano
MdM_IT_E_00133 · Collectivité · 1944 -

Fondato nel 1944 dal conte Giorgio Asinari di San Marzano. Nel 1946 partecipò alle elezioni amministrative per il comune di Roma con una propria lista che prese circa 40.000 voti. Alle successive campagne elettorali fu alleato con il Partito Nazionale Monarchico.