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Notice d'autorité
Biettini, Enrico
MdM_IT_P_00469 · Personne · 1936 apr. 6 -

Nasce nel 1936 a Roma. I genitori non lo riconoscono e viene adottato da una famiglia di contadini del sud della Ciociaria. Vive ad Arnara di Frosinone. Sono anni decisivi per la sua adesione al Partito socialista: nella sua infanzia tocca con mano la tragica miseria di quelle terre, mentre macina giorno per giorno i chilometri nel fango per raggiungere il paese. «Se non si voleva camminare nella fanga, perché era umiliante arrivare in paese tutti sporchi ed essere derisi delle nostre condizioni, allora si doveva camminare nella strada bianca, ma si allungavano ancora di più le distanze» ha dichiarato in un’intervista rilasciata nel 2005. Nel paese riesce a frequentare la scuola fino alla quinta elementare. Poi è costretto a interrompere, per andare al pascolo. Studia di notte, con il lume a petrolio e d’estate dà lezioni di ripetizione ai ragazzi della zona rinviati a ottobre, nelle pause dal lavoro. Nel 1948, a soli dodici anni si avvicina alla politica ed entra nel Fronte popolare, facendo volantinaggio per il Partito socialista nella sua zona. Lo spinge uno spiccato senso di giustizia sociale, maturato leggendo parole di Garibaldi. A quattordici anni lascia la sua famiglia adottiva e ritorna in brefotrofio sperando di poter migliorare la sua condizione e di poter studiare e coltivare il sogno di diventare insegnante. Non riesce a realizzarlo, ma dall’orfanotrofio romano viene portato alla 'Città dei ragazzi', fondata dove sorgeva il campo di Fossoli da don Zeno Saltini. Qui fa lavori di artigianato e gli viene concesso di andare a scuola. Sceglie come mestiere da apprendere quello del sarto. Ma dopo pochi mesi avviene per Enrico Biettini una nuova svolta. Dopo lo scioglimento della Città dei ragazzi per motivi economici si sposta all’orfanotrofio di Pesaro nel 1950, città consigliatagli da un sarto conosciuto a un comizio di Di Vittorio a Roma. Qui comincia a lavorare presso la sua bottega ed esce dall’orfanotrofio, venendo accolto per un anno a casa sua. All’inizio degli anni Cinquanta viene introdotto al sindacato da Otello Bonetti, cameriere, repubblicano mazziniano.
Il 17 febbraio 1953 si iscrive al movimento giovanile socialista, dove gli viene proposto un impiego a tempo pieno, una sorta di tuttofare impegnato nel partito e nel sindacato. Nel 1959 la Cgil gli propone di spostarsi a Fano, dove la Camera mandamentale stava affrontando un momento difficile. Affianca Benito Severi, come vicesegretario: ha la responsabilità diretta del settore contadino nella Federmezzadri. Tra il 1959 e il 1961 è tra i protagonisti della mobilitazione dei lavoratori ortofrutticoli contro gli esportatori che non garantivano al momento della consegna dei prodotti un introito, né comunicavano loro i prezzi ed eventuali ricavi, ma li vincolavano a sé attraverso dei prestiti. Lo scontro sarebbe stato duro e sarebbe durato per settimane in una città blindata, ma avrebbe dato frutti: vengono aumentati i prezzi all’ingrosso, conferita una garanzia di base del valore dei prodotti, sono liberalizzati i rapporti di sudditanza tra contadini ed esportatori. Inoltre Biettini segue la battaglia portata avanti nei confronti dell’associazione nazionale bieticoltori per una liberalizzazione dei prodotti, rispetto al regime di monopolio esistente che imponeva prezzi in maniera unilaterale e ne differiva il pagamento.
Nel 1964 torna a Pesaro. Al Congresso della Camera provinciale, è eletto segretario aggiunto alla Camera del Lavoro di Pesaro, come rappresentante della quota Psiup, in sostituzione di Giacomo Mombello, che lasciava la segreteria camerale ad Aldo Bianchi.
L’incarico gli viene nuovamente rinnovato nel 1967, come esponente della Filtea. Nel 1969, in occasione del VII Congresso, è scelto tra i delegati al Congresso nazionale. Nello stesso periodo, tra il 1960 e il 1970, è eletto al consiglio comunale di Fano. Per tre anni riceve anche l’incarico di assessore, ma vi deve rinunciare per l’incompatibilità con il successivo incarico sindacale.
All’VIII Congresso della Cgil viene confermato nella segreteria provinciale e nominato tra i delegati al Congresso nazionale. Dopo la confluenza del Psiup nel Pci nel 1972, Biettini passa al Psi, continuando a essere nominato segretario aggiunto della Camera del Lavoro e a seguire la Camera mandamentale di Fano. Nello stesso anno è nominato per la Cgil nel comitato direttivo e nella segreteria, assieme a Pino Monaldi, della federazione unitaria della Cgil, Cisl e Uil. Rimane nella segreteria camerale della Cgil fino al 1980, quando lascia il sindacato per l’incarico di segretario provinciale del Psi. Nel complesso, con i suoi sedici anni consecutivi, è la figura rimasta più a lungo nella segreteria nella storia della Camera del Lavoro di Pesaro.

Gasperoni, Pietro Natale
MdM_IT_P_00476 · Personne · 1947 dic. 25 -

Nasce a Novafeltria il 25 dicembre 1947. Iscritto al Pci e funzionario della Cgil dal 1969. È stato segretario della Camera del Lavoro di Novafeltria e responsabile provinciale degli edili. Nel 1975 è responsabile provinciale per il settore legno. Dal 1983 al 1987 è segretario della Cgil di Fano.

Turtura, Donatella
MdM_IT_P_00479 · Personne · 1933 mar. 30 - 1997 set. 2

Donatella Turtura nasce a Bologna in una famiglia antifascista, il padre dipendente dell'Università è mazziniano e la madre garibaldina. Gli insegnamenti dei genitori e i racconti delle atrocità fasciste nei confronti dei partigiani la segnano profondamente "i principi democratici sono stati il mio primo alimento politico". Donatella ancora studentessa, grazie all'impegno a contatto con gli operai e le mondine viene segnata per il lavoro sindacale. Nel 1947 si iscrive al Partito comunista italiano, Il PCI, in occasione delle elezioni politiche del 1953, la invia come funzionaria a Benevento e ad Avellino dove prende coscienza dei gravi effetti sociali dei contratti agrari e della diversità dei ruoli fra donne e uomini in famiglia e nei luoghi di lavoro. Tornata a Bologna si impegna nel lavoro di partito e poi nel sindacato. Nel 1960 viene chiamata Roma a dirigere la Commissione femminile della Cgil fino al 1966 quando viene nominata nella Segreteria della Federbraccianti e nel 1977 ne diventerà Segretaria generale. Donatella Turtura sarà anche la prima donna a entrare nella Segreteria confederale nel 1981.

Arcangeli, Angelo
MdM_IT_P_00490 · Personne · 1920 feb. 17 - 1973 set. 20

Angelo Arcangeli nasce a Schieti, frazione di Urbino, il 17 febbraio 1920. La famiglia è connotata da origini popolari: padre operaio e madre casalinga. Ha due sorelle. Frequenta la scuola pubblica fino a concludere gli studi liceali. Inizia ad occuparsi di politica nel 1935 e fa parte delle organizzazioni studentesche solo dal 1939, dopo un periodo trascorso in seminario. Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Urbino e prende parte alla Seconda Guerra Mondiale nei servizi sedentari del distretto militare di Ferrara come soldato semplice. Con la caduta del fascismo, e conseguentemente ai fatti dell’8 settembre, ritorna a Urbino dove, dopo aver aderito al Fronte della Gioventù (ed esserne diventato il responsabile locale), si iscrive al Pci nel dicembre 1943. Qui organizza il Comitato di Liberazione Nazionale locale e partecipa alla Resistenza nella Brigata GAP di Schieti dove ricopre incarichi di comando in collegamento con il secondo e il terzo battaglione della V Brigata Garibaldi. Dopo la Liberazione, nell’anno accademico 1945-1946, si laurea in Giurisprudenza con una tesi di diritto costituzionale. È tra i pochi laureati iscritti al Pci pesarese in cui milita attivamente ricoprendo l’incarico di segretario di organizzazione dal 1946 al 1948. Giunge alla Cgil nei primi mesi del 1948 dove succede alla guida della Camera del Lavoro pesarese a Mariano Bertini. La congiuntura politico-sindacale in cui si trova ad operare il neosegretario si distingue per mutamenti significativi, con ripercussioni anche a livello locale, che si trasformeranno in autentiche fratture. Sul fronte politico nazionale si era giunti all’allontanamento del Pci dalle posizioni di governo e alla sconfitta socialcomunista nelle elezioni politiche dell’aprile 1948 a cui succede l’attentato all’allora segretario comunista Palmiro Togliatti che portò, anche nel pesarese, alla proclamazione di uno sciopero generale e ad un’imponente manifestazione a Pesaro con migliaia di persone in Piazza del Popolo il 15 luglio 1948. In quell’occasione Arcangeli fu uno degli oratori che intervennero dal palco. Sul fronte sindacale, a sua volta, la dirigenza di Arcangeli ereditava una posizione maggioritaria dei comunisti – sancita dal 65% dei consensi registrati in occasione del primo congresso provinciale nell’aprile del 1947 – all’interno di una Cgil ricostituita da poco più di quattro anni e ancora formalmente unita. In anni connotati da dure lotte, principalmente di carattere mezzadrile, nonché dalla proclamazione di “scioperi alla rovescia” anche nei principali centri urbani, la componente minoritaria cristiana collegata alla Democrazia cristiana pone in discussione la linea sindacale maggioritaria opponendosi in particolar modo agli scioperi politici (di cui quello proclamato in occasione dell’attentato a Togliatti rappresentò l’epilogo di un dissenso già esteso), fino a giungere ad una scissione e successivamente alla costituzione di un sindacato autonomo di matrice cristiana costituitosi formalmente nell’ottobre del 1948. Pur non incidendo in modo sensibile sul radicamento territoriale della Cgil, la scissione della componente cristiana rischia di comprometterne la capacità di proporsi come soggetto rappresentativo e unitario delle istanze lavoratrici. Da qui l’azione volta ad un ampliamento dell’attività organizzativa promossa da Arcangeli rieletto segretario generale in occasione del II congresso provinciale tenutosi il 2-3 settembre 1949. In una provincia ancora scarsamente industrializzata, il mantenimento di un forte insediamento da parte della Cgil nelle aree rurali, in particolare tra le componenti mezzadrili (che rappresentano oltre il 50% degli iscritti ancora a metà degli anni Cinquanta) a discapito dei piccoli coltivatori diretti e dei ceti medi urbani, segna l’agenda sindacale, ma, pur non senza contraddizioni e tentennamenti, è proprio in questi anni che si manifesta una sensibilità non meramente rivendicativa nell’approccio sindacale e più propositiva ed ispirata da indirizzi di politica generale. Infatti, è proprio sotto la guida di Arcangeli che trova una declinazione in ambito locale quel Piano del lavoro promosso dalla Cgil nazionale guidata da Giuseppe Di Vittorio tra il 1949 e 1950 intenta a disegnare il «sindacato come solidarietà organizzata». Nell’ambito pesarese il Piano, redatto in gran parte nel 1949 e presentato pubblicamente nel giugno 1950, denominato Per la rinascita economica della Provincia di Pesaro-Urbino, contiene una prefazione dello stesso Arcangeli che pone in evidenza la necessità di risolvere il grave problema della disoccupazione (già allora congiunto con la riapertura intensiva dei flussi migratori attestata dall’incremento dei passaporti rilasciati) attraverso un vasto ed ambizioso programma di opere pubbliche capace di alimentare i consumi popolari con positive ricadute economiche generali. Un piano di fatto d’ispirazione keynesiana che si proponeva anche di utilizzare alternativamente i fondi ERP (European Recovery Program) legati al Piano Marshall. Non a caso, è lo stesso Arcangeli a riprendere nella prefazione un discorso di James Zallerbach, l’allora responsabile della missione ERP in Italia, che sottolinea la necessità di una rivitalizzazione del mercato interno, dunque di stimolo della domanda e non solo dell’offerta per ovviare alla contrazione delle esportazioni verso gli Usa. Allo stesso tempo, l’esponente statunitense, seppure da una prospettiva tutta interna al processo di accumulazione capitalistico, rimarcava l’esigenza di abbandonare le attività di trasformazione delle materie prime (tra l’altro l’Italia all’epoca era ancora un importatore netto di prodotti agricoli) e d’incentivare lo sviluppo delle industrie meccaniche data l’elevata capacità di assorbire manodopera che potenzialmente vi era connessa. Vi era, dunque, un altro mercato da incentivare, quello costituito dalle famiglie di milioni di disoccupati o parzialmente occupati che se fossero «impiegati a salari normali, il valore del mercato nazionale aumenterebbe di circa il 10% e cioè di 600 miliardi all’anno». Il finanziamento del Piano, secondo un’ottica spiccatamente produttivistica era dunque implicito nella sua capacità di creare ricchezza e lavoro ed avrebbe dovuto incidere «nella vaste zone agricole di arretratezza semifeduale» e nella disarticolazione dei «grandi monopoli capitalistici». Nell’ambito pesarese il Piano si concentrava su almeno quattro grandi dimensioni: a) costituzione di nuovi impianti e sfruttamento dell’energia elettrica (intervenendo soprattutto sui corsi d’acqua); b) agricoltura (con particolare attenzione allo sviluppo della motoaratura, alla valorizzazione delle colture pregiate, alla ricostituzione e consolidamento del patrimonio zootecnico, alla cura del sistema boschivo e al rimboschimento, alle opere di arginatura e difesa fluviale, alle migliorie fondiarie, alla formazione di agronomi condotti e tecnici agricoli); c) edilizia popolare (con l’incremento del fabbisogno abitativo e la ricostruzione e riadattamento dell’edilizia rurale; d) lavori pubblici (strade, scuole, ospedali, ferrovie, acquedotti, industrie estrattive). In definitiva, «la massiccia attivazione di valori attualmente inutilizzati (uomini, mezzi di produzione, materie prime, merci)» avrebbe aumentato la produzione e l’autofinanziamento del Piano. Arcangeli poteva concludere la sua prefazione affermando orgogliosamente che forse per la prima volta i lavoratori prospettavano una risposta generale ai problemi del paese la quale era in grado di sostanziare i principi iscritti nella Costituzione repubblicana. Nel 1951, tuttavia, Arcangeli lascia il sindacato per dedicarsi all’attività di avvocato senza peraltro abbandonare la militanza nel Pci (all’interno del quale già nello stesso anno è segretario per ciò che concerne l’organizzazione e i quadri della federazione provinciale) di cui è prima consigliere e assessore provinciale (dal 1951 al 1960), e successivamente consigliere comunale a Pesaro dal 1960 al 1970. Muore nel capoluogo di provincia il 20 settembre 1973.

Gabbani, Augusto
MdM_IT_P_00499 · Personne · 1891 mag. 5 - 1983 lug.

Augusto Gabbani nasce a Pozzo Alto, all'epoca Comune della provincia di Pesaro e Urbino, il 5 maggio 1891 in una povera famiglia rurale, cattolica, ma di idee progressiste. Riesce a frequentare la scuola fino alla terza classe delle elementari e, per qualche tempo, riceve le lezioni dal cappellano della parrocchia. Fin da adolescente, a partire dal 1907, partecipa alle prime leghe contadine, organizzate dai socialisti Giuseppe Filippini, Alfredo Faggi e Domenco Gasparini. «La miseria in mezzo ai contadini era spaventosa» scrive Gabbani nei suoi Ricordi. «I contadini non riuscivano, con i diversi prodotti del podere, specie negli anni di avversità atmosferiche, a trarre sufficiente vitto per la famiglia». Tra i debiti contratti, le decime, il costo dei buoi per arare, la metà del raccolto spettante al mezzadro si riduceva di molto. Inoltre vi erano una serie di prestazioni a cui il contadino era tenuto per il fondo del padrone.
Le agitazioni di quegli anni portano ad alcuni successi. Nel profilo biografico di Gabbani, Ermanno Torrico annovera l’accordo strappato nel 1906, quindi appena precedente all’inizio dell’impegno di Gabbani, che prevedeva l’abolizione di alcune tasse, vincolava il proprietario e presentare i conti e statuiva la ripartizione delle sementi in base al reddito per ettari, l’istituzione di un collegio di probiviri composto da coloni e proprietari e la ripartizione a metà di quasi tutti i prodotti. Nei suoi Ricordi Gabbani ricorda tra le conquiste di quegli anni la divisione paritaria di olive e bachi da seta, il compenso al colono per il trasporto di cibo al proprietario e l’abolizione della servitù nella casa del padrone.
Nel 1912, a ventuno anni, Gabbani si iscrive al Psi. Prende parte all’agitazione per la ripartizione delle spese di trebbiatura con i proprietari dei fondi. Per le sue idee pacifiste subisce varie diffide dall’autorità pubblica.
Con la ripresa del movimento dei contadini nel dopoguerra, Gabbani diventa dirigente sindacale e membro del comitato provinciale delle leghe contadine, costituito dall’avvocato Filippini e dal segretario della Camera del Lavoro Dante Spallacci. È tra i fondatori della prima cooperativa di consumo e dell’apertura della prima sezione socialista nel suo comune. È tra gli animatori dello sciopero della trebbiatura, che vale ai contadini un patto colonico più favorevole. Nel 1919 è candidato alle elezioni politiche. Probabilmente a causa della sua attività politica e sindacale, nel gennaio del 1920 i suoi pagliai vanno a fuoco: l’episodio sembra possa essere collocato nello scontro con le leghe bianche cattoliche. Alle elezioni del 15-16 novembre è candidato nelle liste socialiste. Un anno dopo alle amministrative è capolista e, dopo aver ottenuto il numero di voti più alto, viene eletto sindaco di Pozzo Alto. In occasione del congresso di Livorno aderisce al Partito comunista. Tutta la sezione socialista del suo paese e la maggioranza del consiglio comunale lo segue.
Tra le principali opere di sindaco si ricorda la costruzione di importanti strade di collegamento e l’aumento delle classi elementari. Ma il clima è difficile. Per ripianare il bilancio comunale, ereditato in forte passivo, aumenta le tasse a carico dei proprietari terrieri. Gli agrari passano dai tentativi di corruzione alle minacce. La contrapposizione si inasprisce ulteriormente in seguito alla costruzione del nuovo acquedotto, attraverso un consorzio costituito con i comuni di Tomba, Gradara e Montelabbate: le acque infatti sono captate dalla sorgente situata nella proprietà del locatore del suo fondo, Augusto Mariotti.
Il contrasto con gli agrari è il terreno di coltura delle violenze squadriste. Nel luglio del 1922, il 29, Gabbani viene arrestato nel corso di una mobilitazione per il rispetto dei diritti sindacali durante la trebbiatura. Rimane in carcere fino al 7 agosto. Il giorno dopo la sua scarcerazione, numerosi fascisti armati, guidati da Raffaello Riccardi, circondano la sua casa e lo obbligano a seguirli in municipio, rivoltella alla mano. Qui viene duramente picchiato e avvolto nella bandiera del comune, poi viene costretto a percorrere le vie del paese tra bastonature e dileggi, infine con la pistola puntata alla tempia dallo stesso Riccardi, gli viene intimato di firmare le dimissioni e di riunire la popolazione per rinnegare pubblicamente il suo ideale politico e aderire al fascismo. Gabbani riesce a evitare questa seconda umiliazione: si nasconde e rientra a casa solo due settimane dopo. Ma la vita è divenuta impossibile: è continuamente sorvegliato, più volte fermato e trattenuto, subisce numerose perquisizioni per i suoi contatti con gli antifascisti fuoriusciti in Francia.
Nel 1930, pur con un grande tormento personale, accetta l’adesione al sindacato fascista di Pozzo Alto per mantenere il contatto con i lavoratori, assecondando le indicazioni del partito clandestino. Il sindacato fascista riesce a ottenere alcuni sgravi fiscali e a stabilire una cassa mutua per i contadini. Questa viene inizialmente ostacolata dall’ordine dei medici che ne impediscono nei primi mesi il funzionamento, ma poi prende piede, risultando una sorta di anticipazione della mutua nazionale, istituita nel 1939, che ne avrebbe assorbito il patrimonio. Nel 1933, sempre dall’interno del sindacato avvia una discussione per una riforma del patto colonico. Nel 1934 la piattaforma rivendicativa del sindacato di Pozzo, presentato a Pesaro al convegno dei dirigenti sindacali, è lungamente applaudito dai coloni presenti. Contiene rivendicazioni avanzate per il tempo: la fornitura di macchine più moderne, la costruzione di nuove strade, il restauro delle abitazioni, la fornitura di luce e acqua. Il documento avrebbe avuto riflessi anche sulla vicenda politica nazionale. La reazione degli agrari sarebbe stata tra i motivi della sostituzione del presidente della Confederazione nazionale dell’agricoltura Razza e del segretario nazionale Gattamorta, che si era impegnato a esibirlo a Mussolini.
Gabbani riesce così a mantenere, pur in una posizione difficile, il legame con i lavoratori anche durante la guerra. Dopo l’8 settembre partecipa attivamente alla Resistenza: si adopera per mettere in salvo i soldati sbandati, organizza sabotaggi lungo la Linea Gotica, partecipa a diverse azioni di disarmo della milizia fascista. Partecipa inoltre alla ricostruzione della clandestina Federazione provinciale comunista. Le riunioni si tengono a Santa Maria delle Fabbrecce, a casa dell’onorevole Mancini. Costretto a sfollare con la famiglia a Scotaneto, viene qui raggiunto da alcuni compagni che portano le armi sequestrate. Presi i contatti con la brigata “Bruno Lugli”, entra nel comando militare. Il capanno dove abita è il luogo di riferimento dei giovani che vogliono raggiungere la Resistenza. Il 26 luglio 1944, poco prima della liberazione della provincia, il capanno è oggetto di un attacco incendiario e viene raso al suolo, ma in quel momento nessuno vi si trovava all’interno. Appena passato il fronte, Augusto Gabbani viene incaricato di costituire il Comitato di liberazione nazionale a Tavullia, ma non riesce a raggiungerla, venendo fermato e derubato da un soldato canadese prima di arrivarci. Essendo il suo paese natale, Pozzo Alto, distrutto dalla guerra, ripara a Villa Fastiggi. Dal partito riceve l’incarico di ricostituire la Confederterra e la Camera del Lavoro provinciale: è tra i membri della prima Segreteria del 1944, quella presieduta da Bruno Alciati, assieme Dante Spallacci, Giovanni Giordani e Arnaldo Forlani. Con Dante Spallacci è l’unico membro che viene confermato anche nel 1946, nella nuova segreteria presieduta da Mariano Bertini. Nuovamente il suo impegno si cala nella riorganizzazione del movimento contadino di cui cerca di riprendere le fila in tutta la valle del Foglia. Data la sua esperienza è il regista delle manifestazioni organizzate dalla Federterra per l’applicazione del lodo De Gasperi e il varo di un nuovo patto mezzadrile.
Nel 1947 si adopera a favore di alcuni contadini arrestati durante lo sciopero delle fiere e dei mercati per il bestiame, ottenendo dal presidente del tribunale di Urbino il rilascio. Pur non avendo partecipato ai fatti, viene tuttavia denunciato come «capo di un’associazione a delinquere» e condannato a due anni e otto mesi. Sarebbe stato assolto poi in appello, difeso da Enzo Capalozza. Nel 1948 dirige per l’ultimo anno la Confederterra di Pesaro, prima di passare all’Ufficio vertenze. Al III Congresso della Federmezzadri del 1952 partecipa alla Commissione Contratti e vertenze e figura nel Comitato direttivo. È ancora nel Comitato direttivo dei successivi Congressi, il quarto, che si tiene nel 1955 e il quinto, del 1957. L’anno successivo decide di pensionarsi per le cattive condizioni di salute, ma continua a partecipare, come 'giudice esperto', alla commissione agraria presso il tribunale di Pesaro, fino al suo scioglimento nel 1963. Continua a vivere a Pesaro, dove risulta residente nel 1969, prima di trasferirsi a Mombaroccio, dove muore il 31 luglio 1983. «Così la mia vita è trascorsa» scrive Gabbani alla fine dei suoi Ricordi. «Nella difesa degli interessi dei mezzadri, fino a quando ho potuto».

MdM_IT_E_00097 · Collectivité · 1963 -

Organismo di ricerca, emanazione degli enti locali marchigiani, fondato il 10 dicembre 1963, iniziò ad operare nel gennaio 1964 facendo riferimento alla Facoltà di economia e commercio di Ancona, sede decentrata dell'Università di Urbino. Il suo comitato tecnico coordinò e diresse, tra 1963 e 1970, una vasta mole di ricerche.

Levantesi, Lanfranco
MdM_IT_P_00502 · Personne · 1924 mar. 15 - 1993 apr. 18

Nato a Fermo, frequenta solo la scuola elementare. Si arruola nell'esercito subito dopo l'entrata in guerra dell'Italia, ma dopo l'8 settembre riesce a sfuggire alla cattura dei nazisti travestendosi da sacerdote e raggiunge le bande partigiane che operano sui Sibillini, grazie alle numerose azioni ottiene il grado di tenente.
Dopo la fine della guerra si iscrive al Partito socialista italiano (PSI) e inizia la sua attività di sindacalista nella Confederterra. Nel 1950 gli viene affidato l'incarico di Segretario della Camera del lavoro di Fermo e nel 1953 viene chiamato in Ancona a dirigere la Federmezzadri. All'attività sindacale unisce l'impegno nel Partito socialista e nel 1964 alle elezioni amministrative entra nel consiglio comunale di Ancona e ricopre il ruolo di assessore. In seguito al processo di democratizzazione dell'Inps i rappresentanti sindacali entrano nella gestione dell'istituto e Levantesi va a ricoprire la carica di presidente del comitato provinciale dell'ente dal 1971 al 1975 e, nel quinquennio successivo, del comitato regionale. Negli anni successivi, dopo la direzione dell'Inca nel 1982, viene eletto segretario regionale dello Spi. Levantesi lascia l'attività sindacale nel 1990 e muore in Ancona nel 1993.

Palmetti, Umberto
MdM_IT_P_00508 · Personne · 1923 -

Contadino, nato a San Giovanni in Marignano, dopo l'8 settembre inizia a lavorare per la Todt a Montecchio e compie azioni di sabotaggio rallentando i lavori per agevolare il passaggio degli Alleati. Dopo la liberazione si iscrive al PCI, il 1 gennaio del 1952 entra come funzionario della Cgil e diventa prima responsabile e poi Segretario della Camera del lavoro di Gabicce Mare.

Stefanini, Marcello
MdM_IT_P_00509 · Personne · 1938 gen. 11 - 1994 dic. 29

Marcello Stefanini nasce a Comunanza l'11 gennaio 1938. Si laurea in agraria presso l'Università di Perugia. Dal 1965 è consigliere e assessore comunale di Pesaro. Del comune di Pesaro è sindaco dal 1970 al 1978 per il Partito comunista italiano (PCI). Dal 1978 diviene segretario regionale delle Marche. Nel 1980 è eletto consigliere regionale. Nel 1987 è eletto deputato alla Camera per il PCI nel collegio di Ancona. Diviene membro della segreteria nazionale del partito e Tesoriere nazionale nel 1990. Nel 1992 viene eletto senatore per il Partito democratico della sinistra (PDS). Nel 1993 viene coinvolto nella stagione di Mani pulite per le tangenti del gruppo Ferruzzi al PDS. Viene anche chiesto il suo rinvio a giudizio per Malpensa 2000. A fine 1994 muore improvvisamente per un'emorragia cerebrale. Muore a Pesaro il 29 dicembre 1994. Ogni suo coinvolgimento viene fugato dalle indagini e via via archiviati i casi che lo vedevano coinvolto: non per morte sopraggiunta ma per inconsistenza delle accuse.

Aiudi, Piero
MdM_IT_P_00513 · Personne · 1948 nov. 9 -

Piero Aiudi nasce a Fossombrone il 9 novembre 1948 in una famiglia operaia e antifascista. Il padre prima socialista aveva poi aderito al Pci e la madre, casalinga, partecipava attivamente alla vita politica a Fossombrone, la passione per la politica nata in famiglia si rafforza con il trasferimento a Pesaro nella frazione molto politicizzata di Villa Fastiggi, dove comincia a frequentare la Sezione del Pci e la sua biblioteca. Aiudi si iscrive alla Federazione giovanile del Pci a quindici anni, quando già lavorava come falegname nel Mobilificio Fastigi. Il Partito lo spinge ad interessarsi al sindacato e diventa giovanissimo rappresentante sindacale. L’attivismo sindacale corrisponde alla sua formazione politica e culturale. Nel 1975 Enrico Biettini, all’epoca segretario aggiunto, della Camera confederale del lavoro di Pesaro, gli propone di occuparsi del patronato Inca, dopo tre anni diventa responsabile dell’Inca di Fano, ma subito dopo pochi mesi arriva la proposta di dirigere la Fillea di Fano, per passare poi alla Filtea. Gli anni passati alla Filtea corrispondono alle lunghe lotte legate alle vertenze per la CIA, la più grande fabbrica di abbigliamento delle Marche, e di altre aziende che con la crisi licenziarono centinaia di dipendenti. Successivamente entra nella Segreteria della Camera del lavoro di Fano dove rimarrà fino al 1991 quando, con la riunificazione dei comprensori di Pesaro e Fano, è chiamato da Lino Lucarini per entrare nella Segreteria provinciale, diventa poi Segretario provinciale della Fillea, ma anche questa esperienza durerà pochi mesi perché sarà chiamato a dirigere il Patronato Inca regionale. Rimarrà a dirigere l’Inca per dieci anni, fino al 2001 per poi andare in pensione nel 2002.

MdM_IT_E_00101 · Collectivité · 1948 mag. -

Ha origine dalla trasformazione dell'organizzazione dei cavatori e minatori (Fimec) nel maggio del 1948, comprende tutti i lavoratori: operai . impiegati e tecnici, delle industrie estrattive. Gli iscritti alla Cgil unitaria nel 1948 erano circa 80.000 pari all'81% dei lavoratori nelle miniere. All'inizio degli anni Cinquanta le condizioni di lavoro, i bassi salari e l'instabilità del posto di lavoro fanno scaturire proteste e scioperi che coinvolgono anche la popolazione, la denuncia e le rivendicazioni del settore emergono al V Congresso nazionale tenuto a Pesaro nel 1952. Negli anni seguenti la repressione della polizia e la tragedia degli incidenti in miniera rese evidente l'arretratezza degli impianti e le tristi condizioni di lavoro, unita al mancato riconoscimento delle malattie professionali.

Galuzzi, Giuseppe
MdM_IT_P_00590 · Personne · 1928 gen. 22 - 2018 set. 12

Giuseppe Galuzzi nasce a Trasanni, frazione di Urbino, il 22 gennaio 1928. Proviene da una famiglia numerosa di origini romagnole che vide sia il padre che un nonno emigrati in Germania. È il quinto di sette figli. Frequenta la scuola elementare e solo successivamente, con l’interesse e la volontà dell’autodidatta, consegue il diploma di terza media. Terminata la scuola elementare nel 1940, di fronte ad una situazione economica deteriorata, in cui, come ricorda lo stesso Galuzzi, «si faceva la fame [seppure] non completamente», già l’anno successivo va a lavorare ‘a garzone’ presso una famiglia contadina di mezzadri dove lavora per un anno. Lo scoppio della guerra, che si «porta di via» i due fratelli maggiori richiamati alle armi, peggiora ulteriormente le condizioni economiche. A Trasanni si trova anche una delle più grandi polveriere dell’aeronautica militare in cui lavorano molte famiglie del luogo, i ‘casanti’, come venivano chiamati, e qui Galuzzi prende il posto dei fratelli maggiori. L’inizio della sua formazione politica risale al 1943, quando entra in contatto con militanti comunisti che organizzano incontri clandestini e, dopo l’8 settembre, con le prime formazioni armate partigiane, i GAP locali, con cui inizia a collaborare come staffetta portando armi di notte nei rifugi o ordini e comunicazioni e contribuendo a scrivere messaggi antifascisti sui muri. Tutto ciò fino all’agosto del 1944, quando, liberata Urbino, si ricostituiscono le leghe dei mezzadri e si riorganizza il sindacato unitario fino all’insediamento della Camera del Lavoro provinciale. Galuzzi, in prima istanza, si iscrive al Fronte della Gioventù, l’organizzazione fondata dal comunista Eugenio Curiel che raccoglieva i giovani antifascisti di diverso orientamento, poi, nel 1945, aderisce alla Federazione giovanile comunista italiana (Fgci) e quindi al Pci. Le condizioni delle campagne, che per quanto misere, diversamente dai centri urbani bombardati, avevano consentito di sfamare chi vi abitava, erano ormai incapaci di offrire opportunità di lavoro in un contesto d’incremento della disoccupazione. Il vetusto patto colonico mezzadrile rappresenta un ulteriore intralcio alla modernizzazione dei processi produttivi e all’emancipazione di vaste masse. Da qui l’asprezza del ciclo di lotte. Partecipa attivamente alla vita organizzativa del Pci e rimarca, nei suoi ricordi, quanto si partecipasse costantemente alle riunioni e alle iniziative sindacali pur lavorando nei cantieri. Infatti, seppure saltuariamente, Galuzzi lavora come muratore nella ricostruzione di ponti e della linea ferroviaria Urbino-Fermignano. Tuttavia, tra il 1950 e il 1951, insieme ad altri, è costretto a lasciare Urbino per andare ad Aosta, dove lavora sempre nell’edilizia. Anche in quel contesto non viene meno l’attivismo politico, in particolare diffondendo il quotidiano del Pci, l’Unità, tanto che nel 1951 viene invitato dalla Federazione dei giovani comunisti di Aosta a rimanere in loco per promuoverne l’organizzazione e contribuire all’espansione nella regione. Per questo motivo, dopo un breve soggiorno nei luoghi natii, viene inviato a Torino, dove frequenta un corso di formazione politica organizzato dal Pci. Qui ha modo di ascoltare lezioni di dirigenti ed intellettuali come Italo Calvino e conosce numerosi dirigenti e parlamentari comunisti. Rientra ad Aosta, in cui trascorre l’inverno, ma già tra marzo e aprile la condizione economica dell’organizzazione comunista è talmente fragile che non può permettersi di pagare un altro funzionario. Galuzzi, quindi, ritorna a lavorare in un cantiere, ma non prima di essersi speso nella campagna elettorale locale ed incorrere, durante attività propagandistiche, in un fermo. Ciò lo porta, in un momento di nervosismo, ad una colluttazione con il commissario della pubblica sicurezza cui segue l’arresto. Solo la protesta dei giovani compagni porta alla scarcerazione il giorno successivo. Ad ogni modo, rientra successivamente a Pesaro ed è chiamato dal Pci a lavorare con la Cgil, prima, per un breve periodo, come dirigente del settore sindacale giovanile, poi, nell’inverno del 1953, dopo che il partito lo aveva inviato a Macerata Feltria, per la campagna elettorale contro la cosiddetta ‘legge truffa’ (che avrebbe permesso di assegnare il 65% dei seggi alla lista o alla coalizione di liste che avesse superato il 50% dei voti validi). Qui nel 1954 (fino al 1957) è incaricato dalla Cgil di dirigere la Camera del Lavoro mandamentale. Si tratta di un’area territoriale importante che include tredici comuni, ma è anche una zona povera, con una netta prevalenza dell’economia mezzadrile, dove i rapporti fra mezzadri e padroni sono ancora particolarmente tesi e conflittuali dopo il cosiddetto ‘sequestro dei padroni’ per l’effettiva attuazione del Lodo De Gasperi già promulgato nel maggio 1947. Come si è detto, «sono anni legati alle vertenze per le pensioni ai mezzadri e alla contestazione delle disdette che, quasi sempre notificate con preavviso di poche settimane e senza la necessità di indicare una giusta causa, mandano in rovina il mezzadro e la sua famiglia». Nel 1957 Galuzzi è richiamato a Pesaro e, dopo un periodo presso la Fillea, lavora nella segreteria provinciale della Federmezzadri. Nel 1963 inizia una lunga e combattiva esperienza presso l’Ufficio vertenze della Camera del Lavoro provinciale. In questo ruolo si occupa in particolar modo delle rivendicazioni e dei contratti di quelle categorie di lavoratori che non sono singolarmente rappresentate: da chi è impiegato nelle farmacie (per cui c’era solo un contratto nazionale di carattere normativo e non economico a livello nazionale), agli addetti ai trasporti, dagli assicuratori a collaboratori/collaboratrici familiari, dai facchini ai barbieri/parrucchieri. In alcuni casi si conseguono risultati inaspettati e particolarmente rilevanti. Tra questi, si segnalano il contratto regionale per gli impiegati delle assicurazioni e la quattordicesima mensilità per i fornai di Pesaro, che sono i primi a livello nazionale ad ottenere questa integrazione salariale. Negli anni Sessanta, inoltre, sempre a Pesaro, superando i pareri discordi della Cgil nazionale che nutre in merito una diffidenza che non si può definire semplicemente ideologica, bensì dettata dal fatto che ciò avrebbe potuto creare un vulnus per deregolamentare qualifiche e contratti più solidi ritagliati sulla figura lavorativa impiegata a tempo pieno, si realizza il primo contratto part-time per le lavoratrici della Standa. Un luogo, quest’ultimo, come ricorda Galuzzi, in cui prima «non riusciva ad entrare nessuno di sinistra». Per giungere a quel tipo di contratto, infatti, prima si era riusciti ad ottenere una commissione interna, a nominare un rappresentante e a conquistare il diritto di svolgere un’assemblea. In questo caso sarà anche impugnato, con successo, il rifiuto del datore di lavoro di pagare come straordinario le ore eccedenti il part-time, che si registrano in particolare nei periodi di maggiore attività dell’azienda. Galuzzi, inoltre, gioca un importante ruolo anche nell’ambito della cooperazione riguardante la grande distribuzione. In seguito all’adesione della pesarese Alleanza Cooperativa alla Coop Romagna Marche e alla difficoltà occupazionali che si crearono, Galuzzi ha modo di lavorare di concerto con il segretario della Filcams di Ravenna affinché nasca proprio a Pesaro, nell’area dell’ex Montecatini (ormai dismessa e chiusa dalla metà degli anni Ottanta), una delle prime imponenti strutture dedicate alla grande distribuzione come Ipercoop. E ciò avviene non senza frizioni e opposizioni all’interno dello stesso Pci. Se l’esperienza all’Ufficio vertenze termina nel 1979, egli rimane attivo nella Cgil fino al 1989, ricoprendo per un decennio l’incarico di rappresentarla nella commissione regionale dell’Inps. Ha anche modo, inoltre, di lavorare nella Commissione provinciale per la distribuzione degli alloggi popolari presso l’Istituto Autonomo delle Case popolari (Iacp), Dopo il pensionamento continua il suo attivismo nel Sindacato Pensionati e torna a risiedere a Trasanni dove ha modo di dedicarsi anche all’attività agricola. Muore a Urbino il 12 settembre 2018.

Frontalini, Anna
MdM_IT_P_00529 · Personne · 1959 mag. 4 -

Nata a Fano. Nel 1991 Direttrice patronato Inca.

Tornati, Giorgio
MdM_IT_P_00010 · Personne · 1937 nov. 5 -

Giorgio Tornati nasce a Pesaro il 5 novembre 1937.
Consegue la laurea in scienze geologiche presso l'Università di Roma nel luglio 1962.
Nel 1963 partecipa, assieme a Marcello Stefanini e ad altri giovani docenti e studenti, alla costituzione del Circolo politico culturale Antonio Gramsci di Pesaro, che rimarrà attivo fino al 1968.
Al termine del servizio militare (1962-1964) intraprende l'insegnamento di matematica e fisica presso l’Istituto tecnico per geometri di Pesaro, la scuola media annessa al riformatorio minorile di Pesaro, l’Istituto tecnico per ragionieri di Cagli e l’Istituto magistrale di Fano.
A Cagli Tornati conosce Maria Augusta Pecchia, insegnante di letteratura presso lo stesso istituto, che sposa il 9 luglio 1966 e dalla quale avrà due figli, Claudio e Paolo.
Nel 1965 viene eletto consigliere comunale di Pesaro e dal 1968 ricopre l’incarico di assessore ai lavori pubblici, allo sport, all'edilizia pubblica nella giunta presieduta dal sindaco Giorgio De Sabbata.
Nel 1966, eletto segretario della sezione centro del Partito comunista italiano (PCI) di Pesaro, entra a far parte del Comitato federale. È delegato al Congresso nazionale del PCI.
Nel 1970 viene nuovamente eletto consigliere comunale ed è assessore nella giunta presieduta dal sindaco Marcello Stefanini.
Nel dicembre 1972 si dimette dall’insegnamento e dal ruolo di assessore, diventa funzionario del PCI e viene chiamato a far parte della Segreteria regionale fino al 1975 con incarico di responsabile regionale di enti locali e regione. Dal 1975 al 1978 è segretario della Federazione provinciale del PCI di Pesaro e Urbino.
Dal 1978 al 1987 è sindaco di Pesaro.
Fa parte della direzione nazionale dell’ANCI, di cui per alcuni anni ricopre l’incarico di presidente del Comitato regionale.
Dal 1985 è consulente della casa editrice Maggioli, per la quale dal 1990 dirige UMUS, rivista bimestrale sull’organizzazione della cultura nelle istituzioni pubbliche.
Nel 1987 è promotore dell’associazione nazionale Enti locali per la cultura (ELART).
Dal 1987 al 1992 è senatore della Repubblica. Membro della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), viene nominato responsabile del Gruppo comunista. È anche componente della Giunta per gli affari della Comunità Europea.
Nel 1989 fonda l'Associazione Focalis, osservatorio legislativo in materia ambientale, che svolge un’intensa attività fino al 1993.
Nel 1992, terminato il mandato parlamentare, si dimette dalla carica di consigliere comunale ed esce dal Partito democratico della sinistra (PDS).
Dal 1992 al 1998, in qualità di consulente in materia di legislazioni e politiche ambientali, collabora con enti pubblici e società private del settore.
Nel 1994 partecipa alla fondazione dell’Associazione Palomar, nata al fine di favorire l’informazione e il dibattito su questioni culturali, politiche, sociali, economiche, ambientali e istituzionali all’interno della comunità cittadina.
Nel 1996 si iscrive nuovamente al PDS in omaggio al suo amico Marcello Stefanini, morto nel 1994, cui viene dedicata la Sezione Centro di Pesaro.
Nel 1998 costituisce l’associazione Città e cittadini, che tratta problemi politici e istituzionali apertisi nel centrosinistra.
Nel 1999 esce dai DS e si candida come sindaco con la lista I Democratici di Prodi. Viene eletto consigliere comunale, incarico che svolge fino al 2004 in opposizione alla giunta di centro-sinistra.
Nel 2003 svolge l'incarico di direttore dell'Autorità di Ambito Territoriale Ottimale (A.A.T.O) n. 1 Marche Nord - Pesaro e Urbino, in applicazione della legge Galli sull’organizzazione dei gestori delle acque destinate al consumo umano. Nel 2004 è presidente dei Comitati tecnici di gestione dei contratti di servizio per l'affidamento del servizio idrico integrato e di igiene urbana del Comune di Pesaro presso ASPES multiservizi Spa.
Nel 2004 cessa il mandato di consigliere comunale e si ritira dall'attività politica.
Nel 2015 istituisce una borsa di studio indirizzata a studentesse meritevoli iscritte al primo anno di università, in memoria della moglie Maria Augusta Pecchia.

Giannotti, Flaminio
MdM_IT_P_00558 · Personne · [193-?] -

A partire dal 1960, almeno fino al 1968, è direttore provinciale dell'Inca. Nel 1961 è delegato all’Inam in rappresentanza dei lavoratori dell’industria. L’incarico gli viene rinnovato nel 1968. Nel 1969 è eletto nel Comitato direttivo della Camera del lavoro provinciale in occasione del VII Congresso e figura tra i delegati provinciali al Congresso nazionale.

Partito comunista italiano - PCI
MdM_IT_E_00002 · Collectivité · 1921-1991

Partito politico fondato a Livorno nel gennaio 1921 nel corso del 17° congresso del PSI, per iniziativa della corrente di sinistra del partito guidata da Amedeo Bordiga e Antonio Gramsci; assume la denominazione di Partito comunista d'Italia - sezione italiana dell'Internazionale comunista, che viene mantenuta fino al giugno 1943, quando è modificata in Partito comunista italiano. I primi anni furono caratterizzati da una parte dalla sconfitta del movimento operaio e dalla reazione statuale e fascista, dall'altro dal rapido spostarsi del gruppo dirigente, guidato da Bordiga, sulle posizioni dell'ala sinistra dell'Internazionale. Ciò determina il diversificarsi delle posizioni all'interno del partito e la decisione dell'Internazionale di sostituire la direzione bordighiana con un esecutivo che includesse l'opposizione di destra. Protagonista della bolscevizzazione fu Gramsci, che dà avvio a un nuovo corso (sancito dal congresso di Lione, 1926) e consolida la presenza del partito nella società. Con la promulgazione delle "leggi speciali" del governo fascista e l'arresto di Gramsci nel novembre 1926, il PCd'I entra nella clandestinità. Gli anni tra il 1927 e il 1943 segnarono per i militanti la stretta tra la clandestinità e l'esilio, soprattutto in Francia, dove il PCd'I fu presente nella concentrazione antifascista. Nel 1927 la direzione fu di fatto trasferita a Mosca, dove emerge il nuovo gruppo dirigente attorno a Palmiro Togliatti. Il partito torna sulla scena politica nazionale nel 1943, svolgendo un ruolo importante nella lotta contro il nazifascismo. La ridefinizione della linea del partito ha luogo a partire dal ritorno di Togliatti in Italia nel marzo 1944: messa provvisoriamente da parte la pregiudiziale repubblicana, Togliatti indica al partito l'unità antifascista come premessa di un radicamento nella società che sarebbe scaturita dalla liberazione. Dopo la liberazione, il partito partecipa alla ricostruzione economica e politica ed estende la sua influenza nella società attraverso una capillare rete di sezioni territoriali. Ha una cospicua presenza nella maggiore organizzazione sindacale (CGIL) e dispone di un diffuso organo di stampa, il giornale l'Unità. Nel 1946 il Partito viene escluso dal governo: costituì da allora la maggiore forza politica di opposizione. La denuncia dello stalinismo operata da Chrusčëv nel XX congresso del PCUS e l'invasione sovietica dell'Ungheria del 1956 costringono il PCI a un'ampia riflessione sulla propria strategia e sul socialismo realizzato: nell'VIII congresso il partito inizia a prendere le distanze dall'unitarismo di stampo sovietico prevalente nel movimento comunismo mondiale, accentuando sul piano della politica interna gli aspetti democratici e gradualisti già presenti nell'elaborazione togliattiana
Alla morte di Togliatti nel 1964, segue la segreteria di Luigi Longo. Il PCI coglie il successo del 26,9% nelle elezioni del 1968. La stagione delle lotte operaie e il processo di unità sindacale, nonché lo spostamento a sinistra della pubblica opinione, determinano nei primi anni Settanta nuove attenzioni e aspettative verso la politica del PCI , cui il nuovo segretario Enrico Berlinguer rispose con il "compromesso storico" (1973), proposta di collaborazione con le forze cattoliche e socialiste per il rinnovamento del paese. La proposta, dopo le ulteriori affermazioni elettorali del PCI (tra queste, il 34,4% nel 1976), si concretizza dapprima nell'accordo sull'astensione al governo presieduto da Giulio Andreotti, poi sul voto al nuovo monocolore Andreotti, inaugurato nel giorno del rapimento di Aldo Moro (16 marzo 1978). La fase di "solidarietà nazionale" ha termine nel 1979 con la decisione comunista di uscire dalla maggioranza, mentre inizia un trend elettorale negativo. Sul terreno internazionale, l'invasione sovietica dell'Afghānistān nel 1979 e la proclamazione della legge marziale in Polonia nel 1981 segnanoun'ulteriore differenziazione dall'URSS (già nettamente criticato per l'intervento in Cecoslovacchia nel 1968). Nel 1984 muore Berlinguer, cui segue nella carica di segretario generale Alessandro Natta. Il dato elettorale continua ad evidenziare una fase di grave difficoltà con un calo di consensi al 26,6% nel 1987. Anche in seguito al crollo del comunismo nei paesi dell'Est europeo il PCI, sotto la guida di Achille Occhetto avvia una profonda fase di trasformazione, culminata nel 1991 nello scioglimento del partito e nella contestuale costituzione del Partito democratico della sinistra (PDS), mentre l'ala contraria al cambiamento dà vita al Partito della rifondazione comunista.

Didò, Mario
MdM_IT_P_00564 · Personne
Federazione lavoratori costruzioni - Flc
MdM_IT_E_00110 · Collectivité

La Federazione lavoratori costruzioni (Flc) è il sindacato unitario di riferimento per i lavoratori delle aziende del legno, edili e lapidei, costituito a livello nazionale il 3 agosto 1972 con la riunione dei tre consigli generali della Filca, Fillea, Feneal, nell'ambito del processo unitario che portò alla costituzione della Federazione unitaria Cgil Cisl e Uil. Nella provincia di Pesaro e Urbino la Flc si costituisce il 5 maggio 1973. il 14 febbraio 1984 il "Patto di San Valentino" firmato dal governo Craxi, dalla Confindustria, dalla Cisl e dalla Uil, mette sostanzialmente fine alla Federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil e in conseguenza alle articolazioni unitarie di categoria tra cui l'Flc, nella provincia di Pesaro e Urbino l'attività è documentata a fino al 1975.

Tinti, Alfio
MdM_IT_P_00547 · Personne
Neri, Elvio
MdM_IT_P_00576 · Personne · 1939 apr. 2 -

Nato a Pergola da una famiglia di contadini, ha conseguito il diploma di scuola media a Pergola. Inizia la sua attività sindacale, dopo una fase di collaborazione alla Cgil, viene eletto Segretario della Camera del lavoro di Pergola a 20 anni fino a 21 anni quando è andato a fare il militare, occupandosi della Federmezzadri. Al ritorno si reca a Milano dove fa un corso per la vendita di macchine per l'ufficio e rimane fino al 1964. Torna a Pergola su invito di Nino Binotti, insegnate, partigiano, dirigente del Pci e Sindaco di Pergola che gli chiede di candidarsi nelle liste del Pci di Pergola alle elezioni amministrative. Binotti muore durante un comizio dopo le elezioni. Neri si sente investito della responsabilità datagli da Binotti in quanto il più giovane fra gli eletti. Viene nominato capogruppo consigliare del Pci all'opposizione. Torna a lavorare alla Cgil ma deve dimettersi per l'incompatibilità con la carica comunale. Andrà a formare l'alleanza dei contadini e contemporaneamente diventa funzionario del Pci e con le elezioni del 1970 diventa vice sindaco, assessore alla pubblica istruzione di Pergola, contribuisce ad abolire le pluriclassi portando le scuole al capoluogo con tutti i servizi. Nel 1985 viene eletto alle amministrative e diventa consigliere provinciale. Continua a fare il funzionario di partito fino agli anni Novanta. Nel 1992 il presidente della CTF (azienda trasporti merci conto terzi) lo chiama e lo incarica prima come responsabile commerciale poi coordinatore generale fino al 2005. Poi passa alle aziende partecipate della CTF fino al 2012. Viene nominato Presidente della Fondazione XXV Aprile fino al 2018.

MdM_IT_E_00113 · Collectivité · 1960-

La Filcams – Federazione italiana lavoratori commercio, alberghi, mense e servizi – nasce dalla fusione di Filam – Federazione italiana lavoratori degli alberghi e mense – e Filcea – Federazione italiana lavoratori commercio e aggregati.
Le origini della Ficea risalgono alla fine del 1800, con la costituzione delle Società di mutuo soccorso e delle Unioni di miglioramento, che hanno consentito di formalizzare le prime norme contrattuali del settore commerciale. Le Unioni, riunite sotto la Federazione dei commessi, facevano parte della Confederazione nazionale dell’impiego privato che era riuscita a ottenere, nel 1919, il primo decreto nazionale sul contratto di lavoro con il miglioramento delle condizioni dell’ambiente di lavoro, la riduzione dell’orario di lavoro, l’introduzione del riposo festivo settimanale, l’assistenza in caso di malattia e i congedi annuali retribuiti e dando più dignità ai lavoratori.
Nel 1949 è inoltre presente la Federazione italiana lavoratori commercio ausiliari e turismo (Filcat) che riunisce più Categorie con l’intento di razionalizzare le organizzazioni sindacali dopo la scissione del 1948.
La Filam, nata nel 1911, è il primo sindacato nazionale del settore turistico. Ha avuto un importante ruolo nella promozione di scioperi durante il “Biennio rosso”, contribuendo alla conquista di traguardi sindacali quali la firma di contratti provinciali di lavoro e l’introduzione della “percentuale di servizio” che ha sostituito la “mancia”, unica forma di salario fino a quel momento.
Il ventennio fascista porta la fine del libero sindacato in Italia: nel 1925 un accordo tra Confindustria e Corporazioni fasciste priva la CGdL di tutti i diritti di rappresentanza e l’anno successivo il potere di contrattazione fu conferito ai soli sindacati fascisti.
La Confederazione nazionale dell’impiego privato assume una linea politica morbida di gestione quotidiana dei diritti di categoria, la Filam, invece, proclama una lunga serie di scioperi e agitazioni con conseguenti persecuzioni e condanne. Con il crollo del regime i primi Sindacati dei lavoratori del Commercio si ricostituiscono e, terminata la seconda guerra mondiale, si ricostituisce la Federazione dei lavoratori del Commercio, da cui nasce, nel 1946, la Filcea. Nel secondo dopoguerra viene rifondata anche la Filam, a rappresentanza dei lavoratori di alberghi, mense e terme.
Nel 1960 – nell’ambito del VI Congresso della Filcea – i due sindacati, Filam e Filcea, si uniscono nella Filcams per volontà della CGIL che intendeva operare in modo più compatto e proficuo promuovendo unitariamente gli interessi delle due federazioni, i cui datori di lavoro si erano già riuniti nella Confcommercio. Nel 1974, alla Filcams viene accorpata la Filai – Federazione Italiana lavoratori ausiliari impiego e nel 1977 la Federazione italiana agenti rappresentanti viaggiatori e piazzisti (Fiarvep).

Collectivité

La Federazione italiana facchini autotrasportatori e ausiliari - Fifta si costituisce a Rimini nel dicembre 1964 dall'unione del Sindacato nazionale facchini e ausiliari (Snfa) e del Sindacato italiani trasportatori locali (Sitl). Nel 1973 la Fifta confluisce nella Federazione italiana sindacati trasporti (Fist) che diventa la struttura in cui si riuniscono e si unificano i sei sindacati di categoria: Fiai (Federazione Italiana Autoferrotranvieri e Internavigatori); Fifta (Federazione Italiana Facchini Trasportatori ed Ausiliari); Film (Federazione Italiana Lavoratori del Mare); Filp (Federazione Italiana Lavoratori dei Porti); Fipac (Federazione Italiana Personale Aviazione Civile); Sfi (Sindacato Ferrovieri Italiani). Nel 1980 la Fist diventa Filt: Federazione italiana lavoratori dei trasporti.